venerdì, 18 settembre 2020

Sorrentino, Berlusconi tra sentimenti e paure

Sorrentino, Berlusconi tra sentimenti e paure
Photo Credit To Gianni Fiorito

Roma, 2 maggio (di Francesca Pierleoni) /servizio video) – Loro “non è un film schierato o ideologico, è esattamente l’opposto. Raccontare Berlusconi o il berlusconismo sarebbe stato fuori tempo massimo, non mi interessava. Ho voluto puntualizzare invece la dimensione dei sentimenti dietro l’uomo politico, il mio non è ne’ un attacco ne’ una difesa”. Lo chiarisce subito Paolo Sorrentino, in conferenza stampa dopo la proiezione della seconda parte del suo dittico sul leader di Forza Italia, Loro 2, in arrivo in sala il 10 maggio con Universal. Accanto al regista, i due straordinari protagonisti, Toni Servillo e Elena Sofia Ricci, insieme a buona parte degli interpreti delle tante tessere del puzzle composto dal regista premio Oscar, tra realtà e invenzione, cronaca e libertà creativa. Fra gli altri. Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Anna Bonaiuto, Roberto de Francesco, Alice Pagani, Euridice Axen, Giovanni Esposito, Fabizio Bentivoglio.

E proprio il gioco in molti articoli e commenti sul web, dopo l’uscita di Loro 1, per cercare di riconoscere i veri personaggi, dietro i ruoli, è per il cineasta “anche legittimo ma un po’ da rotocalco d’antan. Non ha senso farlo. Nella misura in cui ci sono personaggi reali ho messi i veri nomi, gli altri non lo sono. Il personaggio di Fabrizio (Bentivoglio) ad esempio non è Bondi, anche se come lui e metà degli italiani dice poesie, e Kasia non è Sabina Began. Non si scherza su persone che non volevo chiamare in causa”.

Il rapporto al capolinea fra Berlusconi (Servillo) e Veronica Lario (Ricci), è stato “il punto di partenza, volevo raccontare una storia d’amore. Poi il film prende altre direzioni, forse troppe, non lo so. Pensavo fosse il modo più efficace e forse anche più inedito per raccontare persone di cui si è visto e letto tanto”. L’ex moglie del Leader di Forza Italia dà voce, in una delle scene più intense, anche “una serie di domande che molti avrebbero voluto fare a Berlusconi ma questo non significa che io sia d’accordo con lei o con lui. Il senso era mettere in scena tante forme di paura, come quella della vecchiaia, che Berlusconi ha, e quella della morte che abbiamo un po’ tutti. Come dice anche Umberto Contarello (cosceneggiatore) questo è un film in costume ma sui sentimenti delle persone, che rimangono gli stessi anche in quel periodo storico, dominato da un prorompente vitalismo, che come sempre capita, è seguito da un’inevitabile delusione”.

Per costruire il suo Berlusconi, “è stata una fortuna aver fatto Il divo (su Giulio Andreotti, ndr), un film di cui sono orgoglioso. Ho messo a confronto l’uno con ‘altro – spiega Toni Servillo -. ‘Divo’ era una qualifica che si attribuiva agli imperatori romani. (Andreotti) si muoveva totalmente nei palazzi della politica con un’introversione, che alimentava il mistero e il segreto. Mentre questo (Berlusconi) è un divo estroverso, che si pone al centro della scena politica, è come un personaggio da cinema. In Loro 1, lo vediamo occupare in maniera ossessiva, l’interiorità di chi tenta affannosamente di imitarlo senza riuscirci. Avevamo l’idea di un totem, che nel suo buen retiro sardo, si alimenta del potere, non pianifica ma aspetta il momento di rientrare in scena”.

Elena Sofia Ricci fa “un po’ fatica a parlare del personaggio reale, esistente che ho cercato di interpretare. Certo, ho letto la biografia su di lei (‘Tendenza Veronica’ di Maria Latella, ndr), che mi ha permesso di conoscerla di più. Nella sceneggiatura, però ho visto cose riferibili a lei ma che riguardano tutte noi donne, e non solo, come il disincanto, la fine di un amore importante, sentire un progetto sgretolarsi sotto le mani, la paura di sfiorire. Mi sono fatta guidare da Paolo come una danzatrice di tango, ho messo nel personaggio i miei sentimenti di donna di 56 anni e tutto quello che ho vissuto. Quel senso della difesa della dignità mi sembrava universale. Mi ha aiutato a interpretare il ruolo un senso di pietas profonda. Toni poi è un gigante, è molto semplice lavorare con lui”. Parecchi italiani “si possono riconoscere in Veronica, anche gli uomini e penso fosse l’intento di Paolo e Umberto. Quando siamo andati a vedere Loro e io ci ho visto noi, nelle parti più belle e più brutte. Per questo è un film potente, fa fare quasi un’esperienza fisica”.

Comunque, aggiunge Sorrentino “non volevo fare un film sugli italiani in generale, perché ne esistono anche altri, ma su una parte e su dei sentimenti universali. Non racconto solo alcune forme aberranti di libertà ma anche delle caratteristiche positive, come l’eroismo che emerge nella parte finale”. Nessuna volontà però di giudicare, chi ha ha visto in Berlusconi un modello: “mi terrei lontano dal fare classifiche tra le persone, quando ci sono in gioco paure e dolori. Il film racconta un universo in difficoltà, che riguarda tutti”. E il suo sguardo dov’è? “nel tono che ho adoperato, centrato su una parola che ora gira per fortuna molto, la tenerezza. Non volevo puntare il dito contro nessuno, sarebbe stato presuntuoso. Io credo ancora che un film o un libro possano essere gli ultimi avamposti della comprensione anche se questo ti espone a giudizi non gradevoli”.

Nei commenti degli altri attori, è un coro di giudizi entusiastici sulla lavorazione e sul lavoro per i personaggi: da Giovanni Esposito (“il mio Apicella di paure ne ha tantissime, come quella di allontanarsi dal ‘sole”) a Kasia Smutniak: “Kira è come una donna innamorata, che vede la sua paura più grande concretizzarsi, sa di essere sostituibile”. Anna Bonaiuto, in Cupa Caiafa (“il nome viene da una strada di Napoli”), apparente fedelissima dell’ex cavaliere ha messo nel ruolo “un po’ di queste signore che ci sono nel nostro immaginario, con molti capelli, molte extension, che si ergono a paladine”. Scamarcio interprete di Sergio Morra simil Tarantini racconta di aver “anche rischiato la vita durante le riprese, volando giù da un cammello. I set di Paolo sono esperienze incredibili, ti fanno spettatore”. Per Bentivoglio, Santino, ex ministro berlusconiano che cerca di complottare contro il leader “è come un mutante che cambia comportamento a seconda di chi abbia di fronte. Può ricordare qualcuno che abbiamo vicino tutti, ci si può riconoscere anche nei comportamenti più abbietti”. Infine, per De Francesco nella parte di Fabrizio, ‘procacciatore’ di donne per Berlusconi “è stato un bellissimo gioco, non sempre giocoso, reincarnare un’epoca nella quale ci siamo trovati con l’acqua riuscendo a non affogare, ma con molti momenti irrespirabili”.

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