Sorrento, 1 dicembre- “Ho apprezzato il discorso del Papa, sappiamo che il cinema è un patrimonio importante. Il cinema narra senso e si fa messaggero dell’umanità”. Così Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema, che alle Giornate Professionali del Cinema di Sorrento ha presentato il nuovo listino Rai Cinema- 01 distribution.
Sul momento particolare e difficile che il cinema e gli addetti ai lavori stanno vivendo, insomma sullo stato di salute della nostra industria, commenta: “Il cinema e chi racconta il cinema sono importanti nella costruzione del valore delle persone. Il cinema fa industria e fa ricchezza. Crea occupazione, fiscalità e ritorni economici. Siamo in un momento particolare per tutti gli addetti ai lavori, di forte preoccupazione per tutti, un momento in cui ci sono da un lato legittime esigenze di bilancio dello Stato da rispettare, dall’altro un richiamo a un doveroso rigore nell’utilizzo dei fondi pubblici, in special modo laddove si sono verificate alcune esagerazioni, e a un necessario senso di responsabilità da parte dell’industria. Detto questo però bisogna fare ogni sforzo per riuscire a trovare un giusto equilibrio affinché la produzione italiana e l’industria culturale non subiscano un impatto troppo traumatico dalle misure al momento in discussione.
Sono fiducioso che si stia dialogando e operando nella direzione giusta per trovare un equilibrio tra tutte queste esigenze. Credo che l’articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore a firma del presidente dell’Anica Alessandro Usai, spieghi chiaramente alcuni concetti. Condivido con Usai il concetto che la nostra industria non è stata capace di raccontare in modo esaustivo al pubblico, ai media e alla politica la nostra attività. Forse ci siamo un po’ parlati addosso e ora è il momento di farlo con spirito di collaborazione e costruttivo soprattutto in riferimento al valore economico del settore produttivo. Accanto al 32% medio di credito di imposta attualmente assegnato dallo Stato, c’è il restante 68% che deriva dal mercato. Significa che il ciclo di vita di un film non si esaurisce con l’uscita in sala, ma prosegue con altri sfruttamenti: lo streaming sulle piattaforme a pagamento, i passaggi sulle Reti generaliste, l’inserimento nelle library digitali, la distribuzione internazionale. Va considerato poi che quando un film prende forma, il budget dal punto di vista economico ha già un suo equilibrio economico compiuto, costruito sicuramente grazie ai finanziamenti pubblici – tax credit o contributi selettivi che siano – ma anche grazie alla prevendita delle sue diverse quote/diritti di un film con le quali il produttore riesce a coprire i costi di produzione. Ho letto poi in questi mesi vari articoli che ho trovato un po’ superficiali nell’analisi dei dati. Per esempio “i famosi 700 milioni al cinema” e addirittura qualcuno ha scritto 700 milioni al tax credit del cinema. È evidente che così si genera confusione. I 700 milioni del fondo, che peraltro costituiscono una quota percentuale del gettito fiscale derivante dalle attività dell’intero comparto audiovisivo, vanno a finanziare una vasta pluralità di attività. Le risorse dedicate unicamente alla produzione di film per la sala tra tax credit, contributi selettivi e automatici, contributi a opere prime e seconde ammontano a circa 150 milioni mentre il resto è dedicato a una pluralità di attività distribuzione, sale, fiction, festival, a cinecittà, al CSC e alle iniziative speciali ecc ecc. Come si evidenza facilmente dalla tabella di riparto del fondo pubblicata sul sito del MIC”.
Per quel che riguarda nello specifico Rai Cinema Del Brocco dice: “Continueremo a lavorare con grandi medi e piccoli produttori. Quest’anno festeggiamo i nostri 25 anni. Dal 2026 dovremo essere più selettivi perché le nostre risorse sono legate al canone Rai e alle risorse Rai, risorse bloccate che comportano una riduzione sull’investimento della produzione audiovisiva. Nei prossimi anni, a partire dal 2026, saremo chiamati ad essere più selettivi, da un lato perché è evidente che il mercato non assorbe più il livello produttivo di questi ultimi anni, e dall’altro perché le nostre risorse dipendono dalle risorse complessive RAI. Come è noto il canone è rimasto bloccato dal 2016 senza neppure l’incremento dell’ISTAT, e questo ha un impatto importante su tutta la produzione audiovisiva nazionale Pur avendo assolto il nostro ruolo di volano per l’industria. Per Rai Cinema il cinema non è solo un’opportunità di business, ma dobbiamo riconoscere il suo ruolo culturale e la sua funzione di tutela e promozione di cultura”.
E sui numeri attuali: “Il mercato non brilla, a parte la Cina. Negli Stati uniti c’è stato un grande decremento del box office che condiziona anche i mercati principali europei. In Italia chiuderemo il 2025 in linea con il 2024 e questo già è un grande risultato visto che Francia, Spagna e Germania stanno perdendo quote significative. Noi invece siamo in una condizione di stabilità. In particolare, il nostro mercato ad oggi ha generato incassi per circa 400 milioni di euro per circa 55 milioni di biglietti venduti e dovrebbe chiudere in linea con il 2024. Come Rai Cinema e 01 siamo i quinti distributori in Italia dopo le major e siamo molto soddisfatti di come sta andando il nostro piccolo in Italia”. Ma come può essere migliorata la situazione? “Sale migliori, grandi campagne di comunicazione, più fideilizzazione per le famiglie e i giovani e bei film per il pubblico pagante”, risponde Del Brocco alla domanda di una giornalista. E poi precisa anche: “L’assenza di finestre di sfruttamento per il cinema non italiano continua a danneggiare il nostro mercato e dà una percezione sbagliata. Lo spettatore non percepisce la durata di una finestra, ma pensa solo che i film, indistintamente, li potrà vedere molto a ridosso dell’uscita cinema su una piattaforma. In Usa, sembrerebbe che ci sia un forte ripensamento rispetto all’argomento finestre e vedremo come andrà a finire”.

