domenica, 22 ottobre 2017

Dove va il cinema italiano?

Dove va il cinema italiano?

Roma, 14 giugno (Fr. Pierl) – Un confronto aperto tra produttori, autori, distributori, esercenti. E’ stato il senso di ‘Dove va il cinema italiano?’, il convegno organizzato a Roma dall’Anica.

Tra le notizie, quella offerta in apertura di mattinata da Dario Franceschini: ”Per Cinecittà dal cda sono state avviate ieri le procedure per farla rientrare completamente nella sfera pubblica, anche grazie alla norma approvata in Parlamento che punta a farla diventare una cittadella del cinema e dell’audiovisivo, coinvolgendo anche la Rai – Ha detto il ministro dei Beni culturali -. “Ora che le procedure sono avviate – ha aggiunto – mi auguro si proceda velocemente e in modo trasparente”.

Tra i temi più al centro del dibattito, cui hanno partecipato fra gli altri, Clauio Giovannesi, Giampaolo Letta, Nicola Guaglianone, Angelo Barbagallo, il presidente della fondazione Cinema per roma Piera Detassis, Francesca Cima, e Andrea Occhipinti, anche i tempi dei decreti attuativi della nuova legge sul cinema: ”Entro l’inizio dell’estate penso avremo già emanato il piano attuativo della legge cinema e nei mesi successivi avremo tempo per eventuali correzioni” ha ribadito Franceschini. “Entro fine giugno ne avremo emanati 14. Su sei aspettiamo la bozza di testo definitivo ascoltando, come abbiamo scelto di fare in tutto questo lavoro, i pareri delle associazioni di settore”. Una dichiarazione ben accolta dal presidente dell’Anica Francesco Rutelli , che aveva lamentato in un’intervista al Corriere della Sera, i tempi troppo lenti del provvedimento: “Noi vogliamo che la legge sul Cinema sia attuata nel modo più semplice e veloce possibile e che non abbia trasformazioni rispetto al suo impianto. Mi pare che il ministro Franceschini sia ben sintonizzato su questo”.

Durante il convegno si è tornati anche sui dati fra luci ed ombre sul cinema italiano. L’anno scorso, per l’effetto Zalone e Perfetti sconosciuti sono aumentati per i film italiani presenze (da 21,2 milioni di spettatori del 2015 a 29,9 milioni del 2016) e incassi (da 132,1 milioni a 190,4 milioni di euro), ma sono numeri inferiori a quelli che avevamo per i film italiani nel 2010 (32,5 milioni di spettatori e 199,7 milioni al botteghino). C’è “un problema tutto italiano – dice Franceschini – facciamo tanti tanti film (l’anno scorso 142, rispetto ai 125 del 2015), più degli altri Paesi europei e molti non vanno bene”. Per il ministro “l’equilibrio indispensabile, ma non semplice, che cerchiamo con la nuova legge è sostenere sia l’industria cinematografica che il cinema difficile, giovane, di ricerca, cui si rivolgono proprio i decreti”. Riguardo i ”troppi” film italiani in sala, Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema ricorda che ”in un’ottica di servizio pubblico, è importante per noi anche produrre piccoli film. E’ da lì che escono i nuovi autori”.

Mentre a proposito invece delle difficoltà in sala, tornate nell’ultima stagione, per i film di casa nostra, Paolo Genovese, regista di Perfetti sconosciuti, commenta che ”il pubblico oggi te lo devi meritare. E’ difficile sradicarlo dalla poltrona e toglierlo da un enorme bouquet di proposte tv, piattaforme e purtroppo anche dalla pirateria”. Per anni, ”si è continuato a fare promozioni, sconti, non è stata contrastata in modo efficace la pirateria, dando così la sensazione che il cinema in sala non abbia valore”aggiunge Nicola Giuliano di Indigo (produttore anche di Sorrentino). ”Comunque ”all’estero il cinema italiano ha un’altissima considerazione, solo noi ci spariamo addosso”.

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