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Venezia, in concorso ‘Naza’ sulla guerra a Gaza

Venezia, 10 settembre- “Come israeliani abbiamo voluto portare una testimonianza interna. Abbiamo guardato al sistema di uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza programmata da Israele”. A parlare sono i registi Yuval Abraham e Rachel Szor che oggi hanno presentato in concorso a Venezia 83 il loro film: Naza, nelle sale italiane il 28, 29 e 30 settembre con I Wonder Pictures.
Girato di notte sui tetti di Tel Aviv il film analizza i sistemi dietro all’uccisione dietro all’uccisione di massa dei civili palestinesi.

“Molte delle rivelazioni contenute nel film sono state scritte attraverso investigazioni pubblicate, nei mesi successivi agli attacchi del 7 ottobre, da The Guardian. E tante cose sono conosciute perché sono state pubblicate da giornalisti presenti a Gaza. Ma nel film ci siamo concentrati sulla città di Tel Aviv, dove abbiamo la sede principale dell’intelligence israeliana”, spiega il regista Rachel Szor.
Le voci dei testimoni, ventiquattro ufficiali e soldati dell’intelligence israeliana, sono state alterate digitalmente. Le interviste sono state rilasciate a condizione che fossero anonime. Il risultato è un film pieno di testimonianze davvero eloquenti. Il titolo del doc- prodotto da The Guardian e James Wilson (JW Films) e Jonathan Glazer (regista Premio Oscar de La zona d’interesse) come produttore esecutivo, è un acronimo militare usato dall’intelligence israeliana per indicare il numero di civili che si prevede verranno uccisi in un attacco aereo.

“Sono un israeliano ebreo- racconta Abraham-. Anche nella mia famiglia ci sono persone sopravvissute all’Olocausto. Mi viene in mente Primo Levi che ha parlato di deumanizzazione e di come un essere umano diventi non umano. Non si può utilizzare quello che è successo durante il nazismo e questa memoria e la nostra storia per giustificare quello che si sta facendo a Gaza”.
L’indagine dei registi rivela che l’esercito israeliano mira intenzionalmente alle abitazioni delle famiglie. “Non è un bug o un errore”, dice Abraham. “È una caratteristica del sistema. Ogni casa di Gaza era già mappata prima del 7 ottobre. Esistono sistemi che aspettano che il bersaglio rientri in casa per bombardarla insieme alla sua famiglia. Spesso vengono uccise tre generazioni, oltre ai vicini”. Gli ufficiali, nel doc, spiegano che l’IDF privilegia la quantità dei bersagli rispetto alla precisione. Tra ii testimoni Abraham dice: “Alcuni non hanno espresso rimorso e altri invece si. Alcuni hanno parlato con un senso di orgoglio rispetto alla loro posizione”.

E Szor dice; “Non abbiamo studiato cinema, abbiamo fatto questo film per responsabilità. Mettere sotto pressione Israele per fermare quello che sta accadendo è fondamentale”. E Abraham sottolinea: “Il silenzio è complice. L’uccisione di civili a Gaza continua: una bambina di sette anni è stata uccisa questa settimana mente andava a scuola con il padre”.

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