sabato, 28 novembre 2020

Stanley Tucci, gli artisti cercano la verità

Stanley Tucci, gli artisti cercano la verità

Roma, 5 febbraio (di Francesca Pierleoni)  Instancabile, spesso tormentato dai dubbi, affascinante, inquieto, a tratti infantile, generoso, spiritoso, infedele, sempre in contrasto con se stesso nel tentativo di “trasmettere verità”. E’ l’immagine potente e coinvolgente del pittore e scultore svizzero del cantone italiano Alberto Giacometti (1901-1966) che prende forma nella grande interpretazione di Geoffrey Rush per Final Portrait, nuova prova da regista di Stanley Tucci, in arrivo in sala l’8 febbraio con Bim.

La prospettiva scelta dall’attore – regista viene dal racconto autobiografico ‘Un ritratto di Giacometti’ scritto James Lord , Il giornalista e autore americano appassionato d’arte (a interpretarlo è Armie Hammer), che accettò di posare per l’artista in una delle sue ultime opere.

Per Tucci, figlio di un artista e insegnante d’arte, con cui da adolescente ha girato l’Italia, vivendo anche per un anno a Firenze (“ho scoperto e imparato ad amare il Rinascimento fin da ragazzo”), Giacometti ”è uno degli artisti che ho sempre trovato più interessante per quello che è riuscito a compiere nelle sue opere – spiega oggi incontrando i giornalisti a Roma -. Il libro di Lord ha catturato il suo processo artistico al meglio, raccontandone tutte le gioie e le ansie”.

Tucci non crede nei biopic, “perché spesso diventano solo un’esposizione di eventi, condensata in due ore. Trovo sia più interessante concentrare l’attenzione su un periodo ristretto nella vita di un artista, per scoprire l’essenza stessa della persona”.

L’incontro fra Giacometti e Lord avviene a Parigi, nel 1964, con l’artista già famosissimo e molto quotato (anche se i soldi, sembrano interessargli poco, tanto da nasconderli nel suo atelier e poi dimenticarsene). Le iniziali due giornate come modello, richieste allo scrittore, diventano 18: un periodo che permette allo scrittore di entrare nel mondo dell’artista: dai suoi amori, la moglie (Sylvie Testud) e la prostituta, da cui è ossessionato, Caroline (Clemence Poesy) al furore con cui vive il rapporto con l’arte. ”In 35 anni sono stato sempre disonesto, non ho mai portato a termine nulla” dice Giacometti a Lord.

”L’obiettivo di ogni artista è essere onesto – sottolinea Tucci -. Appartiene anche a me la nevrosi, l’ansia, la frustrazione, l’insoddisfazione che si provano nel tentativo di creare qualcosa che sia veritiero, del mostrare la realtà di un’emozione”. Nel rapporto tra Giacometti e Lord, che diventa per forza di cose ‘vittima’ delle pause, le insicurezze e il costante bisogno di ricominciare da zero, del pittore, emerge anche una punta di sadismo: ”Ci sono tracce di sadismo in ogni artista – commenta il regista -. Ho parlato con tre persone che hanno posato per Giacometti quando erano adolescenti e loro mi hanno detto che era esattamente come lo descrive Lord. Un uomo molto gentile, molto coinvolgente, portato a parlare, che si faceva prendere all’improvviso dalla depressione e si arrabbiava, soprattutto con i modelli di età maggiore”. Tucci aveva valutato l’idea di interpretare Giacometti ”ma temevo che il film ne risentisse. La tua attenzione quando dirigi e al tempo stesso reciti è divisa e inevitabilmente qualche aspetto ne risente”.

Comunque l’attore e regista è entusiasta dell’interpretazione di Rush: ”Geoffrey ha potuto fare ricerche per due anni, nel periodo in cui cercavamo i finanziamenti per il film. E prima di girare abbiamo provato tutta la sceneggiatura come se fosse un testo teatrale per una settimana. Era importante che ci fosse una perfetta coincidenza tra fisicità e esercizio artistico. Per Geoffrey la difficoltà maggiore era padroneggiare il pennello e gli eccessi di rabbia alla maniera di Giacometti, ma dal momento in cui c’è riuscito è stato perfetto. Lui, oltre ad essere un attore strepitoso, ha anche un rapporto di gioco con il suo lavoro. Non fermavo mai la macchina da presa, continuavo a filmarlo per conservare tutta la sua spontaneità”.

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