HomeARTICOLIPark Chan-wook presidente della giuria di Cannes 79

Park Chan-wook presidente della giuria di Cannes 79

Cannes, 26 febbraio- Sarà il regista sudcoreano Park Chan-wook a presiedere la Giuria del 79esimo Festival di Cannes, in programma dal 12 al 23 maggio. Acclamato lo scorso anno sulla Croisette per il suo ‘No Other Choice’, il popolare cineasta è il primo coreano a ricoprire questo ruolo, che eredità dall’attrice francese Juliette Binoche. La giuria da lui presieduta assegnerà la Palma d’Oro, il riconoscimento più prestigioso del festival.

Molti dei dodici film firmati da Park Chan-wook sono stati presentati a Cannes, spesso portando premi prestigiosi, a partire dal Gran Premio della Giuria assegnato dal Presidente Quentin Tarantino nel 2004 a Old Boy, film diventato un cult generazionale, per arrivare al premio della Giuria nel 2009 a Thirst e quello per la regia nel 2022 per Decision to Leave. Insomma, un legame speciale tra il regista e il festival francese. E anche con la Corea, ricordiamo che Bong Joon-ho ha vinto la prima Palma d’Oro coreana, assegnata dalla giuria presieduta da Alejandro González Iñárritu nel 2019 a Parasite, diventando poi il primo regista coreano a trionfare agli Oscar come miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior film internazionale.

“L’inventiva, la maestria visiva e la propensione di Park Chan-wook a catturare i molteplici impulsi di donne e uomini con strani destini hanno regalato al cinema contemporaneo momenti davvero memorabili”, hanno dichiarato la Presidente del Festival Iris Knobloch e il Direttore Thierry Frémaux. “Siamo lieti di celebrare il suo immenso talento e, più in generale, il cinema di un paese profondamente impegnato a mettere in discussione il nostro tempo”.
Commentando la nomina, Park ha dichiarato: “Il cinema è buio affinché possiamo vedere la luce. Ci chiudiamo in sala perché le nostre anime possano essere liberate attraverso la finestra del film”. Ha poi aggiunto con entusiasmo: “Essere immerso nella visione dei film e poi confrontarmi con gli altri membri della giuria in quella che definirei una doppia, volontaria reclusione è qualcosa che attendo con grande trepidazione”. Riferendosi alle tensioni geopolitiche contemporanee, il regista ha infine sottolineato il valore collettivo dell’esperienza cinematografica: “In un’epoca segnata da divisioni e conflitti, il semplice atto di riunirsi in una sala per condividere la visione di un film, con respiri e battiti che si sincronizzano, rappresenta un’espressione universale e profondamente toccante di solidarietà”.

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