lunedì, 23 luglio 2018

Torna Pixar con Il viaggio di Arlo

Torna Pixar con Il viaggio di Arlo

Roma, 18 ottobre (Francesca Pierleoni) – A pochi mesi dal trionfo planetario con Inside Out, La Pixar Disney è pronta a replicare l’incanto sul pubblico con un nuovo film: Il viaggio di Arlo diretto da Peter Sohn,  nelle sale dal 25 novembre, con una speciale anteprima di 30 minuti alla Festa del Cinema di Roma, che dedica alla società di John Lasseter un retrospettiva.  ”Il punto di partenza per la storia è stato chiederci come sarebbe stata la terra se i dinosauri non si fossero mai estinti” ha spiegato lo story supervisor Kelsey Mann, protagonista di una masterclass. Protagonisti del racconto sono Arlo, dinosauro teenager e uno scatenato ‘cucciolo’ umano, Spot.

Arlo è un giovane apatosauro che fatica a prendersi responsabilità da adulto nella fattoria di famiglia. Reduce dal dolore per una tragedia inaspettata, l’incontro/scontro con un piccolo e selvaggio umano, agile come uno scimpanzé, ottimo cacciatore, ma che non sa parlare, lo fa cadere in un fiume che lo trasporta via da casa. Il dinosauro, terrorizzato e sperduto, riesce a sopravvivere proprio grazie al bambino, ribattezzato Spot, e con lui si mette in viaggio verso la sua valle. Un percorso ricco di incontri, come quello con i ‘mandriani’ T Rex. “E’ quello che accade in molte culture – spiega Mann – dove l’adolescente, lasciato da solo nella natura, deve saper tornare a casa, per dimostrare di essere cresciuto”.

Il film è un dog-boy movie ma a parti capovolte – sottolinea Mann, già story supervisor di Monster University e autore del corto Party central -. Qui il ragazzo è un dinosauro, pieno di paure, nel pieno del passaggio tra l’infanzia e l’adolescenza e il ‘cane’ un bambino preistorico, coraggioso e intraprendente”. Decidere come mostrare una Terra ancora popolata di dinosauri ha richiesto tempo. Il film ha avuto una gestazione di cinque anni e a circa metà lavoro è stato tolto dal progetto il coregista e autore dell’idea originale, Bob Peterson. “Abbiamo esplorato varie direzioni – aggiunge Mann – non volevamo un mondo tecnologico con i dinosauri che guidassero le auto. Ci è venuta così l’idea della grande frontiera”. Ambientazioni maestose rese con una straordinaria veridicità, anche grazie ai viaggi degli animatori in Oregon, Montana e Wyoming.

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