domenica, 29 Gennaio 2023

Protagonista di Forever Young accusato di stupro. La regista Valeria Bruni Tedeschi: “Linciaggio mediatico”

Protagonista di Forever Young accusato di stupro. La regista Valeria Bruni Tedeschi: “Linciaggio mediatico”

Roma, 25 novembre- “È una giornata molto difficile anche perché questo linciaggio mediatico sporca la comunicazione intorno al film”. Così Valeria Bruni Tedeschi alla presentazione del suo nuovo film Forever Young- Les Amandiers, in uscita il primo dicembre con Lucky Red, che vede protagonista l’attore francese Sofiane Bennacer, il suo attuale compagno, accusato questa mattina (proprio nella Giornata contro la violenza sulle donne) sul quotidiano Libération di stupro e violenza.

“Sono stata io stessa vittima di abusi durante la mia infanzia e conosco il dolore di non essere stata presa sul serio. Ciò non mi impedisce tuttavia di essere sbalordita, leggendo il quotidiano Libération, di vedere il trattamento riservato a un giovane uomo oggetto di un’indagine penale in corso, senza alcun rispetto per le persone che stanno lavorando su questa indagine, né per il principio di presunzione di innocenza”, dice l’attrice/regista leggendo una lunga dichiarazione appena rilasciata all’agenzia France Press.

Poi prosegue parlando del film, che era stato presentato in concorso allo scorso Festival di Cannes, e che tra poco uscirà nelle nostre sale. La storia è autobiografica e si svolge in Francia nel 1986 e è incentrata su un gruppo di ragazzi nel pieno della propria esplosiva giovinezza entrati nella prestigiosa scuola teatrale Les amandiers creata da Patrice Chéreau (Louis Garrel) e Pierre Romans (Micha Lescot). Lanciati a piena velocità nelle proprie passioni, vivranno insieme l’entusiasmo, le paure, gli amori, ma anche le loro prime grandi tragedie.

Scritto insieme alle co-sceneggiatrici, Noémie Lvovsky e Agnès De Sacy, e nato da un’idea del suo amico Thierry De Peretti: “All’inizio non volevo dargli retta, poi per fortuna ho deciso di seguirlo. Quella scuola è stata un capitolo fondamentale della mia vita. Le persone che ho incontrato lì e le esperienze che ho vissuto hanno lasciato in me un’impronta profonda. Mi hanno insegnato a non recitare, ma ad essere. Gli attori sono come degli strumenti musicali. E come un pianoforte devi imparare ad aprirli. Anche a proteggerli. In questa società, che si basa purtroppo sull’ipocrisia, ho imparato a modulare il mio strumento”.
Sullo spettro dell’Aids presente nel suo film: “Volevo raccontare questa cosa che tutti andavano con tutti e la paura di questa malattia nel quotidiano. Ogni giorno facevamo test. Volevo raccontare questo slancio di vita e al contempo la paura della morte, eros e thanatos, due forze entrambe presenti nel film”.

Infine sul suo lavoro che varia tra attrice e regista conclude: “Amo fare l’attrice, ma ormai per me è un po’ come andare in vacanza. Anche quando interpreto dei ruoli dolorosi. Preferisco fare dei film e osservare gli altri. Mi fa sentire più gioiosa. Anche se fare film è una grande responsabilità”.

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