sabato, 23 marzo 2019

Borotalco, 35 anni e non sentirli

Borotalco, 35 anni e non sentirli

Roma, 31 ottobre (Fr. Palm.) – Non li dimostra e li porta bene, 35 anni, Borotalco di Carlo Verdone, film cult per varie generazioni e che oggi sembra persino più giovane, grazie al restauro realizzato da Infinity con Istituto Luce Cinecittà e il CSC.

La nuova versione – presentata alla Festa di Roma e disponibile sulla piattaforma di Mediaset – è stata anche l’occasione per riunire il regista, la protagonista femminile Eleonora Giorgi e gli Stadio, autori della colonna sonora, guardando sia al passato, per un amarcord un po’ nostalgico sui tempi che furono, sia al presente, per gli aspetti ancora attuali della pellicola, uscita nel 1982 e pronta per la sua seconda vita.

“Questo restauro è stato un regalo impagabile – afferma Verdone – È la prova concreta che ho fatto qualcosa che è rimasto nel tempo e questo mi impressiona e mi fa felice. Certo, mi fa sentire anche malinconia per chi non c’è più e quindi dedico la proiezione della Festa a loro, ad Angelo Infanti, Mario Brega e ovviamente a Lucio Dalla, cuore del film”.

Per Verdone, Borotalco è una tappa speciale nel suo percorso: è stato il suo debutto con una storia unica e non più a episodi, come i suoi precedenti lavori. E’ stato, dunque, il primo passo verso quella che poi è diventata una carriera fortuna e amatissima: “Ha rappresentato una svolta – dice – Ed è stato una scommessa, perchè dovevo dimostrare di essere un attore canonico e di saper recitare con un partner. Con Oldoini abbiamo impiegato un anno per trovare il soggetto, mentre la sceneggiatura è stata scritta in fretta, perchè ci piaceva la storia. Cecchi Gori mi ha fatto firmare il contratto e tutto si è definito in una settimana, è stato lui a propormi la Giorgi e ho adattato il ruolo su di lei”. Tanta l’emozione, ma anche la paura, di un salto simile: “Sono partito carico e non dovevo sbagliare – racconta Verdone – Ricordo l’anteprima del film al cinema Corso, a me e Oldoini è scappata tutto il tempo la pipì per la tensione. Mi sono sentito più leggero solo quando ho ascoltato, alla fine della proiezione, delle persone dire che erano morte dalle risate. Allora ho pensato di avercela fatta e così è stato”.

Perchè tutto quel successo? Cosa ha lasciato il segno nel pubblico? Secondo il regista, uno dei meriti va “ai personaggi candidi e amabili, con le loro fragilità e la loro mitomania. Poi ci sono tante battute riuscite, non costruite ma vere, che restano nell’immaginario della gente”.

Questo, forse è anche il motivo per cui il film continua ad essere visto e apprezzato, anche dai ragazzi di oggi. Ma i protagonisti Nadia e Sergio, nel 2017, come sarebbero? “Sicuramente due giovani meno disincantati – risponde Verdone -Gli anni ’80 erano pieni di sogni ed erano il surrogato della felicità degli anni ’70. All’epoca c’era più leggerezza, adesso ci sono molti più problemi e la società è profondamente cambiata. E c’era anche una certa morale, che sembra persa”. La Giorgi, però, ha visione più positiva: “Io credo che quei ragazzi esistano anche oggi – dichiara – Non a caso, i giovani si immedesimano ancora in loro, per l’insicurezza e tutti gli aspetti che si rinnovano nel tempo. Ma è vero che c’era più leggerezza e Carlo, quando mi parlò del film, mi disse ‘è come una nuvola di borotalco’, ecco perchè quel titolo”.

Forte è il legame dell’attrice con il film e con Nadia: “Grazie a lei ho vinto il David di Donatello e il Nastro d’Argento, sarò sempre grata a Carlo per avermi scelta. Carlo è uno dei pochi che ha dato costrutto ai personaggi femminili, io come riferimento avevo Monica Vitti e Mariangela Melato”.

Il restauro si vedrà sulla piattaforma di Infinity – il primo servizio di video streaming on demand italiano – e la modalità di fruizione del prodotto cinematografico è senz’altro una realtà calata nella contemporaneità: “Oggi non si sa bene chi è il nostro pubblico e purtroppo quello della sala è diminuito, molti scaricano film dalla rete o li aspettano in televisione – si rammarica Verdone – La sala per me resta l’unico centro di aggregazione ed è un peccato fare a meno di luoghi come cinema e teatri, adesso persino ai concerti si va e invece di guardare il palco si pensa a fare i selfie, come ho visto da Vasco. Abbiamo perso l’orientamento, ma noi registi dobbiamo fare progetti di alto livello e alzare il tiro perché verranno comunque visti”.

E in futuro, Verdone può aprirsi alle serie tv, a proposito di cose a passo coi tempi? “Magari sì, ci sto pensando e anche De Laurentiis lo sta considerando – svela – Non vedo perchè non lanciarsi, basta ovviamente farle bene”.

 

 

 

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