Venezia, 9 settembre- “Sicuramente i meccanismi del potere mi spaventano, ma credo che l’arte sia capace di resistere e trovare delle vie di fuga intelligenti, alternative e sorprendenti. Questo film per esempio è un film attraverso il quale ci si può mettere in discussione e si può provare a trovare un’altra via ad un agire che si ripete”. A parlare è Alba Rohrwacher, protagonista del film Un Bon Petit Soldat diretto da Stéphane Brizé, in concorso a Venezia 83 e prossimamente in sala con I Wonder.
Prodotto da Gaumont e France 3 Cinéma il film racconta la storia di Carla (Alba Rohrwacher), una dirigente brillante di 43 anni interamente votata al lavoro. Dietro un’apparenza impeccabile nasconde una profonda insicurezza, ma è comunque riuscita a costruirsi una carriera di successo, spesso a scapito della vita familiare. Da poco nominata responsabile delle Risorse Umane di una grande azienda, ha il compito di conciliare il benessere dei dipendenti con gli obiettivi di performance imposti dalla direzione. Ma quando scopre un caso di management tossico il confine tra compromessi e compromissioni si fa sempre più sottile. Nel cast anche Vincent Lindon.
“Volevo che questo film rientrasse in qualcosa di diverso- racconta Stéphane Brizé riferendosi alla sua quadrilogia del lavoro e questa volta mettendo al centro il tritacarne della performance-. Ho ostruito su una sensazione di rabbia e poi grazie alla psicoanalisi ho capito meglio il sistema. Devo dire che c’è una sensazione di disgusto che mi ha portato a raccontare questa storia. Volevo che la protagonista principale fosse una donna, che si trova in quel ruolo non per generosità degli uomini, ma perché hanno accettato questa donna con le regole della brutalità che hanno costruito loro stessi. Sono quindi entrato nell’azienda da questa porta”. E poi prosegue: “Sono le persone che fanno le aziende. I sistemi così come esistono. Esistono perché sono incarnati da donne e uomini. Il sistema capitalistico con la sua brutalità è comunque stato creato dagli uomini. Se le donne sono accettate è solo perché sono tollerate in un luogo di potere oggi con le regole che sono sempre definite dal sistema dominante. Ci sono sempre uomini e donne che incarnano un sistema. Mi interessa il modo in cui questo sistema che ritengo liberale, arrivato all’ultimo soffio, obbliga gli uomini e le donne a rivelare la parte peggiore della loro umanità. Ed è lì che diventano dei perdenti”.
E sulla pressione Alba dice: “Noi artisti siamo fortunati perché troviamo delle vie di fuga. Tutti i sistemi sono violenti e perversi”. Mentre sull’ultimo momento felice delle sue ultime 24ore (test che nel film viene fatto al team come esercizio) Alba risponde: “Un piccolo momento di felicità l’ho provato prima di entrare qui in conferenza stampa a Venezia con la pioggia ci ha dato una tregua e poi dopo aver abbracciato Stéphane. Eravamo nel corridoio felici di essere arrivati qua e che il nostro lavoro per cui abbiamo sofferto riso e pianto oggi voi lo vediate”.
Sul loro incontro, nuovamente insieme dopo Hors-saison (Le occasioni dell’amore), Brizé dice: “L’incontro con un’attrice è qualcosa di misterioso. Difficile descriverlo con le parole. Anche con Lindon condividevo le stesse sensazioni. È una ricerca che non si può descrivere con parole. Ricordo il senso di collegamento che provai quando conobbi Alba in un caffè”. E Alba ribatte: “Ci siamo incontrati. I legami seguono delle vie misteriose ma sicuramente la nostra ricerca si muoveva su territori simili e andavamo verso gli stessi luoghi. Dopo Hors-saison ci siamo rincontrati, sapevo che sarebbe stato un lavoro totalizzante perché con lui il lavoro è così. Ci sono degli incontri nel nostro mestiere che sono benedetti e questo è uno di quelli per me”.
Infine Brizé conclude: “Mi nutro della realtà e delle storie che mi raccontano. Ho incontrato tante persone che mi hanno raccontato le loro storie nelle aziende. Sommo le varie testimonianze. L’aspetto grottesco della realtà e dell’onnipotenza che si vede. Poche persone in azienda o su un set si oppongono al capo. Volevo prendere un po’ le distanze. Parlare di questa onnipotenza indiscussa dei capi. È un sistema delirante e grottesco. Basta guardare le cose come sono e come funzionano, non serve tanta fantasia”.

