martedì, 16 ottobre 2018

Un supereroe tra noi

Un supereroe tra noi

Roma, 17 ottobre (Francesca Palmieri) – Passare da delinquente a supereroe, in una Roma periferica, riscattandosi grazie all’apertura e all’incontro umano? Si può, come mostra Gabriele Mainetti nel suo esordio Lo chiamavano Jeeg Robot, primo titolo italiano della Festa di Roma, che ha sorpreso la stampa per il felice incontro tra cinema di genere e d’autore, ricevendo convinti applausi. Nel film, che uscirà in sala a marzo con Lucky Red, nel ruolo del protagonista c’è Claudio Santamaria, affiancato da Ilenia Pastorelli e da Luca Marinelli.

Enzo Ceccotti è un criminale di borgata la cui vita cambierà all’improvviso: dopo essere entrato in contatto con una sostanza radioattiva presente nel Tevere, scoprirà di avere una forza incredibile e sovraumana. Il primo pensiero è di sfruttare il dono per la sua carriera da delinquente, ma il destino ha in serbo per lui anche altre sorprese, come l’incontro con Alessia, che vive in un mondo tutto suo ed è appassionata di cartoon giapponesi. Al punto che lo crederà il suo eroe preferito…

“Enzo è un deliquente che vive ai margini della periferia e ha scelto una strada che non gli appartiene – dice Mainetti – Non ha un’ambizione criminale importante, si farebbe scrupoli a far del male veramente. Per dare una svolta alla sua vita, il rapporto con l’altro è fondamentale, perchè è grazie ai legami profondi e reali che si apre la corazza e ci si accorge del resto del mondo”.

La gestazione del progetto è stata lunga, spiega il regista: “Ci sono voluti tre anni, un lavoro infinito. Ho avuto una spinta iniziale da parte di Rai Cinema per svilupparlo, ho provato poi a  sensibilizzare alcuni produttori famosi ma senza successo. Ho così provato a costruire da solo la produzione, dovendo imparare tante cose perchè prima di allora mi ero prodotto soltanto dei corti. Ho avuto una grande dose di incoscienza, non esisteva neanche un distributore ma ho sperato che qualcuno lo avrebbe apprezzato e amato come ha fatto in seguito la Lucky Red”.

Anche se difficile, l’autoproduzione ha i suoi lati positivi: “Il segreto per avere libertà creativa è questo”, aggiunge Mainetti, che ha voluto come location la periferia (“Tor Bella Monaca per me ha un fascino irresistibile, le torri nel verde sono molto scenografiche”, dice) che racconta bene il contesto degradato in linea con il protagonista. “Racconta la sua persona – sottolinea il regista – Lo spazio di Alessia invece ha colori, perchè lei è come un arcobaleno che entra nel buio di Enzo. Allo stesso modo, al personaggio del ‘cattivo’ di Marinelli corrisponde un ambiente ostile e spinoso, in cui prevale il rosso che contraddistingue la follia”.

Tutti i personaggi “sono ricchi di fragilità e umanità – afferma Mainetti. Sono proprio le loro fragilità a farceli sentire vicini”. E a chi fa notare che non mancano scene violente, risponde: “Anche Batman è violento. Mi sembrava doveroso mettere quelle scene, il genere è lo strumento necessario per intrattenere ma soprattutto per raccontare una storia. E in una storia come questa non potevo chiudere gli occhi, i personaggi sono affrontati in modo molto diretto e edulcorare le cose sarebbe stato finto”.

Il film non è solo di genere, però, così come non è riconducibile solo al fumetto, perchè tratta temi delicati come la violenza sulle donne e il rapporto con i social network e la tv: “Nel genere siamo entrati in punta di piedi – dichiara il regista – Questa è una storia d’amore con un antagonista, che diventa una favola urbana sui superpoteri ma c’è tanto altro. Non va ridotto a un tentativo di imitazione dei film dei supereroi americani, non potremmo mai farli, non abbiamo i mezzi né i fondi”.

E se Santamaria avesse davvero un super potere, non solo sullo schermo ma anche nella realtà, cosa farebbe? “Entrerei in parlamento brutalmente e quello che succederebbe non lo so… – risponde – Ho sempre ammirato i supereroi, sin da piccolo. E amavo Spiderman, un ragazzo semplice come potrei essere io. Ci piace credere in questi personaggi perchè abbiamo bisogno di rivolgerci a una figura sovrumana, a una divinità. Dietro c’è come la ricerca di Dio che può tutto e potrebbe essere un supereroe. E se qui lo spettatore crede alla realtà fantastica, è merito del lavoro intenso fatto sui personaggi per renderli veri. Questo è assolutamente un film nuovo per l’Italia”.

Si può ipotizzare un sequel? “Se in tanti vedranno il film sì”, conclude Mainetti. A guardare l’accoglienza avuta alla Festa, le buone speranze ci sono tutte…

 

 

 

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