mercoledì, 23 agosto 2017

Skolimowski Leone alla carriera

Skolimowski Leone alla carriera

Lido di Venezia, 31 agosto (Fr. Pierl) – Il Leone d’oro alla carriera, “per quanto ho fatto e spero quanto farò, dovrò sapermelo meritare”. Così il grande regista polacco Jerzy Skolimowski ha commentato il riconoscimento ricevuto da Jeremy Irons, durante la serata d’apertura della 73a Mostra del cinema di Venezia.

Classe 1938, il cineasta, scrittore, sceneggiatore, attore (da Ingenui perversi di Wajda a The Avengers), Skolimowski, nell’arco di quasi 60 anni, di cui alcuni in esilio dalla Polonia comunista, ha voluto raccontare “gli outsider. Mi interessano le persone ai margini della società, i perdenti, quelli che non trovano un posto nella vita, nel mondo. Anch’io sono stato migrante, so come ci si sente quando devi trovare un nuovo posto dove vivere. Per lui i migranti “sono uno dei problemi più importanti della nostra epoca ma meritano di essere guardati con empatia. Il cinema dovrebbe farne uno dei propri argomenti principali nel futuro”. Alcuni di loro, aggiunge “sono figure tragiche, altri possono avere anche scopi nascosti. In ogni caso il giudizio su di loro non non deve basarsi sui pregiudizi”.

Tornato a vivere e lavorare in Polonia da circa 10 anni, ha vinto, fra gli altri, nel 1967 l’Orso d’oro a Berlino per Il vergine, a Cannes nel 1978 il Gran premio della giuria per L’australiano e nel 1982 il Premio per la sceneggiatura con Moonlighting , e nel 2010 con Essential Killing il Gran premio della giuria alla Mostra di Venezia, dove l’anno scorso era in gara con l’adrenalinico 11 Minutes. Un giornalista polacco, accennando al ritorno di alcune forme di censura nel Paese gli domanda quanto sia dannoso non potersi esprimere liberamente: “qualsiasi forma di censura è negativa e va contrastata. Anche se sotto il regime comunista cercavamo di sviarla, utilizzando dei simboli, e questo in qualche modo ha aiutato la nostra creatività. L’ho fatto anch’io ma una volta ho esagerato quando in ‘Mani in alto!’ ho messo un manifesto di Stalin con 4 occhi. Quello l’ha capito pure la censura e sono stato bandito” ricorda ironico.
“Conosco Jerzy da tantissimi anni, mi ha insegnato anche a bere bene la tequila – dice sorridendo il direttore della Mostra Alberto Barbera -. Mi ha fatto conoscere Michael Cimino, una delle cose per cui gli sarò sempre grato come lo sono per il suo cinema. La sua grandezza penso non sia ancora riconosciuta appieno. Questo Leone è un piccolo risarcimento”. Il secondo riconoscimento alla carriera quest’anno andrà a Jean-Paul Belmondo. “D’ora in poi – ha spiegato Barbera – assegneremo sempre due Leoni alla carriera, uno a un grande regista ed unoma un grande attore o una grande attrice

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