Venezia, 7 settembre- ‘The Echo Chamber’ è una storia d’amore in cui i confini tra presenza e assenza, cura e dipendenza, desiderio e controllo si confondono fino a dissolversi. Leo (Luca Marinelli) e Anne (Alicia Vikander)
si inseguono, si sfiorano, si perdono, si cercano. Non riescono a lasciarsi né a liberarsi. Tra le stanze risuona la voce di Ava che attraversa il tempo e lascia affiorare ciò che resiste, o che non può più essere trattenuto.
Il film presentato in Concorso alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e nelle sale dal 10 settembre è diretto da Andrea Pallaoro che porta sul grande schermo l’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci scritta con Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi. “Tutto è iniziato con Nicola Giuliano che mi ha offerto di leggere la sceneggiatura all’inizio è stata una scelta un po’ travagliata perché la responsabilità di portare alla luce l’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci era tanta- racconta il regista-. Confrontandomi con Ludovica Rampoldi e Ilaria Bernardini che hanno scritto la sceneggiatura con Bernardo ho deciso di buttarmi in questa sfida e l’ho fatta filtrare attraverso il mio linguaggio cinematografico. Ho cercato di fare in modo che poi il film trovasse il suo respiro”. E Ludovica Rampoldi aggiunge: “Abbiamo lavorato per mesi partendo da uno spunto: un uomo e una donna abitano la stessa casa senza incontrarsi mai. Abbiamo costruito questo racconto sul dolore e sulla dipendenza. Mi emoziona che la presenza di Bernardo sia ancora così forte in questo film a otto anni dalla sua morte”.
Il film è una coproduzione italo-belga Indigo Film con Rai Cinema per l’Italia e Versus Production per il Belgio. Nel cast anche Susan Sarandon che racconta: “L’ho conosciuto Bernardo e Il conformista per me ha significato tantissimo. Non lo veneravo perché per me lui era una persona molto divertente e aveva un alone di mistero. Credo che sarebbe stato estremamente contento di come poi è venuto il film. Il mio personaggio si trova in un periodo molto particolare della sua vita dopo aver perso il suo compagno di tanti anni. Entra in questo mondo da sola, è una vulnerabile. è un po’ una sopravvissuta e in lui riconosce la sofferenza”.
Sarandon sulle sue posizioni pro Palestina e sul ruolo dei festival come quello di Venezia dice: “Non penso che quello che accade in Palestina possa essere discusso in una conferenza stampa a Venezia. Questo è politica.Io penso che il ruolo dei festival sia molto importante perché ci fa vedere tanti film che normalmente non riusciamo a vedere. Molti che poi non hanno distribuzione. Quindi è un luogo meraviglioso per conoscere tanti film e incontrare tante persone che lavorano nel mondo del cinema. Un festival é un posto straordinario per stare fuori dalla bolla rappresentata degli Stati Uniti. Ormai negli Stati Uniti è sempre più difficile vedere film che non siano di produzioni americane. Le piccole sale sono scomparse quelle dove si potevano vedere i film indipendenti. Ricordo che vidi a New York Il conformista”. E poi: “Non so cosa succederà per quello che riguarda il genocidio in Palestina né penso che cesserà il genocidio solo perché se ne parla qui a Venezia. Ma ritengo che tutti i film hanno una funzione politica. Possono rappresentare una sfida, mettere in dubbio uno status quo oppure rafforzarlo. Può per esempio scardinare degli stereotipi. Prima un medico doveva necessariamente essere un bianco. Oggi questi stereotipi vengono messi in dubbio. Ci sono molti film realizzati da registi sulla Palestina. E’ estremamente importante raccontare questa storia perché le storie servono a fare crescere l’empatia”.
Su Mark Ruffalo accusato di antisemitismo dice: “Lui è stato attaccato non tanto per la questione dell’essere antisemita o meno. La ragione è per via delle info che ha diffuso circa il possibile danno che una fusione di questo tipo possa arrecare alle persone. Una fusione che potrebbe essere realizzata da un sionista, ma la questione non è questa. Il motivo per cui è stato attaccato è che in questa maniera si è tentato di sviare l’attenzione convogliandola sull’antisemitismo concetto e termine che viene ampiamente abusato. Non che non ce ne sia, ma viene usato come il prezzemolo. Mark Ruffalo sta bene, continuerà a stare bene come me”.
E Alicia Vikander racconta: “In questo film sono state rappresentate le varie versioni di noi stesse. L’amore in un certo senso può diventare qualcosa di estremamente pericoloso. La volontà di prendersi cura degli altri talvolta sconfina nel controllo. E poi la tenerezza tra i due personaggi. Il film è un po’ l’eco delle varie versioni e di come una cosa possa avere due facce e due aspetti”.
Le canzoni e le musiche originali sono di Clément Ducol, Premio Oscar per la Miglior Canzone Originale con il brano El Mal del film Emilia Pérez.

