giovedì, 14 novembre 2019

Cannes, Almodovar, il cinema è la mia dipendenza

Cannes, Almodovar, il cinema è la mia dipendenza

Cannes, 16 maggio – “Non un’autobiografia, ma un film dove il personaggio principale potrei essere io”. Così Pedro Almodovar descrive Dolor Y Gloria, suo nuovo film in concorso sulla Croisette che ha già conquistato i critici. Un racconto nel quale il regista spagnolo ha il suo attore feticcio, Antonio Banderas, come alter ego per la storia di un cineasta che deve affrontare i suoi fantasmi e un’altra delle muse del cineasta, Penelope Cruz, interpreta la madre del protagonista.

Il film, in arrivo nelle sale italiane il 17 maggio con Warner Bros, racconta una serie di ricongiungimenti di Salvador Mallo (Banderas), un regista cinematografico oramai sul viale del tramonto. Alcuni sono fisici, altri ricordati: la sua infanzia negli anni ‘60 quando emigrò con i suoi genitori a Paterna, un comune situato nella provincia di Valencia, in cerca di fortuna; il primo desiderio; il suo primo amore da adulto nella Madrid degli anni ‘80; il dolore della rottura di questo amore quando era ancora vivo e palpitante; la scrittura come unica terapia per dimenticare l’indimenticabile; la precoce scoperta del cinema ed il senso del vuoto, l’incommensurabile vuoto causato dall’impossibilità di continuare a girare film. Nel recupero del suo passato, Salvador sente l’urgente necessità di narrarlo, e in quel bisogno, trova anche la sua salvezza.

Nel film, spiega Almodovar si esorcizza l’ombra nera della mia vita, il rischio che mi capiti quello che succede al personaggio, che perda l’ispirazione, la creatività o abbia incapacità fisica a dirigere un film. Lo schermo è l’unica compagnia, una vera dipendenza. Nel film alla depressione si rimedia con l’eroina ma è la pellicola la vera dipendenza. E’ il cinema a salvarlo e il cinema ha salvato me nella realtà”.

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