mercoledì, 8 luglio 2020

Coraggio di donna

Coraggio di donna

Roma, 2 marzo (Francesca Pierleoni) -“Ho il diritto di lavorare senza farmi mettere le mani addosso. Non hanno ragione loro, ho ragione io”. E’ la convinzione che in Nome di donna di Marco Tullio Giordana, spinge la protagonista Nina (Cristiana Capotondi) a denunciare l’uomo che l’ha molestata sul lavoro, affrontando ritorsioni e minacce. Un tema quantomai attuale, che il regista de I cento passi affronta nel suo ritorno al cinema dopo sei anni: la data di uscita non potrebbe essere più azzeccata, l’8 marzo, in 200 copie, con Videa, anticipata da una serie di anteprime in giro per l’Italia. Nell’ottimo cast anche Valerio Binasco, Adriana Asti, Laura Marinoni, Bebo Storti, Stefano Scandaletti, Anita Kravos e Michela Cescon.

La storia nasce dal soggetto di Cristiana Mainardi (anche coautrice della sceneggiatura con Giordana), ex giornalista diventata sceneggiatrice e produttrice per Lumiere di Lionello Cerri (che coproduce con Rai Cinema). ”Quando Lionello e Cristiana mi hanno proposto questa bella sceneggiatura, non è che il problema delle molestie non esistesse ma non era così sugli scudi come oggi – spiega Giordana -. Mi è piaciuto subito il progetto perché non era un film di una denuncia veemente, di quelli in cui si porta avanti a tutti i costi una causa, ma era incentrato sul personaggio femminile, coraggioso e temerario e soprattutto si raccontava anche ciò che succede alle altre donne della storia. Tutti i personaggi femminili non sono giudicati ma mostrati nella loro fragilità, anche la figlia e la moglie del molestatore”.

L’ispirazione viene da un fatto di cronaca avvenuto negli anni ’90 e dai dati allarmanti delle indagini Istat, come quella del 2015/2016, nella quale si conferma che quasi un milione e mezzo di donne ha subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul luogo di lavoro. ”Ora con la crisi economica, sentivo che le donne su questo tema erano esposte a nuove o antiche fragilità – dice Cristiana Mainardi-. C’era qualcosa che assomigliava a un’emergenza in tema delle molestie sul lavoro, ma era un argomento assolutamente taciuto”. Quella del film ”è una storia chiaramente di fantasia, che nasce dal mio desiderio di dare una chance alla protagonista, di arrivare per lei, che sceglie di denunciare a un esito positivo”.

La vicenda ruota intorno a Nina, mamma single di una bambina, legata a un nuovo compagno (Scandaletti). Dopo un anno di disoccupazione, la giovane donna trova lavoro in provincia di Milano come inserviente in una prestigiosa residenza per anziani ricchi. Un lavoro ben pagato e con molti bonus, compreso l’avere a disposizione una casa. Nina però scopre presto l’altro lato della medaglia: il direttore della clinica, Marco Maria Torri (Binasco), si sente in diritto di molestare e pretendere prestazioni sessuali dalle dipendenti dell’istituto, coperto anche dalla silente complicità del direttore del personale, Don Ferrari (Storti). Nina, però, a differenza elle colleghe, non subisce il ricatto e decide, tra mille difficoltà e ritorsioni, di denunciare il fatto, arrivando al processo.
”La parola omertà è intraducibile nelle altre lingue, è una parola italiana – dice Giordana – credo cadrà, anche in tema di molestie ma serve un ribaltamento culturale che deve toccare tutti. Certo all’inizio è difficile, i primi che danno spallate si fanno male, come abbiamo visto anche qua”. Il regista però ha le idee chiare: ”in tema di molestia e abuso, la manina, il ginocchietto, non fanno parte della deliziosa guerra fra i sessi, ma riguardano un problema di potere, che riguarda tutti. E’ vero che si può dire di no ma quel no costa molto caro. Poi certo, ci sono anche le eccezioni con alcune furbone, ma nella buona sostanza, le donne che hanno subito questo tipo di violenza sono in un numero così grande che si capisce quanto il fenomeno si sia radicato”.

Per Cristiana Capotondi ”il film riporta alla necessità che abbiamo, di fare pulizia nel mondo di lavoro”. Anche se ”penso si debbano ancora segnare i perimetri di abuso, molestia, violenza. E’ qualcosa che si sta compiendo ora. Sono contenta si sia fatta luce sugli effetti collaterali del potere, ed è importante esprimere dei leader che non portino le loro psicosi nel luogo di lavoro”. L’attrice, che si è detta garantista per l’amico Fausto Brizzi e ha firmato il manifesto anti-molestie, è scettica sull’utilità dei processi mediatici: ”La soddisfazione voyeurista di trovare vittime e carnefici si risolve spesso in un nulla di fatto”.

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