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Zalone torna al cinema con ‘Buen Camino’

Roma, 22 dicembre- “Fare un film sul rapporto tra un padre e una figlia può sembrare anche ruffiano. Ma noi qui abbiamo voluto rappresentare una ragazza in cerca di valori autentici, che ha chiuso i social e sa che nella vita ci sta qualcosa di più. Io ho due figlie, una di dieci anni e una di tredici e quest’ultima sta sempre al telefonino, con lei iniziamo ad avere un rapporto piuttosto conflittuale”. Parola di Checco Zalone che dopo ben cinque anni torna al cinema con ‘Buen Camino’. Nessuna ipocrisia: l’attesa di un grande incasso è alta, tant’è che il film, prodotto da Indiana Production con Medusa in collaborazione con MZL e in collaborazione con Netflix, uscirà il 25 dicembre, a Natale, distribuito in ben 1000 copie da Medusa. “Ci sono grandi aspettative da parte di chi ha investito- conferma Zalone-. D’altronde questo è un comparto che dà da mangiare a tutti. Ad oggi i dati sono abbastanza confortanti. Mi spaventa un po’ la reazione del pubblico giovane. I ragazzi sono abituati alla comicità immediata, a fruire tutto in brevissimo tempo e mi spaventa tenerli un’ora e mezza al cinema. Mi seguono su Tik Tok o Instagram, spezzettano tutto, per fortuna anche spezzettato funziono. Ma un film deve essere un racconto, deve avere una drammaturgia e mi incuriosisce vedere quale sarà la loro reazione. Vedremo come va”.

Protagonista Checco, ricchissimo figlio di un produttore di divani, che passa il suo tempo tra vacanze sul suo yacht in compagnia della sua giovane modella messicana e permettendosi qualsiasi cosa desideri. Si direbbe che la sua vita sia invidiabile, ma a guardarla da vicino qualcosa gli manca: sua figlia Cristal, chiamata così in onore delle famose bollicine francesi, scomparsa all’improvviso senza lasciare traccia e decisa a percorrere da pellegrina il cammino di Santiago di Compostela. Nel cast: Beatriz Arjona, Letizia Arnò e Martina Colombari.
“Ci siamo chiesti chi fosse Checco oggi. Non più un certo tipo di italiano, ma un uomo ricco. E il cammino di Santiago era completamente stridente con lui. Quindi abbiamo deciso di raccontare il cammino di un uomo ricco che arriva in Ferrari”, spiega Gennaro Nunziante, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Luca Medici (ovvero Zalone all’anagrafe) e che torna a dirigerlo dopo Quo vado? (2016).

“Non abbiamo mai litigato con Nunziante- precisa Zalone, visto che al precedente film Tolo, tolo (2020) non avevano collaborato insieme e il sodalizio tra i due sembrava finito-. Capita che nella vita si prendano strade differenti, per fortuna Bari è piccolissima e ci siamo incontrati di nuovo, ora viviamo a distanza di due metri. Siamo un po’ indolenti. Questa roba qui, ovvero la conferenza stampa con i giornalisti, la vivo malissimo, venire qua e rivedere tutti voi con tutte le vostre domande”. E per l’appunto rispondendo alla questione del politicamente scorretto, visto che nel film ci sono battute anche su Gaza, Zalone risponde: “Bisogna essere scorretti, ma intelligentemente scorretti”. Mentre quando gli si chiede se abbia mai pensato di mollare nella vita risponde: “Quotidianamente, ogni mezz’ora penso di mollare. Sono parecchio emotivo e i miei amici lo sanno. Ogni mattina penso proprio di non farcela e di essere incapace di portare a termine le cose. Questo è anche motivo di crisi da parte dei ragazzini: la mancanza di fiducia in sé stessi che non li porta a scegliere un percorso”.

Infine sulla spiritualità conclude: “A diciassette anni non cercavo la spiritualità. Volevo fare il musicista e in parte ho realizzato questo sogno perché ho lavorato insieme ad Antonio Iammarino alle musiche. Lo rifarei questo cammino perché tanta gente è arrivata alla fine cambiata Magari un giorno lo farò davvero questo cammino”.

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