domenica, 11 dicembre 2016

The last laugh, tragedie da ridere

The last laugh, tragedie da ridere

Roma, 15 ottobre (Fr.Pierl) – I comici ‘sono la coscienza delle persone, possono dire ed andare in ogni direzione, anche quando è di cattivo gusto’’. Parola di un genio della comicità come Mel Brooks, protagonista insieme a colleghi di tre generazioni, da Carl e Rob Reiner a Sarah Silverman, lary Charles (Borat) di The Last laugh il documentario di Ferne Pearlstein, che esplora, il rapporto fra umorismo e temi sui quali per alcuni non c’è niente da ridere. Partendo dala tragedia dell’Olocausto fino all’11 settembre.
i Il film non fiction, nella selezione ufficiale della Festa del Cinema di roma, 70 anni di comicità controcorrente, tra cinema, tv, teatro e letteratura. Un percorso che indaga su coraggio e autocensure, di chi ha usato la risata come strumento di consapevolezza e libertà. Con opere che hanno entusiasmato o diviso. Ad esempio, da Mel Brooks (uno dei primi a infrangere i tabù facendo di Hitler e la persecuzione degli ebrei materia da commedia musicale in Per favore non toccate le vecchiette!) arriva un parere lapidario su La vita è bella di Benigni: ‘’è il peggior film mai fatto, per come cerca di fare umorismo superficiale su ciò che accadeva nei campi concentramento’’. Mentre Abraham Foxman, della Anti Defamation League, spesso critica nei riguardi dell’ umorismo sull’Olocausto ha amato profondamente il film del comico toscano: ‘è bellissimo e commovente, ’soprattutto per come racconta il modo in cui un padre tenti di proteggere il figlio’’. Si parla anche del famoso filma ‘fantasma’ realtà, sul tema di Jerry Lewis,’The day the clown cried’ su un clown finito in un campo di concentramento che prova a tenere allegri i bambini prigionieri. Lewis, regista e protagonista del film, decise una volta terminato, di non farlo mai uscire, giudicandolo ”un fallimento totale’’.

Allo sguardo su fin dove possa, o debba, spingersi la comicità, dalle censure subite da Lenny Bruce alle battute sulle Twin Towers di Chris Rock, la regista unisce le esperienze reali di alcuni sopravvissuti all’Olocausto. Con il racconto di come nei cabaret voluti dai nazisti in alcuni campi, ”facessimo spettacoli che loro non capivano, per prenderli in giro e darci forza” dice un ex prigioniera, o attraverso il ruolo che ha avuto lo humour per superare il trauma. E’ il caso di Renée, 91 enne, che era stata internata Auschwitz: ”A guerra finita, una volta nata mia figlia, sapevo di dover ricominciare a sorridere per lei”.

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