lunedì, 24 aprile 2017

Il successo è donna

Il successo è donna

Roma, 2 marzo (Fr. Pierl) –  La croata Ana, Ljuba, serba, Radi, bulgara, Sihem tunisina, e Sonia, cinese:Cinque donne immigrate ” che hanno avuto la forza di lasciare il loro paese e realizzare il loro sogno in Italia”, spiega la regista Elisa Amoruso, sono le protagoniste del suo documentario Strane Straniere, che dopo il debutto alla Festa del Cinema di Roma, sarà in sala dall’8 marzo con Luce Cinecittà

Un film che nasce dal progetto fotografico/antropologico di Maria Antonietta Mariani ( anche coautrice della sceneggiatura) che di storie ne aveva raccolte in origine 15. ”Ce ne sono molte di donne immigrate che hanno avuto successo come imprenditrici in Italia, ma non siamo abituati a conoscerle, prevale sempre nei racconti sul tema, il lato faticoso dell’immigrazione, pochi guardano a quello che succede dopo l’accoglienza” spiega l’antropologa.

Lo ha fatto il documentario, che unisce  i cinque racconti attraverso una prospettiva intima. Sonia,
proprietaria di uno dei ristoranti cinesi più conosciuto di Roma, è allegra, aperta e sempre in moto. Mentre si occupa dei preparativi per il capodanno cinese, parla con grande sincerità anche della complessa situazione con il marito. ”Ora è tutto risolto – precisa sorridendo in conferenza stampa – se i cinesi vedessero questo film penserebbero che sono veramente strana. E’ raro per noi esprimere così le nostre emozioni”.

La tunisina Sihem ha creato una casa famiglia per anziani, e con l’associazione benefica da lei fondata, La palma del dud, offre sostegno anche pratico, con pacchi di viveri,  a italiani e stranieri in difficoltà economiche.  ”Nel film emerge anche il nostro disagio nel farci riprendere, perché non siamo attrici, ma donne vere, non abbiamo recitato. Dedico i riconoscimenti che sta ricevendo il film (tra cui il premio Afrodite per il miglior documentario che verrà consegnato alla regista l’8 marzo), a tutte le donne  che ancora subiscono soprusi e violenze in tutto il mondo”.

La bulgara Radi, dopo la fine del matrimonio con un italiano per il quale si era trasferita nel nostro Paese, ha messo a frutto la sua passione per il mare e a Carrara ha creato con delle amiche la cooperativa di sole donne,  “Bio e mare”, che prepara salse di pesce. Per lei e le sue socie si sta anche realizzando il sogno di avere un peschereccio tutto loro.

E c’è l’amicizia ventennale tra Ana è croata, Ljuba è serba, che si sono conosciute proprio a Roma in un ufficio documenti. Sposate entrambe a italiani, gestiscono insieme l’Atelier, una piccola galleria d’arte nel centro di Roma. Un’attività che riescono a portare avanti anche se ora Ljuba si è trasferita a Francoforte con la famiglia. ”E’ importante raccontare queste storie – dice Ana, architetto –  per fare accorgere le persone di quanti stranieri come noi hanno intorno a loro. Gli immigrati non devono essere uno spauracchio”.

Elisa Amoruso, già autrice del pluripremiato Fuoristrada, ha voluto mettere in rilievo ”come queste siano storie molto normali,  ma sembrano diverse perché appartengono a straniere. Trovo che abbiano come filo comune l’emancipazione di cui sono le cinque donne state capaci e i rapporti sentimentali sbagliati che alcune di loro hanno avuto”. Come in Fuoristrada ”la minoranza non è raccontata come un’emergenza ma come un valore aggiunto”.

 

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