Roma, 16 febbraio- “Non so bene dove collocare questa seconda serie che ho fatto. Sicuramente non è stata una scelta in nome di una battaglia civile. Sono sempre le prime immagini che mi sollecitano, come è accaduto in Esterno Notte con l’immagine di Moro. Qui sono rimasto colpito da Enzo Tortora, un uomo che stupito esce in manette dalla caserma domandandosi perché si trova in quel posto. Un uomo che si trova in un incubo che dura a lungo e che diventa di un’angoscia terribile perché non c’è risveglio”. Così Marco Bellocchio alla presentazione della sua nuova serie intitolata Portobello, come il programma condotto da Tortora in prima serata sulla Rai seguito da milioni di spettatori, tutti in attesa del concorrente che riuscirà a far parlare il pappagallo, ospite d’onore della trasmissione.
Presentata alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia e dal 20 febbraio su HBO max, prodotta da Our Films e Kavak Film, questa prima serie italiana HBO Original vede protagonista assoluto Fabrizio Gifuni nei panni del re della tv anni ottanta, al suo fianco due donne molto importanti nella sua vita: la sorella e la compagna, interpretate rispettivamente da Barbora Bobulova (“una donna di grande autocontrollo, molto riservata, devota a suo fratello, è sempre stata una colonna per lui”) e Romana Maggiora Vergano (“una donna che è una fonte luminosa e di calore per lui, è riuscita ad esserci senza esserci e questo mi ha colpito molto, una delle poche figure con cui si è potuto mostrare vulnerabile e questo lo puoi fare solo con una persona che ti accoglie”). Nel cast anche Lino Musella, Paolo Calabresi, Alessandro Preziosi, Tommaso Ragno, Carlotta Gamba e Valeria Marini.
“Ogni volta cerco di restituire la complessità degli esseri umani, che non sono mai banali o bidimensionali- dice Fabrizio Gifuni-. In questo caso si trattava di una figura complessa e contraddittoria. Tortora è stato tante volte definito un antipatico di successo, verso di lui una parte dell’Italia non simpatizzava. Lui si batteva per la fine del monopolio dell’unica azienda di Stato, all’epoca esistevano due canali, non apparteneva a nessuna delle tre grandi chiese, compresa la Massoneria e la Loggia P2, era un’anima fieramente laica in un paese cattolico. Tutte cose che non spiegano il caso Tortora, ma aiutano a comprendere come mai il paese era giù pronto a voltargli le spalle. C’era già un’Italia che lo aspettava al varco. Era una persona fiera e orgogliosa che non ammiccava al pubblico. Non aveva la furbizia dei suoi tre magnifici colleghi che sapevano come essere amati: Mike, Pippo Baudo e Corrado. Lui aveva questi suoi modi da signore con questa sua bizzarra attrazione per l’Inghilterra e Portobello”.
Il 17 giugno del 1983 i carabinieri bussano alla stanza d’albergo di Enzo Tortora dopo che Giovanni Pandico, uomo di fiducia del boss Raffaele Cutolo e spettatore assiduo di Portobello, dalla sua cella decide di pentirsi e interrogato dai giudici fa un nome inatteso: quello di Tortora. Per lui è l’inizio di un’odissea che lo trascinerà dalla vetta al baratro.
“Un po’ lo accomuno a Moro perché anche lui si sente in qualche modo tradito dallo Stato. Non siamo storici e abbiamo tradotto tutto questo in un fantasma da evocare”, dice Gifuni. E Bellocchio: “L’infedeltà è obbligatoria. Si lavora e si studia, ma poi devi anche aggiungere e rischiare (ndr. la sceneggiatura è scritta dallo stesso Bellocchio con Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore). Nella serie ci sono due teatri: quello della trasmissione Portobello di cui è conduttore e poi i processi in cui diventa impotente e in difficoltà. Io non capivo bene questo liberale aristocratico con un pubblico di 28 milioni di italiani che non sbagliava mai una parola. Mi era indifferente, poi però mi sono fatto alcune domande su di lui. Quello che riempì di indignazione e di rabbia Tortora è che l’evidenza della sua innocenza non lo era per i giudici perché questi ultimi, come disse allora Pannella, non potevano sbagliare e non potevano tornare indietro su una loro decisione”.
E sul prossimo referendum sulla giustizia dice: “Non vi dico cosa voterò perché farei un torto alla serie che è stata fatta prima e realizzata a prescindere. Il referendum lo rispetto, ma non c’è nessun rapporto. Ogni cittadino farà la sua scelta. Siccome tutto viene buttato in politica, preferisco rinunciare”. Mentre Gifuni commenta: “Il rischio è quello di essere strumentalizzati e che non si parli della serie, ma del nostro voto al referendum. E questo è un grande torto che si fa a un lungo lavoro che non è giusto vederlo schiacciato dietro questa contingenza. Subito dopo la messa in onda vi darò tutte le mie risposte sul referendum”.

