HomeARTICOLIAd Alice, Gassmann e Giuggioli in 'Figli perduti' sulla comunità Kayròs

Ad Alice, Gassmann e Giuggioli in ‘Figli perduti’ sulla comunità Kayròs

Roma, 21 ottobre- “É un film maleducato che parla di educazione. É una delle prime volte che i giovani vengono raccontati dai giovani. Perché spesso siamo maleducati e arroganti. Ma si racconta anche l’amore, vissuto a vent’anni, che è qualcosa di esistenziale, qualcosa che brucia. Spero che i ragazzi guardandolo possano ritrovare il fuoco che si ha a 30 anni”. A parlare è l’attore Matteo Oscar Giuggioli (già acclamato grazie alla serie sulla leggendaria storia degli 883, ruolo che gli valse il David Rivelazioni Italiane e il Nastro d’Argento Grandi Serie) protagonista di Figli perduti, lungometraggio d’esordio di Lorenzo Maria Chierici, presentato nella sezione Panorama Italia ad Alice nella Città e prossimamente nelle sale con Medusa. Al suo fianco vi è Alessandro Gassman, qui nei panni di Don Claudio Burgio, fondatore della comunità Kayròs nel lontano 2000. Un luogo che accoglie i ragazzi con procedimenti penali, provvedimenti amministrativi e civili in atto, con il fine di reinserirli nella società. La storia è vera: Daniel Zaccaro (Giuggioli) è un ragazzo cresciuto a Quarto Oggiaro, che di carceri ne ha conosciute tante dal Bicocca al Beccaria, dai Fornelli a Pratello e che ora sogna di avere una vita normale senza farsi “mangiare dalla rabbia”. Deciderà di entrare nella comunità Kairòs, scegliendo speranza e responsabilità. Lì scoprirà l’importanza della formazione, si laurea in Scienze dell’Educazione e diventerà poi educatore nella stessa comunità. “Io e Daniel ci conosciamo da tanto tempo- racconta il regista-.Mi portò a cenare dentro la comunità e lì ho visto qualcosa di incredibile: una famiglia. Daniel mi disse che poteva fidarsi di me e mi ha raccontato la sua storia che ho trovato fortissima. Ho cercato di raccontare la sua storia in modo spontaneo e graffiante”.

E Giuggioli dice: “Anche io conosco Daniel da tanti anni. Ci siamo aperti insieme piano piano. Non volevo rubargli nulla. Oggi posso dire di aver raccontato la storia di un mio amico: una storia bellissima di coraggio e di un ragazzo che decide di non essere più vittima del suo passato, ma di voler scrivere lui la sua storia. Una storia di seconde, terze, quarte possibilità, che sono necessarie così come è necessario anche deluderle. Ma se caparbiamente continui a volerle, poi la gente te le ridà”. E Alessandro Gassman, da sempre impegnato nel sostenere i giovani registi e le opere prime, dice: “Questo è un film scritto, diretto, interpretato e fotografato da ventenni. Qualcosa di importante per il cinema italiano. Non sapevo nulla di questa comunità, poi mi sono documentato dopo aver letto la bella sceneggiatura e ho conosciuto don Claudio Burgio. Penso che quello che viene fatto lì sia davvero rilevante. É importante che il cinema parli di queste realtà. Don Burgio è uno che non racconta frottole, ma ti fa fare un percorso faticoso che è l’unico modo per cercare di trovare una soluzione”. E infine: “Tra la nostra e la generazione dei giovani c’è poca comunicazione. Manca l’attenzione e l’ascolto oggi nelle famiglie e nella società. C’è grande disinformazione e si dicono tante banalità. Questo accade anche in questi giorni, nei quali ci sono manifestazioni importanti. I più deboli sono quelli che sono stati ascoltati di meno. Io ce l’ho molto soprattutto con i genitori di queste persone”.

Nel cast anche Andrea Dodero, Giaime Mula e Malich Cissé. Il film è prodotto da Luca Bernabei, Pier Francesco Aiello e Fabrizio Cecioni. Una produzione: Ohana Production, PFA, Are Films.

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