Roma, 29 gennaio- “Volevo da tanto fare un film comico, che è una delle cose più difficili al mondo. Qui ho raccontato una mascolinità tenera e un po’ ingenua. Sono quattro persone che non ce l’hanno fatta perché magari privi di talento, ma che vivono serenamente la loro amicizia, il loro territorio e la loro storia. Serviva un cambio di passo. Mi sono detto che se riuscivo ad affrontare un film come Cento domeniche avrei anche avuto la forza di fare un film comico.
Così Antonio Albanese alla presentazione di ‘Lavoreremo da grandi’, film da lui diretto, scritto (insieme a Piero Guerrera) e interpretato, in uscita il 5 febbraio con PiperFilm. Protagonisti un gruppo di amici di vecchia data che nella provincia, sulle sponde del lago d’Orta, passeranno tutti insieme una notte di follia e piena di colpi di scena. Albanese è Umberto, un musicista fallito con già due separazioni alle spalle e un figlio che entra e esce dal carcere di continuo (l’esordiente Niccolò Ferrero, definito da Albanese: “un giovane Alain Delon”). I suoi due amici sonno: Beppe (Giuseppe Battiston), un idraulico che non ha mai avuto una ragazza e con una madre molto invadente (Rita Ivana Giacchetti) e Gigi (Nicola Rignanese), diseredato dalla zia che ha donato tutto alla Chiesa, ora girovaga per il lago ubriaco e con una parrucca in testa. Nel cast anche Francesco Brandi, Marianna Folli e Claudia Stecher.
Un racconto di provincia, un po’ come quella raccontata da Carlo Mazzacurati. “È stato un mio maestro. Ogni volta mi commuovo quando parlo di lui. Con lui ho fatto il mio primo film. C’è quell’umanità e quella provincia che lui conosceva e che io ho amato molto e che anche io conosco bene perché ho un’estrazione operaia. Nel suo cinema è fondamentale l’umanità. Cento domeniche l’ho girato nel paesino dove sono nato, all’interno di una comunità che conosco bene in provincia di Lecco. Volevo raccontare un operaio e io lo sono stato e avevo per questo bisogno di quella verità. Qui è un caso che abbiamo scelto il lago d’Orta. Ci trovavamo lì quando abbiamo scritto il soggetto e quindi abbiamo individuato lì le strade, i luoghi e le piazze con l’aiuto della produzione (Palomar e PiperFilm, ndr). Una storia come questa in provincia si esalta, in città si disperde. Vivo in una città, Milano, che mi piace molto e ci girerò sicuramente un film. Io arrivo dalla provincia però e questa mi appartiene e la amo profondamente”.
E sul tema del lavoro, da lui affrontato in tanti film, dice: “Ho trattato in mille modi il tema del lavoro. Da un lontano spettacolo Giù al nord, scritto con Michele Serra, nel 1997 al film di Amelio, L’intrepido. Il lavoro per me è importante perché è la base di tutto. Ho sempre dovuto lavorare fin da adolescente. Indirettamente i miei film e i miei personaggi parlano tutti di questo tema, ma qui non mi volevo concentrare su questo. Ho spesso anche parlato di illegalità e di mafia. Il titolo viene da una mia battuta che dà comunque speranza: lavoreremo da grandi. È un po’ come dire che ci sarà tempo poi per realizzare le cose”.
Infine sul successo di Zalone, Albanese commenta: “Merita quasi un busto al Quirinale. Ha sostenuto il cinema e ha rallegrato l’animo di tutti gli esercenti. Io amo la sala cinematografica e ultimamente a Milano sono uscito per andare al cinema, ma non ci sono riuscito perché ben tre cinema erano tutti pieni. Non ho visto nessun film, ma sono stato contento per la gioia di vedere tutta quella gente in sala. È bello andare al cinema, raggiungerlo, è un po’ come mangiare la pizza, ti piace sempre”.

