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E’ morto il maestro dell’eros Tinto Brass

Roma, 5 novembre- Riconosciuto maestro del cinema erotico all’italiana, Tinto Brass è morto ieri a Roma all’età di 93 anni. Regista di film spesso provocatori, capaci di suscitare clamore, scandalo e censure, che hanno contribuito alla demolizione di tabù sociali e cinematografici. Con le sue pellicole di successo, ha reso estremamente popolare l’erotismo e le immagini di attrici come Francesca Dellera, Claudia Koll, Debora Caprioglio, Serena Grandi, Anna Ammirati, oppure rilanciando le carriere di interpreti femminili come Stefania Sandrelli grazie a “La chiave” (1983).

Nato a Milano il 26 marzo 1933 da una famiglia veneziana, il futuro regista si laurea in legge all’Università di Ferrara. Trasferitosi a Parigi con la moglie Carla Cipriani (detta Tinta), è stato archivista alla Cinematheque Française.
Tornato in Italia, Brass lavora come aiuto regista per Alberto Cavalcanti, Roberto Rossellini, Joris Ivens. Esordisce alla regia con un vena anarcoide con il lungometraggio “In capo al mondo” (1963). La sua insofferenza verso il potere e le sue istituzioni non viene apprezzata dai censori dell’epoca che gli impongono tagli.Per tutta risposta Brass cambia solo il titolo (“Chi lavora è perduto”), rendendo ancora più esplicito il messaggio politico-sociale. Fu questa la prima di una serie estenuante di battaglie che Brass ha nel tempo dovuto affrontare contro la censura per affermare la propria visione anticonformista e libertaria.

L’anno successivo firma due episodi del film La mia signora, con Silvana Mangano e Alberto Sordi.
Nel 1967 gira Col cuore in gola, thriller pop, interpretato da Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin. Primo film della triade di pellicole ambientate a Londra, realizzato con la speciale consulenza grafica di Guido Crepax. Accompagnato dalla colonna sonora di Armando Trovajoli, Col cuore in gola è la storia del breve, ma fatale incontro fra un attore francese che si imbatte in una giovane donna in stato di choc trovata di fronte al cadavere di un uomo.

Nel 1969 dirige L’urlo, un film che, in chiave surrealista, si pone in trasgressiva polemica contro la sua epoca e per questo viene a lungo vietato dalla censura anche se apprezzato dalla critica, tanto da ricevere una candidatura nel 1970 all’Orso d’oro del Festival di Berlino. In seguito dirige Salon Kitty (1975) e l’adattamento cinematografico di Caligola (1976) che rimane uno dei suoi film più famosi.

Numerosi saranno poi i film di genere erotico firmati da Tinto Brass, il più famoso dei quali è “La chiave” (1983), libero adattamento di un romanzo di Tanizaki Junichiro.
Da lì in poi il regista si è concentrato sul percorso di liberazione sessuale di personaggi femminili sempre più disinibiti. Tra i titoli: “Miranda” (1985), “Capriccio” (1987), “Paprika” (1998), “Monella” (1998), “Così fan tutte” (1992) e “L’uomo che guarda” (1994), liberamente tratto da un romanzo di Alberto Moravia.

All’ultima Mostra di Venezia Tinto Brass ha ricevuto il Premio Pietro Bianchi del Sindacato Giornalisti Cinematografici in quanto “maestro di un cinema radicalmente libero, visionario e anticipatore, capace di attraversare i generi e le epoche con la forza di uno sguardo sempre irriverente, anticonformista e profondamente vitale”. Brass “ha saputo reinventare il linguaggio cinematografico con il gusto del cinema d’autore e, insieme, l’istinto del grande sperimentatore. Un protagonista unico del cinema italiano che ha osato guardare oltre le regole dello sguardo per inventarsi l’immaginario di un cinema siglato da provocazioni culturali che hanno segnato la storia del costume e dello spettacolo”.

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