HomeARTICOLIVenezia, in anteprima la serie Netflix 'Il Mostro' di Stefano Sollima

Venezia, in anteprima la serie Netflix ‘Il Mostro’ di Stefano Sollima

Venezia, 4 settembre. “Tutto è cominciato leggendo i libri scritti dagli investigatori e le inchieste giornalistiche. C’era un incredibile quantità di materiale, ma c’era sempre una sorta di tesi di fondo, che era come una verità piegata alla dimostrazione della teoria. Abbiamo voluto raccontare degli episodi monografici su ciascuno dei sospetti, la storia di tutti i presunti mostri in questo processo, e questo ci ha dato la possibilità di non abbracciare una tesi, ma tutte. Siamo partiti dalla pista sarda”.

Così il regista Stefano Sollima alla presentazione, in anteprima fuori concorso a Venezia 82, della serie ‘Il mostro’, in quattro puntate, in arrivo dal 22 ottobre solo su Netflix. Creata dallo stesso Sollima insieme a Leonardo Fasoli, la serie dunque ritorna alle origini del caso del Mostro di Firenze, a partire dalla prima indagine, ricostruendo una delle inchieste più lunghe e controverse della storia italiana. Un racconto che attraversa documenti, ipotesi e piste ancora oggi oggetto di dibattito, ripercorrendo nel particolare quella nota come “pista sarda”. “Con il delitto del 1968 da cui partiamo comincia la ricerca di un possibile assassino- spiega Leonardo Fasoli-. Un assassino atipico perché non avevamo mai avuto delitti di una persona che non conosceva le sue vittime.
Un assassino seriale che opera in una cultura patriarcale e che vedeva le donne come un oggetto.
Siamo partiti da dove nasceva l’idea di un possibile mostro. L’obiettivo primario per lui era la donna, non l’uomo. La donna veniva eliminata in quanto ostacolo. Era ovvio che quella era una violenza di genere
nel contesto culturale degli anni settanta, ma il brodo culturale di oggi è rimasto quello”.

E ancora Sollima: “Non volevo dare una risposta. Semmai provare a porre delle domande intelligenti. Siamo partiti dall’esigenza del racconto. Dovevamo rappresentare l’orrore e abbiamo avuto acceso anche a tutto il materiale fotografico. C’erano molte immagini disturbanti che però facevano parte della storia che stiamo raccontando.
Istintivamente ho fatto vedere solo quello strettamente necessario a comprendere l’orrore. Abbiamo incontrato tutti tranne i parenti delle vittime perché ci sembrava di rinnovare un dolore. Mi sembrava senza senso e indelicato presentarmi per avere loro testimonianze. Ma abbiamo incontrato il procuratore Silvia Della Monica, che ha seguito il caso, e il bambino Natalino Mele”. Sulla ricostruzione precisa delle scene, molte delle quali fatte in base alla perizia balistica (anche se le stesse perizie talvolta si contraddicevano tra loro in base a chi conduceva le indagini), un grande contributo è stato dato da Francesco Cappelletti: “Sono diciassette anni che seguo questa storia
senza aver scoperto chissà cosa.Spero di essere un mostrologo coerente. Forse ancora oggi se ne continua a parlare proprio perché è un pasticciaccio e non c’è un colpevole convincente”.

Sulle possibili reazioni e conseguenze di questa serie Sollima dice: “Sicuramente ci siamo assunti una responsabilità utilizzando i nomi veri. È evidente che ci sarà una reazione, ma il nostro intento è quello di ricordare. Non abbiamo mai pensato alle conseguenze. D’altronde non puoi pensarci prima perché ti inibirebbe nel fare bene il tuo lavoro. Sicuramente ci potranno essere delle reazioni: l’opinione pubblica si potrà riattivare e magati anche le procure”.
La serie tv, una produzione The Apartment – società del gruppo Fremantle – e AlterEgo, prodotta da Lorenzo Mieli, Stefano Sollima e Gina Gardini, vede tra i suoi interpreti Marco Bullitta, Valentino Mannias, Francesca Olia, Liliana Bottone, Giacomo Fadda, Antonio Tintis e Giordano Mannu.

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