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Venezia 83, Leone d’oro alla carriera a George Clooney

Venezia, 2 settembre- Al via l’83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia con George Clooney che ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera. L’attore hollywoodiano, dopo aver ascoltato emozionato la lunga laudatio affidata alla collega Laura Dern, ha dichiarato: “L’arte non ferma le guerre, ma è l’antidoto contro la paura., Viviamo in un periodo in cui ci dicono che dovremmo avere paura gli uni degli altri, ma non è così e la storia ci insegna che le persone che cercano di far tacere non sono i politici, sono i giornalisti che cercano di fare le domande giuste, sono gli artisti, gli attori, i musicisti. Le storie sono sempre pericolose per chi specula sulla paura: ecco perché i film di sicuro non abbassano l’inflazione, ma ci ricordano che gli estranei magari sono gli eroi della storia di qualcun altro e che possiamo ancora stare seduti in una sala buia e interessarci alle storie di persone che non conosciamo”.

La serata di apertura è stata condotta da Greta Scarano e Nicolas Maupas, coppia di giovani attori, e lei recentemente anche regista (vincendo il Nastro d’Argento per il miglior esordio alla regia con il suo film ‘La Vita da Grandi’). “Il cinema è una straordinaria esperienza collettiva che mette nella stessa sala persone con sguardi diversi”, dice la Scarano. Anche Clooney sulla stessa onda afferma: “Questo festival è importante perché è uno dei pochi luoghi rimasti in cui persone provenienti da ogni Paese si siedono nella stessa sala e trascorrono due ore guardando il mondo attraverso gli occhi di qualcun altro”.

Nella conferenza stampa di apertura della Mostra del Cinema di Venezia il direttore artistico Alberto Barbera ha dichiarato: “Basta dire che i giovani non sono interessati al cinema perché non è vera questa narrazione. Negli ultimi anni ci sono tantissimi giovani e giovanissimi che affollano il nostro festival. Questo rinnovamento generazionale fa ben sperare per il futuro del cinema”. E sui temi affrontati in questa edizione dice: “Non abbiamo pregiudizi. La drammaticità del momento storico spinge gli autori più sensibili ad affrontare gli argomenti più difficili”. Mentre la presidente di giuria Maggie Gyllenhaal ha voluto mettere in luce soprattutto il potere empatico del cinema in grado di “offrire uno spazio per guardare il mondo da prospettive diverse in un momento. Il mondo è in uno stato di emergenza e il cinema cerca in qualche modo di affrontare questa situazione”. E poi denuncia il problema del sistema cinema che penalizza le registe donne: “Più difficile per le donne ottenere finanziamenti per i propri film”. Quest’anno solo due dei ventuno film sono diretti da donne.

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