venerdì, 15 novembre 2019

Fremaux, Venezia? Fa il suo gioco con Usa e Netflix

Fremaux, Venezia? Fa il suo gioco con Usa e Netflix
Photo Credit To Pietro Coccia

Roma, 24 ottobre – Netflix e Venezia, che quest’anno secondo molti critici ha superato per caratura l’edizione di Cannes 2018. Due temi ‘cladi’ che Thierry Fremaux, il delegato generale (a fine mandato) della kermesse francese non ha avuto nessuna paura di affrontare nell’incontro ravvicinato di cui è stato protagonista alla Festa del Cinema di Roma.

“Venezia fa il suo gioco, ha ragione a mostrare i film Netflix da noi rifiutati e tanti film hollywoodiani, perché la stampa è ossessionata dagli Oscar – spiega -. Per loro conta di più una serata a marzo ad Hollywood che sei mesi di cinema da luglio a dicembre”. Se poi e poi “si vuole che Cannes diventi un Festival americano spostiamolo a settembre, così potremmo presentare i film da Oscar. Mi chiedo perché mai la stampa voglia sincronizzare i propri orologi sul cinema americano”.

Quello che cambia è il cinema, non sono i festival – sostiene . Si deve reinventare, in un periodo di crisi, di rottura”. E il veto sulla Croisetta a Netflix, sembra avere i giorni contati: “oggi, probabilmente, con l’arrivo delle piattaforme alla Netflix e del consumo individuale, è Edison ad essersi vendicato. Questa vendetta non è una rivalità, ma la somma di due cose. Oggi possiamo andare al cinema e possiamo anche fruire del cinema con altre apparecchiature”. II dirigenti Netflix “sono amici, è un momento di grandi cambiamenti. E la Francia poi è un paese che ha bisogno di tempo per accettare le cose”.

Per Fremaux non è vero che Cannes abbia avuto una posizione dura contro Netflix. Nel 2017 abbiamo invitato due loro film in concorso, quest’anno il consiglio d’amministrazione mi ha domandato di non invitarli, se non fuori concorso, laddove non sia prevista un’uscita in sala”. Gli esercenti francesi “sono inquieti protestano con ragione, li capisco dal loro punto di vista. Dal mio, voglio prendere tutti i film che meritano”.E il delegato generale di cannes ha qualche bordata anche per i giornalisti, che quest’anno non sono stati teneri con la sua selezione: “Truffaut raccontava che quando era critico andava a vedere i film insieme al pubblico, solo dopo iniziarono a fare proiezioni con la stampa, che smise quindi di vedere le pellicole con il pubblico. Poi sono arrivati i dvd per i giornalisti, poi i link internet per i giornalisti, che hanno così iniziato a vedere i film sul computer, in poltrona. Anche i giornalisti devono tornare nelle sale, pagare il biglietto, devono ritrovare il desiderio del Cinema”.

Leggi anche