HomeARTICOLIVillerupt 2026 rende omaggio a Monica Vitti

Villerupt 2026 rende omaggio a Monica Vitti

Villerupt, 17 ottobre- La 49ª edizione del Festival di Villerupt, uno degli appuntamenti più longevi e prestigiosi dedicati al cinema nazionale all’estero, si apre il 23 ottobre e sceglie insieme un volto e un tema: il volto è quello di Monica Vitti, il tema è la figura del padre nel cinema italiano. Li tiene uniti il poster sfolgorante firmato dall’artista Caroline Labadie, in arte Sentenza. Da una parte una bicicletta contro una staccionata, il padre abbattuto di Ladri di biciclette; dall’altra una marionetta, il padre che “ripara” la figlia in Il tempo che ci vuole. In mezzo, Monica Vitti: la donna che sta tra due idee di paternità, l’autorità di ieri e la fragilità di oggi. È la sua interpretazione ne Il deserto rosso a fare da cerniera.

Intorno a quest’asse si dispongono 60 film in cinque Sezioni principali, a illuminare una città di frontiera che porta il cinema italiano in Lorena fin dal 1976, quando un gruppetto di giovani cinefili, in una Villerupt segnata dall’immigrazione italiana, organizzò la prima settimana di film in lingua originale.
Dodici film, tre dei quali opere prime: Tienimi presente di Alberto Palmiero, Cattiva strada di Davide Angiuli e Le bambine di Valentina e Nicole Bertani. In prima internazionale Antartica – quasi una fiaba, Cattiva strada e È un mondo difficile di Federico Mottica; in anteprima Criature, La gioia e Brunello di Tornatore.
In programma anche: Criature di Cécile Allegra; Gli occhi degli altri di Andrea De Sica; La gioia di Nicolangelo Gelormini; Armony di Dario Albertini; Il fuoco che ti porti dentro, Edoardo De Angelis; Le bambine di Valentina Bertani e Nicole Bertan e Idda di Irene Dionisio.

Dieci film fuori concorso, due dei quali sulla memoria e sullo spostamento: Il treno dei bambini racconta i bambini del Sud accolti nel 1946 da famiglie del Nord; Temps nouveaux è un’opera-documentario girata a Villerupt, sui minatori italiani degli anni Sessanta e sui loro discendenti: la storia da cui nasce il festival. Gli altri titoli attraversano generi e toni: la commedia di Pif su fede e pasticceria (Che Dio perdona a tutti), il gioco della verità in tv di Fuori la verità, la favola contemporanea di Gianni Amelio (Nessun dolore), il melodramma di Muccino (Le cose non dette), le emozioni che trasformano il corpo di una giovane attrice in Giorni felici di Susanna Nicchiarelli, l’omaggio al cinema di serie B di Il grande Boccia, il padre colpito da Alzheimer precoce di Per te e, in prima internazionale, Il profilo dell’altra di Francesco Bruni.

Uno sguardo molto articolato sul cinema italiano recente, che include il successo popolare di Buen camino (oltre 8 milioni di spettatori in Italia); gli autori — Virzì, Di Costanzo, Di Stefano, Salvatores, Milani —; il fantastico di Strippoli; l’esordio di Greta Scarano, premiata con l’Amilcar della Giuria 2025; il documentario Il Paese; il ritratto musicale di Rosa Balistreri in L’amore che ho; la storia incrociata di due donne in Amata; Tre ciotole, dal romanzo omonimo di Michela Murgia; e, sabato 31 ottobre alle 22.30 a L’Arche Cinéma, il classico Profondo rosso di Dario Argento.
Il percorso tematico «Mio padre, questo eroe…(?)» attraversa un secolo di mutamenti sociali in quindici film, dal 1948 al 2024: dal padre come pilastro di autorità e dignità nell’Italia del dopoguerra, evocato dalla ferita morale di Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, alla crisi del modello patriarcale e alla contestazione generazionale degli anni Settanta di Padre padrone dei fratelli Taviani; dalla dimensione affettiva, sacrificale e memoriale di Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore e La vita è bella di Roberto Benigni, fino alla vulnerabilità introspettiva dei padri contemporanei raccontata da Francesca Comencini in Il tempo che ci vuole.

Per l’omaggio a Monica Vitti sono sei titoli: tre dei quali rientrano nella «tetralogia dell’incomunicabilità» di Antonioni, oltre alla commedia a episodi in cui Risi le affida dodici personaggi e all’esplosivo “dramma” sentimentale di Scola. Infine il documentario Dolce Vitti, ritratto che dà voce e testimonianza a chi l’ha diretta e conosciuta: Ettore Scola, Michelangelo Antonioni, Luigi Comencini, Claudia Cardinale, Dino Risi, Mario Monicelli, Irene Bignardi. Questi i titoli: L’avventura (1960), Michelangelo Antonioni; L’eclisse (1962), Michelangelo Antonioni; Il deserto rosso (1964), Michelangelo Antonioni; Dramma della gelosia (1970), Ettore Scola; Noi donne siamo fatte così (1971), Dino Risi e Dolce Vitti (2014), Emmanuel Barnault — documentario con Ettore Scola, Irene Bignardi, Claudia Cardinale

Must Read