mercoledì, 15 agosto 2018

Tomlin da Nashville a Grandma

Tomlin da Nashville a Grandma

Roma, 22 ottobre (Francesca Pierleoni) ”La cosa importante era rompere gli stereotipi. Per me sesso, età, orientamento sessuale non dicono nulla sull’umanità delle persone”. Lo spiega a Roma Paul Weutz, regista della dramedy Grandma, presentata da Alice nella Città alla Festa del Cinema. Il film, a 40 anni dalla nomination per Nashville di Robert Altman,  secondo molti critici, potrebbe riportare la protagonista Lily Tomlin, in corsa per l’Oscar grazie alla sua straordinaria performance nei panni di una nonna lesbica alle prese con una nipote adolescente incinta (Julia Garner).

 

”Quando mi sono messo a scrivere, non ho detto subito a Lily, che è un’amica, di aver pensato a lei per la storia – spiega il regista, oggi a Roma -. Avevo paura mi dicesse di no perché il ruolo le assomiglia, è un po’ una sua biografia, ed è la prima volta che racconta sul grande schermo certe cose”. L’attrice, classe 1939, che al momento sta riscuotendo grande successo anche con la sitcom su Netflix Grace e Frankie, interpretata con Jane Fonda, è stata fra le prime ad Hollywood a rivelare la sua omosessualità, ed è legata sentimentalmente da oltre 40 anni all’autrice e produttrice Jane Wagner, che ha sposato nel 2013.

”A volte nei film rendiamo i personaggi inumani perché li vogliamo perfetti. Invece quello di Lily è pieno di difetti, sa essere la persona più intelligente del mondo e la più stupida. Ha dovuto combattere tutta la vita, e qui lo fa per sua nipote”.
Nel film interpreta Elle, poetessa ed ex docente universitaria, dal carattere difficile e i modi bruschi. Ha perso da un anno e mezzo la sua compagna di vita, morta di cancro e sta chiudendo la breve relazione con un Olivia (Judi Greer), molto più giovane di lei. In una giornata già complicata, bussa alla sua porta la nipote adolescente Sage (Garner) rimasta incinta, che le chiede 600 dollari per abortire. Elle, al momento a corto di liquidi, inizia con la ragazza un giro di incontri legati al suo passato in cerca della somma necessaria, sperando di non dover andare da sua figlia Judy (Marcia Gay Harden), manager di successo con cui i rapporti sono tesi…
Il film ”ha una dimensione politica, una culturale e una personale – aggiunge Weitz -. Si raccontano tre generazioni di donne: la nonna, che ha lottato per i diritti e il potere delle donne, la madre Judy che ha beneficiato dell’impegno della madre, e Sage, che non riesce ad avere alcun tipo di potere. Vorremmo che i cambiamenti nella società fossero lineari, ma invece non è così, sono pieni di curve e passi indietro”.

Leggi anche