HomeARTICOLIVenezia, Antonio Capuano presenta 'L'isola di Andrea' e riceverà il Premio Bianchi

Venezia, Antonio Capuano presenta ‘L’isola di Andrea’ e riceverà il Premio Bianchi

Venezia, 5 settembre- “Bisognerebbe sempre essere bambini perché poi diventa anarchica la società ed è bellissimo”. Così il regista Antonio Capuano, che questa sera riceverà il Premio Pietro Bianchi, riconoscimento che i Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI) attribuiscono tradizionalmente a un’eccellenza del cinema italiano d’intesa con la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e la Biennale.
Giunto alla sua 48ma edizione, il “Bianchi” 2025 verrà consegnato a Capuano questa sera in Sala Giardino in occasione della proiezione del suo ultimo film L’isola di Andrea, presentato fuori concorso a Venezia 82 e dal 2 ottobre nelle sale con Europictures. Protagonisti di questo suo ultimo lungometraggio: Vinicio Marchioni e Teresa Saponangelo nei panni di una coppia separata che combatte una dolorosa battaglia giudiziale per la gestione del figlio (Andrea Migliucci).

“Mi interessava vedere due grandi che si maledicono e si ammazzano per avere un bambino che non possono più condividere- racconta Antonio Capuano-. È terribile e immaginiamoci cosa possa essere per un bambino essere tirati da un braccio o dall’altro. Volevo raccontare la solitudine e la disperazione perché già a quell’età lui ha capito che non ha nessuna isola dove salvarsi perché non c’è”. E sui bambini: “I bambini sono semplici e sono fondamentali. Andrea Migliucci è libero e è qualcosa di bellissimo. Noi diventiamo invece lavoratori senza balzi di sogni e privi di fantasia. Avremmo bisogno di loro e invece pensiamo che ci disturbano la carriera. Bisogna parlargli, coccolarli. Come dicono i giapponesi i bambini sono ancora dei, sono qualcosa di vertiginoso che mano mano se ne va e uno si appiattisce. Giocano, inventano delle cose che tu non hai proprio pensato e ti danno delle fughe meravigliose”.
Nel film i due adulti richiedono al tribunale per i minorenni una sentenza giudiziale che disciplini, in via definitiva, quanti giorni Andrea debba stare con la madre e quanti con il padre. Il magistrato dispone colloqui e perizie, che costringono tanto i genitori quanto il bambino ad approfondire, laddove possibile, le ragioni dei rispettivi disagi e desideri.

“Antonio Capuano mi disse: noi uomini siamo di cristallo, quando ci crediamo andiamo in mille pezzi e non ci riprendiamo- racconta Vinicio Marchioni-. La non convenzionalità risiede in Antonio Capuano. Teresa ci aveva già lavorato e lo conosce molto bene, io sono arrivato neofita nel modo di lavorare di Antonio. Per me è stata una scoperta completa. È complicato per me parlare di questo film perché non c’è stato nulla di convenzionale. Antonio è un universo a parte, non mi ha mai detto nulla sul film e sul ruolo. Ho lavorato sull’incoscienza e sull’inconsapevolezza. Quest’uomo non si chiede cosa pensa suo figlio o sua moglie e non si rende conto di quello che sta accadendo davanti alle psicologhe e ai giudici. Mentre si combatte per l’affidamento del figlio si perde la parola noi ovvero marito e moglie, ma anche padre e figlio. Si inizia a dire solo io”.

E Teresa Saponangelo racconta: “Questo è un film sull’incomunicabilità e già il fatto di averla comunicata è importante. La sceneggiatura era già fuori dagli stereotipi con uno stile poco convenzionale e una sua cifra stilistica. Antonio non ha una scrittura naturalistica e nonostante questo risulta vera. Lui è un regista di emozioni e sentimenti. In questo caso tocca uno spaccato preciso delle separazioni che è la perizia psicologica. Poco conosciuta, ma molto diffusa. Si racconta la conflittualità dei genitori, dove gli avvocati non aiutano a trovare un accordo, il giudice di fronte a questa conflittualità così forte, visto che non conosce la coppia, chiede una perizia ovvero un approfondimento sulla genitorialità. Un tema molto comune in tutte le separazioni, ma il momento della perizia non è stato mai raccontato come in questo film. Si parla di un dolore familiare e dell’ incapacità di comunicare di questi genitori. L’accento è sul bambino e sull’occhio del bambino e su quanto questo dolore sia visto e vissuto attraverso il piccolo. Da separata potevo capirlo il film”. E ancora: “Spero che questo film spinga le persone a separarsi in modo diverso. Le perizie sono quasi tutte uguali. Ma sono spesso inutili e scatenate dagli avvocati”. Infine Capuano conclude: “Come mantenere lo spirito del bambino? Bisognerebbe frequentarli sempre perché ti portano nel sogno”.

Must Read