Venezia, 11 settembre- “Non è tanto un percorso all’indietro quello che volevo fare. L’urgenza nasceva da una questione contemporanea, cioè da quello che succede oggi nel mondo. Quanti i sopravvissuti a Gaza, in Ucraina o in Africa? E quanti poi riescono a esserne testimoni? Mi sono concentrato su come un sopravvissuto diventa testimone”.
Così il regista Marco Bechis che alla Mostra del Cinema di Venezia ha presentato in concorso il suo film Ritorno a Buenos Aires con protagonista Adriano Giannini.
Siamo a Buenos Aires nel 2008. Dopo trentatré anni trascorsi in Italia, Mariano Guerra (Giannini) torna in Argentina per testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono, torturarono e resero schiavo durante la dittatura militare. Insieme ad altri sopravvissuti è ospitato negli alloggi del Ministero della Giustizia, dove ritrova persone che hanno condiviso la prigionia e attende il giorno della sua deposizione.
Le giornate trascorse con gli altri testimoni, gli incontri e le testimonianze riportano alla luce vicende rimaste in sospeso per decenni. Nel cast anche Ana Celentano, Verónica Gerez, Olivia Nuss, Adrián Fondari, Paula Cohen e Marcelo Chaparro.
“Con Ritorno a Buenos Aires torno in Argentina cinquant’anni dopo- prosegue il regista-. Ci torno con una storia che non è la mia, ma che nasce da una ferita che conosco. Anch’io sono stato sequestrato durante la dittatura argentina, ma Mariano non sono io. Ho scelto la finzione perché a volte è l’unico modo per avvicinarsi a una verità che la memoria, da sola, non riesce a raccontare”.
Sul suo personaggio Adriano Giannini racconta: “Il mio è un personaggio che attraversa un mondo interiore pieno di conflitti, paure, sensi di colpa. Non ho sentito l’esigenza di dovermi preparare prima magari guardando testimonianze. Un mese prima di iniziare le riprese Marco mi ha portato a Buenos Aires nei vari luoghi di detenzione e tortura e ho preso attraverso il suo sguardo quello che lui sentiva e ricordava. I suoi occhi sono stati la mia porta di accesso al personaggio”.
“I processi del 1985 sono stati i primi che hanno avuto luogo in Argentina contro i militari- spiega Bechis-. Ci sono state delle condanne, ma alla fine molti sono liberi. Poi il governo Kirchner in Argentina ha riaperto il processo. Nel 2012 tutti i processi sono stati riaperti e più di 1500 militari sono stati condannati all’ergastolo e questo rimane nella memoria collettiva. Sono stati commessi dei crimini. In Argentina c’è una memoria storica che sopravviverà a questo governo. Questa è la storia di un sopravvissuto. Non so come verrà accolto in Argentina. Collego molto questo film all’attualità perché viviamo in mezzo a dei sopravvissuti che però non ne possono dare testimonianza”. E ancora: “Cerco la verità delle cose e non ho paura di entrare nelle ferite né le mie, né quelle degli altri. Ogni film è anche in qualche modo un documentario di come è stato fatto. Ogni artista lavora con le proprie ferite. Io ho trovato questa strada che non è che mi cura, ma mi fa vivere meglio”.
Il film uscirà nelle sale italiane il 27 settembre distribuito da Fandango.

