domenica, 29 Gennaio 2023

Genovese, un altro film sulle seconde possibilità

Genovese, un altro film sulle seconde possibilità
Photo Credit To Maria Marin

Roma, 23 gennaio 2023- Vivi o morti? Quattro “walking dead” si aggirano sospesi tra la vita e la morte in una Roma notturna: Napoleone (Valerio Mastandrea), un motivatore infelice, Arianna (Margherita Buy), una poliziotta che ha perso sua figlia, Emilia (Sara Serraiocco), una ex ginnasta ora sulla sedia a rotelle, e Daniele (Gabriele Cristini) un ragazzino divenuto influencer per la sua capacità di mangiare quaranta ciambelle senza mai fermarsi. Sono tutte persone infelici, che hanno toccato il fondo. Un uomo misterioso, interpretato da Toni Servillo, proverà a farli rinnamorare della vita. Per riuscire nello scopo avrà solo una settimana di tempo.

È questa la storia del nuovo film di Paolo Genovese che dopo Perfetti Sconosciuti e The Place torna con un altro film sulle seconde possibilità adattando il suo romanzo Il primo giorno della mia vita (Einaudi, 2018). Stesso titolo anche per il lungometraggio in uscita nelle sale il 26 gennaio distribuito da Medusa. “Ho un’ossessione per le seconde possibilità che ti possono portare altrove- dice il regista-. Sicuramente tra tutti i miei film esiste questo filo rosso che li collega. Penso a Immaturi sul ritorno ai banchi di scuola, ma anche Una famiglia perfetta. D’altronde la vita è piena di ‘se’ e penso che chiunque abbia fantasticato di prendere un bivio diverso”.

L’idea comunque è nata dopo aver visto il documentario The bridge di Eric Steel, regista che aveva messo una telecamera sul Golden Gate a San Francisco (il ponte con il maggior numero di suicidi al mondo) per riprendere le persone che si buttavano giù. “Lui è andato ad intervistare quelle sopravvissute e tutte hanno confessato che nei sette secondi della caduta, prima di precipitare nel fiume, si erano pentiti e avevano desiderato di tornare indietro. Questa suggestione mi ha fatto venire voglia di fare questo film. Mi sono chiesto: come ci si salva nella vita? Come può essere evitata una scelta così estrema? Spesso non si pensa alle conseguenze di certe decisioni e c’è bisogno di qualcuno che ci faccia riflettere. È comunque un film diverso rispetto a The Place perché, anche se i personaggi sono fantastici, il concetto è reale”, racconta Genovese.

E sul concetto reale, ovvero il suicidio, tema ben poco affrontato al cinema, Margherita Buy dice: “È un tema scomodo e poco raccontato perché viviamo in una società cattolica. È un tabù. Io penso invece che sia molto importante parlarne. Io qui interpreto una poliziotta piena di rabbia e dolore, una donna dura che perde sua figlia per una casualità e questa penso sia la cosa peggiore che possa accaderti nella vita”. E Toni Servillo: “Il mio è un personaggio dalle caratteristiche ultraterrene, ma allo stesso tempo molto terreno. Si dice che la vita è ciò che ti accade mentre ti stai occupando di altro. Ecco, il mio personaggio sgombra un po’ il campo e riporta tutti verso una solitudine sana, mettendoli in contatto con le loro parti più profonde”.

Nel cast oltre ai già citati Valerio Mastandrea (“Il mio personaggio è quello più buio di tutti”) e Sara Serraiocco (“Sono una ragazza cresciuta nel mondo della ginnastica artistica, un ambiente che ci vuole sempre perfetti e primi”), anche Elena Lietti, Giorgio Tirabassi, Lino Guanciale e Vittoria Puccini.
Da New York a Roma. Come mai questo cambio di ambientazione rispetto al romanzo? Colpa della pandemia? “La pandemia c’entra- risponde il regista-. In realtà appunto doveva essere ambientata nella Grande Mela. Avevamo talmente però voglia di raccontare questa storia che, bloccati dal Covid, abbiamo deciso di farla comunque spostandola da Manhattan Bridge a Ponte Sisto. L’hotel si trova vicino alla Stazione Termini e l’interno è stato ricostruito dentro un palazzo abbandonato che sta a Via Sallustiana. Comunque per dare a una storia un respiro internazionale non c’è bisogno di ambientarla all’estero”.

Un tributo a La vita è meravigliosa di Frank Capra? “In un certo senso è un film complementare, racconta l’altra parte perché qui il personaggio di Toni è proiettato verso il futuro e fa vedere che cosa potrebbe succedere nella vita. È anche molto presente un altro sentimento: quello della nostalgia, che toglie le parti brutte e fa ricordare solo quelle belle. Comunque qua viene fuori che in gruppo il dolore si divide e diventa meno pesante e soffocante. Toni interpreta un uomo che tende la mano a persone in difficoltà. Nella vita ce ne sono tanti pronti ad aiutare e infatti anche il personaggio di Vittoria Puccini è una di queste”.

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