giovedì, 2 Febbraio 2023

Albanese in ‘Troppa Grazia’, è importante avvicinarsi alla cultura

Albanese in ‘Troppa Grazia’, è importante avvicinarsi alla cultura

Roma, 9 gennaio 2023- “Da tempo volevo fare una storia ambientata in carcere”. Così Riccardo Milani alla presentazione del suo nuovo film dal titolo Troppa Grazia, in sala dal 12 gennaio con Vision, che vede protagonista Antonio Albanese, nonché Vinicio Marchioni, Sonia Bergamasco, Giorgio Montanini, Andrea Lattanzi, Bogdan Iordachioiu, Giacomo Ferrara e Fabrizio Bentivoglio.

Tratto dal film francese Un triomphe scritto da Emmanuel Courcol e Thierry de Carbonnières, diretto da Emmanuel Courcol e liberamente ispirato alla vera storia di Jan Jonson, il film racconta la storia di Antonio (Antonio Albanese), attore appassionato ma spesso disoccupato, che accetta un lavoro offertogli da un vecchio amico e collega, assai più smaliziato di lui, come insegnante di un laboratorio teatrale all’interno di un istituto penitenziario. All’inizio titubante, scopre del talento nell’improbabile compagnia di detenuti e questo riaccende in lui la passione e la voglia di fare teatro, al punto da convincere la severa direttrice del carcere a
valicare le mura della prigione e mettere in scena la famosa commedia di Samuel Beckett “Aspettando Godot” su un vero palcoscenico teatrale. Giorno dopo giorno i detenuti si arrendono alla risolutezza di Antonio e si lasciano andare scoprendo il potere liberatorio dell’arte e la sua capacità di dare uno scopo e una speranza oltre l’attesa. Così quando arriva il definitivo via libera, inizia un tour trionfale.

“E’ una storia vera avvenuta in Svezia a metà degli anni ’80- racconta il regista che ha scritto con Michele Astori una sceneggiatura partendo dal plot francese per poi modificarlo e trasportarlo in un carcere italiano con un protagonista Antonio Albanese, al suo quarto film con Milani (dopo “Mamma o papà?” e i due capitoli di “Come un gatto in tangenziale”)-. La visione del film francese è stata l’occasione per adattare la vicenda alle nostre carceri con il filtro della commedia così da arrivare a un pubblico più largo. Questo è un film che racconta la capacità del teatro di dare un’opportunità, di scavare nell’animo umano di chi assiste, ma anche, e in questo caso soprattutto, di chi si mette in gioco recitando su un palcoscenico. È per questo che, inevitabilmente, Grazie ragazzi è anche un film sul mestiere dell’attore che rimane per me affascinante e misterioso”.

E poi: “Questo film fa emergere la possibilità che tutti dobbiamo avere di scoprire la parte migliore di noi stessi, di tirarla fuori senza farla mettere in ombra da regole esterne e da meccanismi che tendono a omologare tutto. Nel nostro racconto ci sono cinque persone destinate a una vita forzata e apparentemente senza speranza, ma l’occasione della messinscena di uno spettacolo fa recuperare loro la fiducia in sé stessi, la possibilità di trovare dentro di sé certi aspetti che permettano loro di affrontare la vita con consapevolezza. Credo che si tratti di un film sulla possibilità di crescere e maturare, uno dei suoi elementi fondanti è la possibilità di esprimersi con il mestiere dell’attore”.

Infine Antonio Albanese conclude: “Intorno ai 23 anni non pensavo minimamente di fare questo mestiere. Ho rivissuto la stessa sorpresa dei miei inizi perché quello con la recitazione per me è stato un incontro casuale. Credo che aldilà del carcere sia importante per chiunque avvicinarsi alla cultura, anche se oggi mi sembra che nessuno ci presti attenzione.

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