Roma, 4 novembre- Dal 5 al 15 novembre torna a Roma il MedFilm Festival, giunto alla sua 32ª edizione. Fondato e diretto da Ginella Vocca, il MedFilm è la più longeva manifestazione cinematografica della Capitale e l’unico evento italiano nato con l’intento specifico di esplorare e diffondere il cinema d’accezione euro-mediterranea, mediorientale e da quest’anno subsahariana. Per undici giorni, il festival metterà in relazione film e autori e autrici provenienti dalle diverse sponde del Grande Mare, offrendo al pubblico occasioni di visione e approfondimento attraverso le selezioni ufficiali in Concorso, le sezioni Fuori Concorso, le proiezioni speciali e gli incontri con registe, registi e ospiti. Alla programmazione cinematografica si affiancheranno omaggi, progetti rivolti alle nuove generazioni, attività formative e occasioni di confronto tra gli operatori dell’industria audiovisiva, a conferma dell’impegno del festival nella costruzione di legami culturali e professionali tra le diverse sponde di un Mediterraneo allargato.
Il The Space Cinema Moderno sarà la sede principale delle proiezioni e degli incontri con gli ospiti del festival, ma il programma coinvolgerà anche altre sedi culturali della Capitale.
Sono 67 i titoli complessivamente in programma, divisi tra lungometraggi e cortometraggi, di finzione e documentari e provenienti da 33 Paesi. Di questi, 4 saranno presentati in anteprima mondiale e 38 in anteprima italiana. Il festival accoglierà 50 ospiti nazionali e internazionali, tra registi, attori, produttori e professionisti del settore, che incontreranno il pubblico e la stampa in occasione degli appuntamenti in calendario. Numerosi gli operatori dell’industria audiovisiva che prenderanno parte alle attività professionali del festival, a cominciare dai MedMeetings, giunti alla decima edizione.
Il Premio alla Carriera del MedFilm Festival 2026 sarà conferito al regista palestinese Rashid Masharawi, con la seguente motivazione: «Per raccontare la vita quotidiana a Gaza e la capacità di esistere, di sognare e costruire, attraverso l’arte come forma di resistenza. Mentre le bombe continuano a cadere, il cinema di Rashid Masharawi restituisce spazi di esistenza propria ai suoi personaggi che sanno muoversi con calma e incredibile ironia mentre tutto intorno è caos. Semplicemente, come esseri umani con sogni e desideri. È questa la forza del suo cinema, che attraversa con energia il tempo per quanto tremendo possa essere». Il premio sarà consegnato lunedì 9 novembre al The Space Cinema Moderno, a seguire la proiezione di Citizen Osama di Ahmed Hassouna, prodotto dallo stesso Masharawi e scelto per rappresentare la Palestina nella categoria Miglior film internazionale agli Oscar 2027.
Tre gli appuntamenti speciali di questa edizione. Il primo è l’omaggio Il cinema come memoria e presenza, dedicato a Mohammad Bakri, attore, regista e autore teatrale palestinese scomparso nel 2025. Attraverso quattro lungometraggi e un cortometraggio, il percorso restituisce il ruolo del suo cinema come strumento di testimonianza e memoria collettiva. Jenin, Jenin raccoglie le voci degli abitanti del campo profughi dopo l’assedio del 2002; 1948 è dedicato alle testimonianze della Nakba; Since You Left (Da quando te ne sei andato) assume la forma di un dialogo autobiografico con lo scrittore Emile Habibi. A questi si aggiungono Le Monde, cortometraggio del 2025, e Laila’s Birthday (Il compleanno di Laila) di Rashid Masharawi, con Bakri protagonista. L’omaggio si articola in due appuntamenti, domenica 8 e lunedì 9 novembre; in questa seconda giornata l’evento vedrà la partecipazione dello stesso Masharawi. Il secondo appuntamento rende omaggio a Tony Gatlif, regista franco-algerino di origini rom, già Premio alla carriera del MedFilm Festival 2025, scomparso il 2 settembre 2026. Il festival lo ricorda con Korkoro (Freedom), film del 2009, presentato al MedFilm nel 2010 e risultato vincitore del Premio speciale della Giuria. Ambientata nella Francia occupata durante la Seconda guerra mondiale, l’opera segue una famiglia rom perseguitata dal regime di Vichy. Attraverso la vicenda del piccolo Claude e l’incontro con una comunità in lotta per la propria libertà, Gatlif racconta la persecuzione, la solidarietà e la resistenza di un popolo, in piena coerenza con un cinema che ha spesso posto le identità, la cultura rom e la libertà al centro della propria ricerca poetica.
Il terzo appuntamento, realizzato in collaborazione con WWF Mediterranean Marine Initiative, prevede la presentazione, in anteprima assoluta, del cortometraggio Un solo mare, una sola voce, di Angela Gennaro, nell’ambito dell’incontro Donne della pesca nel Mediterraneo: tra innovazione e leadership dedicato alle donne e al loro ruolo nei processi di innovazione, un’occasione per discutere di leadership e sviluppo sostenibile delle comunità costiere del Mediterraneo.
