sabato, 16 novembre 2019

Il meglio deve ancora venire, amicizia, malattia e bugie

Il meglio deve ancora venire, amicizia, malattia e bugie

Roma, 24 ottobre (fr. Pierl) Una storia d’amicizia, messa alla prova da malattia, segreti, malintesi e bugie. E’ ‘Il meglio deve ancora venire’ di Matthieu Delaporte et Alexandre De La Patellière, già autori, fra gli altri, di un successo globale come Cena tra amici (Le prénom), che ha avuto anche un remake italiano, Il nome del figlio. Il nuovo film presentato in anteprima mondiale alla Festa Internazionale del Cinema di Roma, uscirà in Francia tra pochi giorni e in Italia ad aprile con Lucky Red. L’idea è nata proprio dopo Cena tra amici, “con cui fra versione teatrale e cinematografica abbiamo girato il mondo. Una gioia che poco dopo è stata ribaltata dalla morte, per tumore, di una delle protagoniste del film, Valérie Benguigui (nel 2013). Abbiamo voluto raccontare uno di questi terremoti che ci presenta la vita, dove si può passare improvvisamente dalla felicità al dramma” spiegano i due registi e sceneggiatori oggi a Roma. I due protagonisti sono arrivati solo in serata e sono passati rapidamente sul red carpet, sotto la pioggia, per poi fermarsi a fare foto con qualche fan all’interno Nella dramedy c’è un enorme malinteso alla base della storia. Nasce dalla radiografia fatta da César (Bruel) iperattivo e gaudente uomo d’affari in rovina, utilizzando la carta sanitaria (che lui non ha) dell’amico Arthur, docente di medicina e ricercatore posato ma iperansioso. L’analisi rivela una malattia terminale per César, ma Arthur nel tentativo di comunicare la terribile notizia all’amico, gli fa intendere di essere lui il malato e non ritrova il coraggio per dirgli la verità. Un equivoco che alimenta una corsa contro il tempo da parte di entrambi realizzare una serie di ‘ultimi desideri’.

Durante le preparazione del film, la storia ha avuto un risvolto ancora più personale, Delaporte ha scoperto di avere un melanoma, rivelatosi benigno: “Avevo deciso di non dire nulla in famiglia, fino al risultato della biopsia, e così abbiamo pensato a inserire nella trama anche l’elemento del dire e non dire”. Lo spirito che li ha guidati è quello “del grande cinema popolare italiano e francese, che non aveva paura di toccare temi difficili, facendo uno slalom fra tutti i sentimenti. Oggi invece in questa sociètà edonista, si preferisce fuggire da argomenti come malattia e morte”.

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