venerdì, 18 agosto 2017

Parte raccolta fondi per la Sala Troisi

Parte raccolta fondi per la Sala Troisi

Roma, 21 maggio – (Red. Cin) – L’associazione “Piccolo Cinema America” lancia una raccolta fondi per completare la ristrutturazione della sala Troisi, di cui ha ottenuto l’assegnazione mediante un concorso pubblico, in modo di poterla farla ripartire dopo anni di chiusura.

”Purtroppo – racconta Valerio Carocci, in qualità di presidente dell’associazione assegnataria – questo cinema, che in apparenza sembrava pronto all’uso, dopo un’analisi tecnica approfondita successiva all’assegnazione, si è rivelato invece privo di qualsivoglia agibilità e certificazione, ma non privo di abusi edilizi e difformità con catastali. La Sala Troisi è l’emblema di quella tendenza tutta italiana ad appellarsi ad una legalità tanto opprimente quanto, in fin dei conti, vacua poiché non sostenibile da quegli stessi enti che se ne fanno promotori.
In questo edificio, che dal 1997 al 2013 ha esercitato al pubblico senza alcuna autorizzazione, sono necessarie verifiche delle strutture portanti dei solai ed ingenti lavori di manutenzione straordinaria: interventi edili per l’adeguamento delle uscite di emergenza e delle vie di esodo; demolizione e ricostruzione dell’impianto di areazione; verifica profonda e relativo adeguamento dell’impianto elettrico; sostituzione di ogni materiale tessile; digitalizzazione della cabina di proiezione.

Affinché almeno questa sala riapra, siamo disponibili noi a ripristinare una legalità là dove questa è stata svuotata di significato. Pertanto, nonostante spetti alla proprietà farsi carico delle risorse indispensabili al processo di riattivazione, siamo disponibili ad investire le nostre energie, il nostro tempo ed il nostro denaro, purché l’onere economico, come disposto nel bando pubblico, venga scomputato dal canone di concessione convenzionalmente concordato e cioè dalla quotazione di mercato abbattuta dell’80%.

Dopodiché il nostro progetto gestionale e di ristrutturazione è pronto per essere realizzato.
La Sala Troisi prenderà il nuovo nome di Cinema Troisi – dichiarano gli architetti Raffaella Moscaggiuri e Claudia Tombini – e la sua definizione funzionale, oggi data da ogni singolo e specifico ruolo, è pensata per consentire in futuro differenti attività e modi di uso, capaci di rispondere sia alle attese del progetto culturale proposto, e risultato vincitore, che alle attese di un pubblico aperto e non ristretto in categorie.
Il progetto, come si può vedere dai diversi elaborati, si basa essenzialmente su una rifunzionalizzazione dei locali esistenti: sarà infatti mantenuta l’unicità della sala cinematografica con 298 poltrone ed il foyer-bar, che sarà flessibilmente allestito come videoteca, biblioteca cinematografica, esposizione, infopoint, postazioni internet, ecc. L’unico intervento di maggiore complessità è lo spostamento degli impianti di areazione sulla copertura piana esistente in diretta corrispondenza alla sua attuale area di pertinenza; tale disposizione consentirà la creazione, all’interno dell’ex locale tecnico, di una sala lettura di 150mq fruibile h24 con 50 singole postazioni studio. Sempre nello stesso locale sarà quindi ripristinata la vetrata originaria, oggi purtroppo non più presente, restituente la corrispondenza assiale, progettata da Luigi Moretti, tra i due corpi di fabbrica adiacenti alla prima terrazza che, oggi inutilizzata, potrà ospitare un’area studio all’aperto in continuità con quella interna o, in alternativa e all’occorrenza – concludono gli architetti – una piccola arena all’aperto per proiezioni estive.

