Roma, 17 ottobre- “Föa nasce da una ferita che la storia non è mai riuscita davvero a rimarginare”. Così Paolo Sorrentino per la prima volta nelle vesti di produttore (con la sua neonata società Numero 10) del lungometraggio d’esordio di Margherita Ferrari dal titolo ‘Föa – C’era una volta il futuro’. Presentato in anteprima ad Alice nella Città il film, che uscirà nelle sale prossimamente con PiperFilm, è ambientato a Genova esattamente il 20 luglio del 2001 durante le manifestazioni contro il vertice del G8. Nicole (Gaia Ravina per la prima volta protagonista), una giovane ragazza incinta quel giorno apre incautamente la porta ad alcuni manifestanti tra loro c’è una ragazza di nome Irene (Clara Tramontano).
“Il mio non è un film che ricostruisce storicamente e nei dettagli quell’evento- racconta la regista- Abbiamo avuto un approccio emotivo nei confronti di questo evento e abbiamo ricercato le tracce che ha lasciato. La regia ha a che fare con una libera associazione di immagini. Non sono dunque partita da quella ferita, ma ho realizzato un collegamento tra quei giorni e oggi”.
Un film che nasce da un cortometraggio con il quale la regista si era diplomata al Centro Sperimentale. “Si sono evoluti tanti temi da allora. A livello creativo era rimasta aperta una porta. Nel cortometraggio ci siamo resi conto che la storia della ragazza incinta aveva bisogno di essere sviluppata maggiormente”.
Da un lato la tragica morte di Carlo Giuliani, dall’altro la nascita di un bambino, da un lato un racconto intimo, dall’altro una dimensione collettiva. “Non ho pensato di farlo a tavolino dall’inizio, è stato un punto di arrivo. Volevo mettere in una conflittuale relazione questi due poli opposti e intrappolare nella stessa casa queste due ragazze così diverse che man mano conoscendosi scoprono una serie di connessioni”.
E sul G8 dice: “Sono partita dal negativo ciò da cosa non volevo raccontare. Sono di Genova, durante quei giorni ero molto piccola, ma ho avuto una curiosità e una memoria personale. Ricordo le finestre che andavano tenute chiuse mentre fuori stava accadendo qualcosa di grande, e anche i fumi e i rumori. Intorno a me ho sempre respirato molto non detto riguardo quei giorni”.
Sull’impegno politico dei giovani oggi Clara Tramontano dice: “Oggi con Internet c’è una sorta di apatia forzata e una difficoltà maggiore nello stare insieme anche perché non è più necessario. I punti di ritrovo sono sempre meno e qualsiasi centro, sociale o di aggregazione, chiude. Non dobbiamo però solo lamentarci che ci vengano tolti questi spazi, bisogna anche lottare per riprenderseli”. Mentre Gaia Ravina racconta: “Il mio personaggio non vive attivamente quello che succede fuori, ma lo vive dentro una casa. È un tema molto attuale perché ora con i social spesso conosci tutto. Ti informi, ma poi concretamente non si fa nulla per cambiare le cose. Il film lascia anche molte domande su quello che succederà nel futuro”.
Infine Margherita Ferrari conclude: “Oggi qualcosa si sta risvegliando. Ma c’è un’enorme paura del futuro e una sensazione di impotenza sulle grandi questioni del mondo. Questo film vuole ricordare l’urgenza di porsi certe questioni. Ho declinato questa domanda su quel che succede quando non riusciamo a immaginare il futuro in due contesti molto diversi tra loro”.

