domenica, 16 giugno 2019

Bisio presidente e l’Italia arrabbiata

Bisio presidente e l’Italia arrabbiata
Photo Credit To Pietro Coccia

Roma, 21 marzo (Fr. Pierl) – A sei anni da Benvenuto Presidente!, otto milioni e mezzo di euro al botteghino, dove Claudio Bisio, nei panni di un uomo qualunque ma onesto (si chiama anche Giuseppe Garibaldi), arrivava, per caso, a diventare Presidente della Repubblica, arriva il sequel Bentornato presidente, commedia satirica dei talentuosi Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi, in sala dal 28 marzo in 500 copie con Vision Distribution. E i bersagli sono aggiornati al millimetro: da Salvini a Di Maio, dal premier Conte a Renzi, dall’opposizione sempre in lite alla vecchia politica, senza dimenticare noi italiani, che per ottenere il cambiamento non siamo disposti nemmeno al dovere basico, di pagare le tasse.
Nella storia, dopo anni di buen retiro fra le amate montagne, accetta, per riconquistare la compagna Janis (Sarah Felberbaum), di fare da Presidente del Consiglio ‘di facciata’ per il governo di Teodoro Guerriero (Pietro Calabresi/simil-Salvini) leader di Precedenza Italia, tutto felpe e rabbia a comando, e Danilo Stella (Guglielmo Poggi/simil-Di Maio), leader con una faccia da bravo ragazzo del Movimento Candidi. “E’ un film rivolto a quelli che si sono un po’ stufati di questo odio reciproco che si respira nel Paese, alimentato dai social e a volte anche dai media – spiega Bisio -. Qualcuno dirà che è un film buonista, io invece lo vedo come un inno anticattivista”.
Giuseppe, detto Peppino, Garibaldi resiste poco come premier teleguidato e, per dimostrare a Janis, da cui ha avuto una figlia, Guevara, di essere ancora un uomo di principi, si mette in gioco, con l’aiuto del fin troppo abile Ivan (Pietro Sermonti), un suo piano di riforme. E l’opposizione intanto? E’ chiusa in una perenne e litigiosa assemblea, con un rassegnato Vincenzo Maceria/simil Renzi (Marco Ripoldi) che alle consultazioni con un pacato ma molto lucido presidente della Repubblica (Antonio Petrocelli) dice di non volersi alleare con nessuno, “perché – spiega – sono troppo intelligente”.

“Peppino all’inizio del film delle politica non ne può più ed è anche un po’ egoista, non ascolta la compagna che però reagisce. In questo senso è anche un film di riscatto femminile”. Conferma Sarah Felberbaum, che riprende il ruolo incarnato nel primo film da Kasia Smutniak: “Janis dopo essersi messa da parte per lui capisce che è arrivato il momento di far capire a Peppino che vuole essere ascoltata, che si può far tutto, amare la propria famiglia e seguire i propri obiettivi. E un bell’esempio di donna”. Da anni “lavoravamo all’idea di un sequel – prosegue Bisio -. Inizialmente avevamo pensato a un seguito ipotetico ambientato in Europa, ma far ridere su cose che non si conoscono non è facile. Poi un anno fa quando abbiamo visto che non si trovava un Presidente del consiglio, abbiamo pensato di costruire su questo la storia… in pratica è un instant movie”. Come pensa reagiranno i politici veri? Le reazioni del mondo politico non mi interessano, mi interessano quelle della gente. Con Benvenuto Presidente eravamo riusciti a fare contenti un po’ tutti qui, anche i Cinquestelle, qui rischiamo di scontentare un po’ tutti. A me però fra tanti numeri la percentuale che colpisce è il 40% di astenuti alle elezioni. E’ ora di iniziare a rivolgersi a quelle persone”. La realtà “continua a superarci – commenta Poggi -. Io interpreto un rappresentante di Una generazione che non sa niente e ha il sorriso in faccia”. In questo momento storico volevamo fare della sana satira su quello che ci circonda – chiosa Nicola Giuliano, coproduttore con Francesca Cima e Carlotta Calori, e coautore del soggetto con Fabio Bonifacci, che firma anche la sceneggiatura -. In questa particolare era in cui si deve per forza stare da una parte o l’altra della barricata, il senso che ci siamo dati è ‘guardiamo quello che c’er, ridiamo di tutto e di tutti e guardiamoci allo specchio”.

Perché i politici dovrebbero arrabbiarsi? – chiede sorridendo Calabresi – Gli abbiamo fatto un merchandising straordinario, abbiamo cercato di dargli un’umanità che non so se gli appartiene. Il mio Teodoro Guerriero è un uomo con un gran cuore, ma quando vede una telecamera diventa un altro. Il filtro social sembra essere diventato lo stesso filtro della politica. Noi mazzoliamo un po’ tutti, destra, sinistra, vecchia politica, opposizione… forse l’unico che si salva è il protagonista che è molto naif e persegue un obiettivo per amore”.

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