Roma, 25 settembre- “Questo film racconta la difficoltà di barcamenarci nella vita. Dobbiamo sempre dare un’immagine di noi. È tutta una gara e una continua competizione per fare numeri. Veniamo allevati con la grossa bugia che il primeggiare dia la felicità. Ecco, spesso i lutti ci riaprono verso la nostra umanità”. Così Elio Germano alla presentazione di ‘Tre ciotole’, film che lo vede protagonista al fianco di Alba Rohrwacher e che uscirà nelle nostre sale il 9 ottobre con Vision. Tratto dall’omonimo libro di Michela Murgia, edito da Mondadori, e diretto dalla regista spagnola Isabel Coixet (Un Amor, La mia vita senza me, La vita segreta delle parole), che ne scrive anche la sceneggiatura affiancata da Enrico Audenino, il film parla della fine di una storia d’amore, ma anche della scoperta di una malattia. Nel cast anche Silvia D’Amico, Galatea Bellugi e Sarita Choudhury.
“L’idea non è mia- racconta la regista-. Riccardo Tozzi, il produttore di Cattleya, mi parlò di questo libro di Michela Murgia. All’inizio non ero convinta di raccontare la malattia e una donna che sappiamo da subito che morirà. Poi l’ho letto e mi ha colpito tantissimo perché aveva un punto di vista differente rispetto a tutte le altre storie simili”. “Anche io sono stata coinvolta da Riccardo in questo progetto. Isabel appena mi ha vista mi ha regalato tre ciotole. Sono entusiasta di aver partecipato a questo film anche perché mi sono riunita con Elio, con il quale avevo già recitato in ‘Mio fratello è figlio unico’ e poi c’era il bel romanzo di Michela”, dice Alba Rohrwacher. E Elio Germano: “Qui si parla di condivisone, morte, malattia e mistero, tutto quello che abbiamo rimosso nella nostra società. Abbiamo fondato sulla rimozione la nostra società e quindi quando questo arriva nelle nostre vite ci prende sonoramente a schiaffi. Sono personaggi che cercano di comunicare e ci riescono paradossalmente nel momento del loro addio. Sono attimi non spiegati e c’è un rispetto del mistero in cui siamo assorti che è nella poetica della regista”. Nel film Germano interpreta lo chef di un ristorante romano, che dopo aver lasciato la sua compagna di una vita, decide di buttarsi sul lavoro in una società dove i ‘like’ e le recensioni positive contano sempre di più.
“La grossa bugia con cui veniamo allevati è che la vittoria dia la felicità- dice Germano-.Quando invece è l’anticamera della solitudine e dell’infelicità”.
E Coixet aggiunge: “Tutto questo sistema di like e recensioni è una finta democrazia che fa sentire a tutti che sono parte di qualcosa. Quando non è così. Io ho fatto quindici film e quando cominci a credere alle cose che dicono su di te sei fottuto!”. Protagonista del film anche una Roma trasteverina inedita e non turistica. “Mi faceva paura fare una Roma da cartolina- spiega la regista-. Per questo ho scelto il formato 4/3. Per me la cosa più importante non è il tramonto o la luce, ma i personaggi, i visi della gente e i muri. Volevo mostrare questa Roma che è anche una Roma idealizzata. D’altronde il paesaggio è un po’ il riflesso dello spirito della protagonista di questa storia”. E Alba: “Io vivo a Trastevere e ho scoperto una Roma diversa attraverso gli occhi del mio personaggio.
Come attraverso le pagine di Michela ho scoperto una Roma altra rispetto alle strade che percorro tutte le mattine”. E Elio aggiunge: “Coixet ha un punto di vista sincero sulla città. Spesso raccontano meglio le cose le persone dal di fuori, quelli che non le abitano. Ci riporta alla Roma contemporanea di oggi con i volti, con la sua sottile sporcizia, ma accogliente e che non giudica”.
Infine alla domanda di una giornalista in conferenza stampa sulla “religione Murgia”.
“In modo laico non sono tesserato con niente- risponde Elio Germano-. Neanche con una religione. Penso che Michela amasse le persone pensanti e con un pensiero critico, non una coltre di adepti imboccati da qualcuno. E sono rimasto stupito anche che questo tradimento della storia sia più rispettoso di alcuni film che vogliono rifare fedelmente una storia. C’è stato un atteggiamento di restituzione. Penso che la fedeltà cieca così come l’obbedienza cieca non producano buoni risultati”. E Alba: “Non siamo affiliati. Ho cercato di ritrovarla. All’inizio ero intimorita, ma Isabel ha restituito un mondo tramutato e diverso eppure coerente”.
Infine la regista conclude: “Non conoscevo questa religione. Per me era una scrittrice talentuosa, ma non sapevo che ruotasse un mondo intorno a lei. Ho fatto anche un film su Philip Roth e più iconico di lui non c’è nessuno. Non mi faceva paura fare un film tratto da un libro di Michela Murgia, con o senza beatificazione”.

