Venezia, 4 settembre- “Ho voluto cercare un fuoco più stretto e intimo per dare respiro e dignità alla vittima. Il mio film è un racconto di formazione interrotto da un tragico destino”. Così il regista Edoardo Gabbriellini che oggi ha presentato in concorso nella sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia il suo film: La città dei vivi. Liberamente ispirato all’omonimo libro dello scrittore Premio Strega Nicola Lagioia, edito da Einaudi editore, il film ripercorre la tragica vicenda di Luca Varani, 23enne ucciso con una violenza cieca e insensata a Roma la notte tra il 4 e il 5 marzo 2016. Protagonista Emanuele Maria Di Stefano, nel ruolo di Luca Varani, al suo fianco Valerio Mastandrea, Gaia Merlonghi e Simona Senzacqua interpretano rispettivamente il padre, la fidanzata e la madre di Varani.
“Abbiamo relegato i due carnefici a due elementi del destino- precisa il regista-. Abbiamo cercato di trasmettere quell’assurdità di quel delitto e il come lui inspiegabilmente sia finito in quella stanza e poi sia successo quello che è successo”.
“Sono rimasto colpito per il modo in cui Edoardo ha ribaltato la prospettiva rispetto al libro- commenta Nicola Lagioia-.Cambiare il punto di vista non significa cambiare i fatti, ma farli sentire in maniera diversa. Varani lo conosciamo solo perché sappiamo che è stato ammazzato in quel modo lì. Di lui non sappiamo nulla. Dopo l’omicidio è stato detto che se lo era andato a cercare. Una cosa bruttissima. Qui lui viene raccontato nella sua quotidianità. Di questo caso di cronaca mi ha colpito l’efferatezza del delitto, la mancanza di un movente e il fatto che gli assassini si raccontavano come degli impossessati, come se non esistesse il libero arbitrio e come delle vittime. Ho cercato di raccontare questa incomprensibilità. La vita con il suo caos ci viene addosso. Il cinema e la letteratura possono raccontarla in modo diverso rispetto alla cronaca”. E sul titolo La città dei vivi precisa: “Sembra benaugurante, ma se ci pensi se c’è una città di superficie c’è anche una città nascosta e sotterranea. Roma è stata raccontata in mille modi. Dipende da quali corde ti tocca quella città, basta pensare a due film così diversi come La dolce vita e Accattone, entrambi comunque girati nella Capitale”.
Emanuele Maria Di Stefano dice: “Questo film ha grande pudore e umiltà nei confronti di questa storia. Non si concentra sul fatto di cronaca, ma sui momenti di vita di questi ragazzi.
Abbiamo messo in scena l’amore dei genitori e della fidanzata e il dolore che hanno provato a seguito di questa perdita. In questo momento ho tanta rabbia. Più ne parlo e più mi arrabbio. Mi auguro che le persone ragionino sull’importanza e sul valore della vita”. E Valerio Mastandrea aggiunge: “Non speculiamo sulla realtà. Il film ha acceso una luce su delle stanze che il fatto di cronaca non aveva messo in luce. Il cinema e la letteratura servono a questo”.
Mentre l’esordiente Gaia Merlonghi dice: “Questa è stata la mia prima esperienza e è stato tutto davvero molto emozionante. Non ho troppo riflettuto sul personaggio. Non conoscevo questa storia, avevo dieci anni quando è successa. Alla base di questo fatto di cronaca c’è un dolore, ognuno di noi ha un dolore e io sono partita dal mio. Questo film ci fa anche rendere conto di come da un momento all’altro possa cambiare tutto”.
La città dei vivi è una produzione Eagle Pictures, Cinemaundici e Lungta Film con la partecipazione di HBO MAX. Il film è prodotto da Roberto Proia per Eagle Pictures, Olivia Musini per Cinemaundici e Maurizio Piazza e Andrea Calbucci di Lungta Film. Distribuito da Eagle Pictures, La città dei vivi uscirà nelle sale il 1 ottobre e sarà accompagnato da un percorso di proiezioni e incontri rivolti a studenti delle scuole e delle università.

