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Venezia, in concorso ‘Elisa’ di Leonardo Di Costanzo

Venezia, 4 settembre- “Ho raccontato la colpa in vari miei film. L’idea di quest’ultimo è nata durante la scrittura e la realizzazione di Ariaferma, il mio film precedente, e, in un certo senso, ne rappresenta una continuazione. Se Ariaferma era un film sulle relazioni in carcere, lasciando fuori campo i crimini commessi dai detenuti, Elisa è invece la storia di un percorso interiore, quello di una donna che ha compiuto un atto di estrema violenza. Credo che sia un racconto profondamente politico perché indica una trasformazione. Non si pensa alla vendetta che mi sembra il sentimento più diffuso che stiamo vivendo in questi tempi di orrore”. Così Leonardo Di Costanzo alla presentazione del suo film, Elisa, in concorso a Venezia 82 e da domani nelle sale cinematografiche.

Il film è interpretato da Barbara Ronchi e racconta la storia di Elisa, trentacinque anni, in carcere da dieci, condannata per avere ucciso la sorella maggiore e averne bruciato il cadavere, senza motivi apparenti. Sostiene di ricordare poco o niente del delitto, come se avesse alzato un velo di silenzio tra sé e il passato. Ma quando decide di incontrare il criminologo Alaoui e partecipare alle sue ricerche, in un dialogo teso e inesorabile i ricordi iniziano a prendere forma, e nel dolore di accettare fino in fondo la sua colpa Elisa intravede, forse, il primo passo di una possibile redenzione. E ancora il regista specifica: “Il film si ispira agli studi dei criminologi Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali, che da anni conducono ricerche sull’agire violento e sugli autori di crimini efferati, compresi quelli, come nel nostro caso, non derivanti da marginalità sociali, né da patologie psichiatriche. Crimini che colpiscono profondamente l’immaginario collettivo proprio perché commessi da persone apparentemente insospettabili: una tranquilla coppia, una persona dai modi garbati, una vicina di casa qualunque. Elisa è un personaggio di cui percepiamo la sofferenza, ma anche la freddezza e la capacità avuta nel manipolare le persone a lei vicine. Seguendo la sua vicenda, oscilliamo tra la comprensione del suo percorso interiore e il rifiuto profondo verso chi è stato capace di compiere un atto tanto estremo”.

“Mi ha colpito che non sapevamo in fondo dove ci avrebbe portato questa storia- racconta Barbara Ronchi-. Grazie al criminologo Elisa capisce che il senso di colpa è qualcosa di passivo. E passa da un bisogno narcisistico a un bisogno di comprensione di sé stessa perché quello che la spaventa è quello che c’è fuori dal carcere. Per me è stato un percorso che mi ha portato ad arrivare dove non immaginavo di arrivare”. E Valeria Golino dice: “Il personaggio che interpreto riporta il film a una domanda. Non è un film risposta questo. Ti crea dei punti interrogativi e avevo voglia di entrare in questo mondo così rigoroso e austero che è quello di Leonardo”.

Nel cast anche Roschdy Zem, Diego Ribon, Valeria Golino. All’inizio della conferenza stampa il regista insieme a tutto il cast ha letto un sentito messaggio contro la guerra: “Sentiamo il dovere di chiedere ai governi europei di intraprendere azioni concrete di pressione e boicottaggio per fermare il massacro e le deportazioni della Striscia di Gaza, la colonizzazione progressiva e le aggressioni in Cisgiordania. L’orrore ininterrotto a cui assistiamo da ventitré mesi supera ogni considerazione politica, diplomatica, ogni appartenenza etnica o culturale. Non è vero che non si può fare nulla. La responsabilità è di tutti noi. In primo luogo di chi ci governa perché sta a voi trovare gli strumenti per fermare le stragi. La prima azione è riconoscere immediatamente lo Stato di Palestina e impedire l’occupazione di Gaza City. Rimandare vi rende complici di quei crimini e con voi anche noi cittadini di quel mondo che continua a dichiararsi libero. Non sarà la storia a giudicarci. Noi dichiariamo il massimo sostegno alla missione della Global Sumud Flotilla”.

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