domenica, 29 Gennaio 2023

Cremonini, un film sulla prigionia con Trinca e Nefar

Cremonini, un film sulla prigionia con Trinca e Nefar

Roma, 24 gennaio 2023- “Questo è un film sull’assenza, quindi anche su Dio che è un grande assente”. A parlare è Alessio Cremonini, vincitore del David di Donatello come Miglior regista esordiente per Sulla mia pelle, alla presentazione del suo nuovo film, in uscita il 26 gennaio distribuito da Lucky Red, dal titolo Profeti.

Protagonista è Jasmine Trinca nei panni di Sara, una giornalista italiana andata in Medio Oriente per raccontare la guerra dello Stato Islamico. Rapita dall’Isis, non potendo stare in una prigione dove sono presenti anche degli uomini, viene data in custodia ad una donna che diventa la sua carceriera: Nur (Isabella Nefar), una foreign fighter radicalizzata a Londra che ha sposato un miliziano e ora vive nel Califfato.

“Ci provai con Border, nel 2013, a raccontare le donne e il melting pot medio-orientale- dice il regista-. Un film piccolissimo che non è andato bene. Penso che la prigionia è il filo rosso della mia indagine al cinema, un tema che mi interessa molto”. “Ho passato molto tempo sotto la coperta- racconta Jasmine Trinca-. Questo mi ha aiutata ad entrare nelle emozioni di una persona rapita. Mi sono anche molto confrontata con il giornalista Domenico Quirico, che era stato rapito in Siria, e mi ha raccontato la sua prigionia e la mancanza di senso e il vuoto che provava”. E poi: “Volevo anche riportare la piccola presunzione dello sguardo occidentale su quel mondo. Io ho voluto mostrare invece una mancanza di pregiudizio”.

Isabella Nefar, per la prima volta interprete di un film italiano, dice: “Mi interessava capire le motivazioni che portano i foreign fighters a volere appartenere a qualcosa. Questo è un film su come due donne, che hanno fatto due scelte diverse, poi riescono a trovare uno spazio comune di ascolto reciproco”.
Un avvicinamento che sarà anche religioso perché nel film Sara sceglie di convertirsi alla religione islamica. “Tutte le conversioni sono ingiudicabili. Lascio decidere allo spettatore se è qualcosa di indotto, frutto della sindrome di Stoccolma, o meno”, dice il regista.

Al centro il tema della pace e dei diritti umani. Impossibile non pensare anche a quello che sta accadendo in Iran in questo periodo. E ovviamente alla guerra in Ucraina.
“In Iran le donne stanno facendo una rivoluzione. Non scendono in piazza come faccio io che sono una privilegiata. A loro un gesto può costargli la vita. Per quel che riguarda la guerra l’interesse rimane vivo fino a quando tocca i nostri interessi come per l’Ucraina e le nostre bollette. La guerra in Siria invece è un fantasma lontano, oggetto di un grande disinteresse collettivo”, conclude Jasmine Trinca.

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