Per quanto concerne la gestione del cinema – riprende Carocci – ci lasceremo ispirare dalla multiprogrammazione e dalle iniziative proposte dal Beltrade di Milano, dallo Stensen di Firenze, dal CinemaZero di Pordenone e dal PostModernissimo di Perugia tutte sale indipendenti che, diventate reali catalizzatori di nuovi spettatori, riescono a dare visibilità e spazio anche alle opere più piccole e sconosciute. È dai loro progetti di gestione che abbiamo trovato spunto per dare spazio sia a prima visione e seconda visione, che retrospettiva. Inoltre, come avviene in queste realtà, anche nel Cinema Trosi non sarà il film a fare il pubblico, bensì il lavoro quotidiano sul territorio, l’identità del cinema e la sua conseguente umanizzazione in quanto operatore culturale. Il Troisi, attivandosi come catalizzatore di nuove energie, costruirà attorno alle proiezioni cinematografiche delle vere e proprie comunità temporanee, che tradotte in termini economici, rappresentano anche risultati molto interessanti in termini di incassi cinematografici. Abbiamo conosciuto, visitato, ascoltato e seguito queste realtà, ognuna di loro ci ha regalato un pezzettino per costruire la gestione del Cinema Troisi e chissà se, crescendo, non si riesca a mettere finalmente insieme le forze per una futura più grande avventura.

Alla base di tutto ciò – sottolinea Valerio Carocci – vi è quella peculiare concezione della sala cinematografica sperimentata nel Cinema America e successivamente definita nell’esperienza del Festival di Trastevere: l’esercizio cinematografico come vero e proprio operatore culturale, in grado di stimolare e al tempo stesso vivere del protagonismo attivo del suo pubblico.
A forgiare questo spazio, che vuole essere l’armatura con cui difendere e legittimare il lavoro di realtà come la nostra, c’è una forte esigenza sociale, politica e antropologica: ricreare uno spazio in cui sia possibile abitare le relazioni umane. È questo – prosegue — ciò che manca oggi ai ragazzi come noi: luoghi e strumenti attraverso cui costruire un sapere e un’esperienza comuni, indispensabili alla costituzione di una società guidata non dall’interesse del singolo, ma dal bene della collettività. Vogliamo rovesciare quella logica perversa che trasforma il bisogno del cittadino in occasione di consumo e la dimensione urbana in spazio di mercato: nel Troisi vogliamo creare un vero e proprio presidio di valori, che possa rispondere alle esigenze e ampliare le potenzialità di chi quotidianamente lo attraversa. L’obiettivo, infatti, è, creare una continua osmosi tra la gestione e la fruizione della sala, tradurre in questo spazio il processo partecipativo dei cittadini, come previsto per la gestione della biblioteca-aula studio, attraverso cui si vuole promuovere lo sviluppo delle soggettività nell’ottica di una progettualità condivisa, rivendicando la necessità di una cultura accessibile a tutti.
Immaginiamo questo cinema come un bene di città divenuto interiore, vissuto in prima persona dai cittadini e da tutti coloro i quali attraverseranno la capitale, colto nell’onnilateralità dei suoi frutti, curato nell’eterogeneità dei suoi semi. Lo immaginiamo come una piazza aperta al passaggio e alla sedimentazione e sviluppo del movimento politico, sociale e culturale romano – e perché no, anche italiano.

Per realizzare questo progetto – facendoci carico delle mancanze dell’amministrazione comunale – è necessario un investimento di circa 400.000,00 euro, di cui 120.000,00 sono stati già raccolti dal Piccolo America in questi due anni di attività. Mentre per almeno 40% della spesa totale lavoreremo affinché venga coperto dal TAX CREDIT e/o dai contributi selettivi della nuova legge cinema, varata dal MIBACT a sostegno della riapertura delle sale dismesse. Per lo scoperto di ulteriori 120.000,00 chiediamo aiuto a tutti i cittadini, ad ogni istituzione pubblica o privata, alle realtà sociali e culturali, al mondo cinematografico e più in generale della cultura.

Chiediamo ad ognuno di fare una piccola donazione sul sito www.cinematroisi.it – conclude il portavoce degli ex-occupanti del Cinema America – per sostenere la realizzazione del progetto, dimostrare che non si possono più attendere i tempi pachidermici di Roma Capitale e consentire ad ognuno di noi ragazzi, insieme all’intero tessuto sociale cittadino, di stringere i pugni e, per parafrasare una canzone che ci ha sempre incoraggiati, “di non lasciargliela vinta nemmeno un momento e creder solo a quel che vediamo dentro.”

Leggi anche