Ad aprire il festival sarà l’anteprima italiana di Seuls les rebelles di Danielle Arbid, accompagnato a Roma dalla sua regista e sceneggiatrice. Un melodramma appassionante che racconta la relazione sentimentale tra Suzanne e Osmane; uniti nonostante la grande differenza d’età e le condizioni sociali opposte, i due vivono con forza il loro amore in una Beirut attraversata dalla crisi, sfidando convenzioni e pregiudizi. A interpretare Suzanne, la grande attrice e regista palestinese Hiam Abbass. Anche L’Estive di Naël Khleifi e Lisa Debauche, presentato nel Concorso Cineasti del Presente a Locarno e presente qui in anteprima italiana, mette in scena un incontro capace di incrinare un’esistenza isolata: Hana, giovane pastora sulle Alpi francesi, lontana dal Libano natale, è costretta a confrontarsi con il proprio passato dopo l’arrivo di Lisa, una nuova compagna di lavoro; Manal Issa, interprete di Hana, ha ricevuto a Locarno il Pardo per la migliore interpretazione per il suo ruolo nel film. Il regista Naël Khleifi sarà presente per presentare l’opera. Con il suggestivo L’Arabe, Malek Bensmaïl torna alla figura dell’«Arabo» ucciso nel capolavoro Lo straniero di Albert Camus, restituendogli un nome, Moussa, e una storia familiare; il film è un libero adattamento del romanzo Il caso Meursault dello scrittore algerino Kamel Daoud. Route Algéricaine di Rabah Ameur-Zaïmeche, presentato in apertura del FIDMarseille 2026, è invece un avvincente on the road che conduce lo spettatore nel Sahara algerino. Entrambi i film saranno presentati al festival in anteprima italiana.
La famiglia, il territorio e le disuguaglianze sono al centro di altri tre titoli. In Al Baraneya di Ashgan El-Hamus, presentato alle Giornate degli Autori di Venezia, ritratto corale, umanissimo e al femminile, la possibile vendita del terreno familiare, in un villaggio alle porte del Cairo, mette in discussione gli equilibri domestici e apre nuove prospettive. L’attrice Reem Amer sarà ospite del festival per presentare il film. Con Shame and Money, Visar Morina, vincitore del Grand Jury Prize nella competizione World Cinema Dramatic del Sundance Film Festival 2026, segue una famiglia kosovara costretta a trasferirsi a Pristina dopo aver perso la propria fonte di sostentamento. Il difficile confronto con una società iper capitalistica diventa una riflessione cruda e coraggiosa sul denaro e sulla dignità. Salvation di Emin Alper, vincitore dell’Orso d’Argento – Gran Premio della Giuria alla Berlinale 2026, racconta infine una disputa per la terra che riaccende antichi rancori in un villaggio della Turchia orientale, dove le visioni di un uomo alimentano divisioni e tensioni religiose. Il film sarà distribuito prossimamente nelle sale italiane da Wanted.
Fra gli otto titoli in concorso, il festival riserva un rilievo particolare a Soumsoum, la nuit des astres del regista ciadiano Mahamat-Saleh Haroun, che sarà a Roma a presentare la sua opera in anteprima italiana. Ambientato in un remoto villaggio del Ciad, il film restituisce una storia di sorellanza, autodeterminazione e coraggio, intrecciando realismo magico, solidarietà femminile e conflitti generazionali. Con questo titolo, di grande forza visiva e poetica, il festival sceglie di aprire per la prima volta uno spazio esplicito alle cinematografie dell’Africa subsahariana, ampliando ulteriormente il proprio sguardo sul panorama cinematografico del continente.
Nel formato breve, un singolo episodio può aprire uno sguardo inatteso sulla realtà o condensare un conflitto. I sedici film del Concorso internazionale cortometraggi, curato da Alessandro Zoppo, esplorano queste possibilità attraverso storie di relazioni familiari, desideri di emancipazione, guerra e migrazione, tra realismo e sperimentazione.
In To the North di Amer Nasser, un uomo torna nel nord di Gaza durante un cessate il fuoco per rintracciare la sorella e la sua famiglia. In Nafron di Daood Alabdulaa, dopo la caduta di Assad, una donna in cerca del fratello scomparso si aggira come un fantasma tra le rovine di Damasco. What Do the Maknines Dream Of di Sarra Ryma segue due ragazzi algerini davanti alla scelta di attraversare il Mediterraneo. In Porkatal di Sis Gürdal, un bambino cresciuto in carcere con la madre detenuta si adatta alla vita con lo zio e i nonni, sognando di ricongiungersi con lei. Le relazioni familiari sono anche al centro di Patch di Luka Galešić, dove una giovane donna cerca autonomia nella convivenza con la madre, e di Faux Bijoux di Jessy Moussallem, in cui una ragazza accompagna il fratellino a un provino dalle regole ambigue. In A Tenderness di Sabrine Khoury, una giovane madre palestinese ad Amsterdam fatica a legarsi al neonato e ad affrontare le aspettative familiari. Angelo azzurro di Tommaso Acquarone racconta una giornata estiva in cui un quattordicenne scopre l’attrazione e i primi desideri. In Looksmaxxing di Joyce Kuoh Moukouri, un adolescente si isola invece nel suo bagno per ascoltare ossessivamente un influencer machista. La quotidianità si spezza in A Few Things Happening by a River di Daniel Soares, dove una sfida per un video virale si trasforma in una tragedia grottesca. In Khufu di Mahmoud Assi, un ragazzo egiziano deve decidere cosa fare della carcassa del cammello da cui dipende la sua famiglia. On a Quiet Day di Loukia Hadjiyianni segue una madre e una figlia in viaggio in camper a Cipro, tra complicità e questioni irrisolte. In Paradise Garden di Sonia Terrab, una madre single cerca il marito che ha abbandonato la famiglia: la sua firma serve per iscrivere il figlio a scuola dopo lo sgombero della baraccopoli in cui vivono. In Besieged di Kiarash Ardeshirpour, la tentata fuga di una madre da Teheran diventa un thriller mozzafiato. In A Mirage di Hèctor Prats, una donna cerca l’ultimo uomo che ha visto vivo il fratello scomparso da poco, di cui ha ereditato la barca. Infine, In Silence di Amine Lakhnech racconta in chiave visionaria e simbolica il viaggio iniziatico di un bambino tra memorie frammentate e rituali arcaici.

