mercoledì, 1 Febbraio 2023

Pietro Marcello con ‘L’envol’, senza il sogno non c’è vita

Pietro Marcello con ‘L’envol’, senza il sogno non c’è vita

Roma, 11 gennaio 2023- “Senza l’utopia e senza il sogno non c’è vita”. Parola di Pietro Marcello, che dopo Martin Eden (2019) tratto dall’omonimo romanzo di Jack London, porta in sala il suo secondo lungometraggio di finzione: Le vele scarlatte (L’envol). Ispirato al libro dello scrittore russo del XX secolo, socialista rivoluzionario, Aleksandr Grin e presentato allo scorso Festival di Cannes in apertura della Quinzaine des Réalisateurs, il film uscirà al cinema il 12 gennaio distribuito da 01 distribution.

Nel cast Juliette Jouan per la prima volta sul grande schermo (trovata in Normandia dopo mille provini con attrici note e meno note), Raphael Thiéry, Noémie Lvovsky, Louis Garrel e Yolande Moreau. Il regista riadatta il libro di Grin, coadiuvato dagli sceneggiatori Maurizio Braucci e Maud Ameline, e si prende tante libertà: al posto della Russia, la Francia, per la precisione la Piccardia, e anche altri temi rispetto all’ originale come il femminicidio.

Juliette (Juliette Jouan), giovane orfana di madre, vive con il padre, Raphaël (Raphael Thiéry), un soldato sopravvissuto alla prima guerra mondiale. Appassionata di musica e di canto, Juliette ha uno spirito solitario. Un giorno, lungo la riva di un fiume, incontra una maga che le predice che delle vele scarlatte arriveranno per portarla via dal suo villaggio. Juliette non smetterà mai di credere nella profezia.
“Con il Covid in Francia mi sono imbattuto in questo romanzo e mi sono innamorato di questa storia-racconta il regista-. Ho voluto fare un film semplice, non complesso, trasponendo la storia di Grin. Ha l’apparenza del film storico, ma in fondo è un instant movie”. E sull’ambientazione: “Ho girato in Piccardia, una regione povera della Francia e paludosa simile a quella di Bella e perduta (ndr. Doc diretto da Pietro Marcello nel 2015)”.

Il film si focalizza molto sul rapporto padre e figlia. “Lei diventa un’ebanista e intraprende il lavoro di suo padre. La madre muore, ed è il padre a prendersi cura della bambina. Questo rapporto mi interessava in sé, e ancor più nel momento in cui si spezza. Lui muore e lei diventa una donna indipendente. Ora, nel romanzo, lei passa da un uomo, il padre, ad un altro uomo, il giovane avventuriero che entra nella sua vita come un principe azzurro. Nel film le cose vanno in maniera diversa. Un uomo arriva. È un aviatore. Ma non è il principe azzurro. Jean (Louis Garrel) rappresenta per me l’uomo moderno. Tutto diverso da Raphaël, che è una roccia antica. Jean è un uomo fragile, instabile – come tanti uomini di oggi – non sa qual è il suo posto nel mondo moderno. Ama il gioco, è uno scavezzacollo. Juliette non si lascia salvare da lui, come una damigella in pericolo. Al contrario, è lei a prendere l’iniziativa, a baciarlo, a curarlo, e infine a lasciarlo andar via”.

Grande importanza nel film anche le ottime musiche di Gabriel Yared. “I francesi sul suono hanno una marcia in più. Hanno fatto una politica del suono con la Nouvelle Vague, della presa diretta. Noi veniamo invece dal doppiaggio. Gabriel Yared ha accompagnato il progetto fin dall’inizio e mi è stato vicino. È un uomo straordinario, un grande compositore contemporaneo con il quale ho condiviso tutto ed è stato una delle guide più importanti di questo lavoro, un vero riferimento. Grazie a lui ho imparato tante cose e posso solo ringraziarlo per tutto quello che ha saputo dare a me e al film. Come ingegnere del suono ho avuto Erwan Kerzanet, un mio caro amico, un ingegnere del suono straordinario”.

Infine conclude: “Ho fatto di tutto per fare un film non francese, ma è completamente francese. Per la sua anima si sarebbe potuto girare benissimo nel beneventano o in Calabria. Il film si conclude con l’adattamento della poesia di Louise Michel L’Hirondelle, che non era prevista nella sceneggiatura. Abbiamo trovato quella raccolta di poesie per caso, nella fattoria scelta come set della «corte dei miracoli». Finire con l’Hirondelle mi è sembrato perfetto per Le vele scarlatte. E grazie a Juliette è diventata una canzone che chiude i titoli di coda”.

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