lunedì, 5 dicembre 2016

Bellocchio, tra sogni e madri

Bellocchio, tra sogni e madri

Roma, 7 novembre (Fr. Pierl) – A Massimo Gramellini ”i film che assomigliano molto ai libri da cui sono tratti, non piacciono mai. Sapevo che invece un grande autore come Bellocchio avrebbe dato una sua reinterpretazione. Il protagonista qui si chiama Massimo ma potrebbe chiamarsi Marco. Dopo qualche minuto, alla proiezione, ho dimenticato che il film parlasse di me. La storia m’ha preso come se riguardasse Marco e attraverso lui, tutti noi”. Così il giornalista, in collegamento da Torino, racconta le emozioni provate guardando per la prima volta Fai bei sogni, trasposizione firmata da Marco Bellocchio dall’omonimo libro autobiografico, bestseller da un milione e 300 mila copie, pubblicato nel 2012 da Gramellini, nel quale l’autore ripercorre la perdita della madre da bambino, e il suo percorso prima di rifiuto, ”poi di superamento di quel lutto” dice il giornalista.

Fai bei sogni, che ha debuttato alla Quinzaine des réalisateurs dell’ultimo Festival di Cannes, arriverà in sala il 10 novembre in almeno 250 copie con 01. Protagonista Valerio Mastandrea, con, fra gli altri, Bérénice Bejo, Miriam Leone, Guido Caprino, Nicolò Cabras, Dario Dal Pero, Roberto Herlitzka, Barbara Ronchi, Piergiorgio Bellocchio. ”E’ già stato venduto in 30 Paesi in tutto il mondo” sottolinea il produttore Beppe Caschetto e ”sarà il film di Natale in Francia. Sono contento un’opera di Bellocchio possa farsi guardare da un grande pubblico” dice.

”Ho passato la mia infanzia attraverso vari funerali – spiega sorridendo il regista – ma la storia di Fai bei sogni parte da un rapporto non patologico non nevrotico ma forte e intenso, tra una madre e suo figlio. Io questo amore non l’ho mai conosciuto. Nel libro mi sono immedesimato nella storia e ho cercato di ricrearlo. Un altro elemento che mi ha colpito è la ribellione del bambino alla morte della mamma, e trovare un fantasma che l’accompagni in quel percorso, è il trucco per riuscire a sopportare l’insopportabile”.

Nel film Massimo bambino a nove anni è Nicolò Cabras, letteralmente innamorato della mamma giovane e vitale nonostante la paura di una malattia che la divora (Ronchi). Il suo lutto diventerà ribellione, poi depressione e cupezza. Massimo adulto, nei suoi amori, e nel suo lavoro da giornalista, anche attraverso un passaggio segnato da drammatici attacchi di panico, supererà il lutto della sua vita solo grazie ad un giovane medico francese (Bejo) che segnerà per sempre una svolta positiva nella sua vita.

”Pensavo l’altro giorno che ‘Famiglie vi odio’ potrebbe essere il titolo di un mio prossimo film – scherza Bellocchio -. Nel mio lavoro mi rendo conto che c’è una via delle madri, tante madri che ritornano, come nucleo principale della nostra vita, e che spesso nei miei film sono legate a omicidi e suicidi. Qui invece c’è un rapporto felicissimo ma drammaticamente interrotto di un figlio”.

Gramellini non ha voluto partecipare alla sceneggiatura, scritta dal regista con il premio Strega Edoardo Albinati e Valia Santella: ”Avevo dato tutto quello che potevo già con il libro. Anche andare un solo giorno sul set, mi ha segnato”. IL giornalista definisce tutti gli attori ”straordinari”, e racconta il primo incontro con l’interprete della madre, Barbara Ronchi: ”Lei le ha dato un’anima meravigliosa, vederci è stato uno dei momenti più emozionanti della mia vita”. L’unico dramma, aggiunge sorridendo Gramellini, ”è che Marco abbia affidato la parte di me piccolo a un bambino juventino… scherzo, sia Nicolò che Dario, che mi interpreta da adolescente, sono straordinari”. Conferma Barbara Ronchi: ”Tutte le scene che ho fatto nel film le ho costruite insieme a Niccolo. Tanto di quello che io faccio è legato a come lui mi guarda nel film”.

Per Valerio Mastandrea ”la chiamata di Marco è arrivata improvvisa. Il tema che voleva affrontare era talmente interessante dal punto di vista attoriale e personale che dava tantissime garanzie. Mi sono reso conto che avremmo affrontato cose che mi faceva bene affrontare. Ho passato anni a dire che come attore il rapporto con il ruolo finiva appena uscivo dal set, ma mi sono arreso al fatto che il nostro lavoro ci permette di stare in contatto con quello che sei stato, sei e sarai. Nel girare ci siamo divertiti ma abbiamo fatto anche molto sul serio”.

Berenice Bejo definisce l’esperienza con il regista italiano, ”incredibile. Molto corta ma anche molto forte. Mi sono trovata sul set con un gran signore di un’energia debordante, più di tutti noi messi insieme. Era il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene, si sentiva tutta la sua voglia di raccontare la storia bene. Non pensavo di incontrare un uomo di questa età cosi entusiasta per il proprio lavoro. Mi ha dato molta forza e e mi ha dotato di un’energia e buonumore enormi. Sarei una donna felice se arrivassi anch’io quando avrò 70 anni ad avere tutta quella energia”.

L’entusiasmo è condiviso dagli altri interpreti: ”Di giorno a Torino giravo Non uccidere, di notte Fai bei sogni, l’energia per riuscirci me la dava Marco” spiega Miriam Leone e Roberto Herlitzka, aggiunge: ”Quando c’è Marco sul set le cose facilmente diventano arte”. Caprino, che presta il volto al padre del protagonista spiega che ”nel raccontare quest’uomo intenso, sentivo due volte la responsabilità. Perché è realmente esistito ma anche del reinterpretarlo in base a Marco”. Infine per Piergiorgio Bellocchio ”l’esperienza con Marco ti porta sempre più avanti del punto da cui sei partito. E’ una scuola lavorare con lui, mi sento privilegiato”.

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