Roma, 5 dicembre- “Il cinema che mi interessa è quello narrativo. La scrittura è molto importante e la messa in scena è un’ulteriore scrittura”. Così Gabriele Mainetti protagonista di un nuovo appuntamento di Cinema, Storia & Società- Dentro l’immagine, la linea dei Progetti Scuola ABC dedicata al cinema e all’audiovisivo rivolta alle studentesse e agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, degli istituti professionali e degli Enti leFP.
Dopo la proiezione del suo film ‘La città proibita’ il regista ha incontrato e dialogato con i ragazzi e le ragazze dei licei di Roma in un incontro al Cinema Adriano moderato dalla giornalista Laura Delli Colli. “Mi sono laureato in storia e critica del cinema. Non mi sono riconosciuto nell’autorialità. Per esempio mi sono rifatto molto per Lo chiamavano Jeeg Robot ai cartoni animati giapponesi che avevano segnato la mia infanzia. D’altronde questo lavoro ha molto a che fare con il gioco. E io ho cercato di dare forza alla parte ludica, sempre molto seriamente”.
Mainetti ha raccontato i suoi film e si è raccontato. “Sono sempre stato accompagnato da donne molto forti. Nella mia esperienza le donne fronteggiano alla grande il dolore, molto più degli uomini”, dice. E poi ha ripercorso la propria carriera dai dodici corti girati prima di esordire (“banchi di prova molto importanti sui quali ho testato il mio sguardo”) con ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’, seguito da ’Freaks Out’ e appunto ‘La città proibita’. “Tra i cineasti che più mi ispirano di sicuro Sergio Leone e Steven Spielberg, ma è certo che per fare questo lavoro, oltre che tanto studio, bisogna conoscere i reparti che lavorano per girare un film. Bisogna rubare, ma a un certo punto svilupperai un tuo stile e avrai una tua visione. Si dice che il mio cinema sia estremamente citazionista, sì è vero posso ispirarmi a un immaginario, ma poi devo farlo mio. Mi piace molto sicuramente la macchina dinamica. Il cinema per me è soprattutto immagine”.
Lo sceneggiatore Serino ha quindi raccontato la fase di scrittura delle scene d’azione, alcune più studiate e scritte in fase di sceneggiatura, altre, ha ricordato Mainetti, studiate con il “fight coordinator” anche durante le riprese. “Volevo che le scene di combattimento fossero girate da veri attori marzialisti e questo mi ha spinto a scegliere come attrice protagonista una stunt come Yaxi Liu, che ha lavorato, tra gli altri all’action di Mulan”.
Sulle scene di combattimento Mainetti dice: “Bisogna cercare di evitare di essere inutilmente ripetitivi. Mi piace mettere in scena l’azione. Penso a registi come Chaplin o Keaton. Mi piace raccontare le storie, ma non ho mai un messaggio chiaro da dare al pubblico.”. Ha quindi salutato gli studenti ringraziandoli per le tante e sempre interessanti domande.
Cinema, Storia&Società – Dentro l’immagine nasce per ripercorrere il Novecento attraverso le storie, le immagini, i protagonisti e gli interpreti del grande cinema italiano e internazionale e che vuole anche approfondire ciò che accade nel mondo odierno, denso di conflitti e contraddizioni che su grande schermo rivelano tutta la loro complessità. Il cinema è infatti un linguaggio universale, fatto di storie e personaggi, vite e paesaggi, ma è anche, quasi per vocazione naturale, uno specchio deformante e insieme fedele di ciò che accade nelle nostre società. Una rappresentazione che mette in gioco non solo la parte visibile del mondo in cui viviamo, ma quella in ombra, fatta di idee, aspettative, pregiudizi, memorie condivise e talvolta divergenti.

