Venezia, 4 settembre- “La parola remigrazione è un neologismo anche grammaticalmente sbagliato. Un termine che non avrei mai immaginato quando ho fatto trentacinque anni fa il mio film Lamerica. Quale la differenza tra quel tempo e l’oggi? In tutte le emigrazioni c’è la prospettiva di arrivare in un posto migliore. Ora sai che o troverai un fucile puntato o morirai prima e quello che tu hai lasciato addirittura potrebbe essere migliore. Questo è il mondo di oggi che si sta definitivamente imbarbarendo”. A parlare è Gianni Amelio che a Venezia 83 fuori concorso ha presentato il suo ultimo film dal titolo Nessun dolore. Protagonisti sono Davide, interpretato da Alessandro Borghi, e Elsa, interpretata da Valeria Golino. Lui ha la passione per i libri e li vende in una piazza di Roma in una bancarella. Lei è la sua cliente più fedele e gli fornisce i volumi di seconda mano. Qualcosa però un giorno si incrina quando gli viene “consegnato” d’improvviso per strada come un pacco un bambino che viene dal nord Africa e che lo segue in silenzio come un cagnolino.
“Nessun dolore nasce da un bisogno lontano: andare oltre il racconto dell’esodo in Lamerica, un mio film di trent’anni fa, con il finale sospeso su una nave in mezzo all’Adriatico. Quello che sembrava uno sbarco da un paese vicino è diventato il problema dei problemi e in questo chiamo in causa l’attuale presidente degli Stati Uniti che ha dettato anche al resto del mondo un comportamento suicida. Gli Stati Uniti per anni e decenni sono sembrati il simbolo della democrazia e ora sono tutto il contrario”, prosegue Amelio.
E sull’immigrazione precisa: “Ora ci sono gli abitanti del Marocco che scappano dal loro Paese. Ci vuole un Europa che funzioni e che sia coesa. Per l’accoglienza basta il cuore, per l’inserimento serve una politica, diceva Serra, e io aggiungo che deve esserci una politica unitaria europea. Speriamo che l’Europa si svegli”.
E sul fatto che il suo film sia alla Mostra del Cinema fuori concorso dice: “Fuori concorso si sta benissimo, Barbera mi ha tolto un’ansia e poi sono in ottima compagnia. Sono stato in concorso otto volte e tantissime volte in giuria. Essere per la prima volta fuori concorso mi libera da un’ansia che non è nel mio carattere, ma se sei in competizione ti viene per forza. Mi sento liberato. La competizione però ci vuole, il pubblico vuole l’arena e i festival servono affinché lo spettatore vada al cinema. Noi addetti al lavoro non bastiamo servono gli spettatori. I festival servono a portare la gente al cinema. C’è gente che si è alzata all’alba per vedere il red carpet”.
Mentre sulla lettura, tema molto presente nel suo film, afferma: “I libri dovrebbero camminare da soli. È un pio desiderio che i libri si passino di mano in mano come si faceva una volta. Per esempio io regalo molti libri e mi piace passarli. È bello condividere le cose belle. E’ un fatto amaro che in una città come Roma chiudano le bancarelle perché spacciano droga. Sono addolorato di vedere sparire anche le edicole. Ora vendono souvenir e ventagli. In Italia si scrive più di quanto di legge”.
“Mi sono chiesto cosa avrei fatto al posto del mio protagonista- dice Alessandro Borghi-. Il mio personaggio cerca una redenzione e lo fa dando indietro tutto il bene che ha. È un personaggio che non mi somiglia, assolutamente puro e io non lo sono. Gianni mi porta sempre in dei luoghi per me inesplorati. È un film che ci porta a guardare gli altri. Io ho la sindrome di Tourette, quando sono molto stressato mi aumenta e lui mi ha detto: mettila nel film”. E Valeria Golino: “Sognavo di lavorare da anni con Gianni. Ha un punto di vista talmente diverso e potente”. Nel cast anche Valerio Mastandrea.
Infine Amelio conclude: “Non è cambiata l’immigrazione, è cambiato il mondo. C’è un grande inaridimento. Le persone non hanno la forza di condividere sentimenti e pane. Chi ha paura e non esce di casa non incontra nessuno né da amare né da odiare. Quindi andrei al di là dell’enorme problema dell’immigrazione per parlare di un mondo non bello che lasciamo ai nostri figli”.

