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‘Noi, un po’ meglio’ di Daniele Luchetti con Elio Germano e Maria Chiara Giannetta

Roma, 18 ottobre- “Ho scelto di raccontare una storia in cui si potesse desiderare di entrare in empatia e farti desiderare di essere come quei personaggi. Ho cercato di non guardare i personaggi dall’alto in basso, di non renderli infantili per farli essere interessanti. Ho cercato di voler bene a questi personaggi che avremmo potuto essere noi”. Così Daniele Luchetti che in anteprima alla Festa del Cinema di Roma ha presentato il suo nuovo film: ‘Noi, un po’ meglio’, prodotto da Lucky Red in arrivo solo su Netflix il 29 ottobre.

Protagonisti Simone (Elio Germano) e Lucia (Maria Chiara Giannetta), due persone molto diverse: lui un uomo strutturato con un grande senso della famiglia, lei invece è indipendente, allergica alle convenzioni e contraria alla maternità. Nonostante queste differenze l’amore è forte e sebbene i contrasti siano tanti decideranno di provare ad adottare un bambino. Tra psicoterapeute cognitiviste, interpretate da Anna Bonaiuto e Caterina Guzzanti, altre coppie che vorrebbero adottare un bambino (Ilaria Spada e Filippo Nigro), vecchie fidanzate (Dajana Roncione) e madri invadenti (Francesca Romana De Martini) o viceversa completamente assenti, i due avranno un bel da fare.
“Abbiamo cercato di capire che tipo di persona fosse questa donna anche al di fuori della coppia- racconta Maria Chiara Giannetta-. Un personaggio che per il suo non legame con la famiglia di origine mette tutto in discussione. È una ragazza perennemente affaticata nella sua quotidianità e si compensa molto con la fermezza di Simone”. Mentre Elio Germano dice: “Ho avuto il piacere di ricercare il mistero che c’è nell’umanità che è sempre molto complessa. Mi piacerebbe essere come il mio personaggio, ma non sono come lui. Ma i personaggi più li sento distanti più mi permettono di abbandonarmi. Potenzialmente mi sarebbe anche molto piaciuto fare il pompiere”.

E Caterina Guzzanti: “Sono in qualche modo il giudice che deve valutare se queste persone sono adatte ad avere un figlio, qualcosa che in effetti è assurdo. Siamo stati attenti a rendere il mio personaggio accogliente. Dolce a modo suo. Ci sono protocolli molto rigidi per le adozioni dove c’è poco spazio per l’umanità, ma questo personaggio lo fa con tenerezza”.
Luchetti poi raffronta questo film con il precedente ovvero ‘Confidenza’: “Confidenza è stato concepito durante i mesi del Covid, in un momento depressivo e preoccupante, in questo invece ho voluto creare un rapporto di empatia e di amore con lo spettatore e non metterlo in crisi”.
Infine sulla scelta di fare o non fare figli dice: “Fare figli deve essere una scelta libera. Viviamo in un’epoca in cui ci si scambia cultura, visioni, cucine, tecnologie. Non penso sia giusto stare fermi su un modello del passato nel quale le donne facevano otto figli. Fare dei figli viene da un impulso istintivo e non deve esserci un giudizio di valore. Certo quando vai al nord e vedi che tutto funziona, ti rendi conto che noi siamo in un paese che non è ospitale. A due ore di aereo hai milioni di cose da fare per i bambini, è una società più ricca a livello di opportunità”.

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