domenica, 27 settembre 2020

Autismo e cucina nella ricetta di Quanto basta

Autismo e cucina nella ricetta di Quanto basta

Roma, 29 marzo (Francesca Pierleoni) – “Il mondo ha molto più bisogno di uno spaghetto al pomodoro perfetto che di un branzino al cioccolato”: è il credo dell’ex stella nascente della cucina italiana, Arturo (Vinicio Marchioni), caduto in disgrazia per il cattivo carattere, con tanto di rissa e arresto. Un trionfo di egocentrismo che si ridimensiona quando lo chef incontra Guido (uno strepitoso Luigi Fedele) giovane prodigio dei fornelli, affetto dalla Sindrome di Asperger (lieve forma di autismo) nella dramedy, coprodotta con il Brasile, Quanto basta di Francesco Falaschi, in arrivo il 5 aprile con Notorious, con un’anteprima il 2 aprile come film d’apertura di Cinemautismo.

“E’ il tipo di film che voglio vedere al cinema – spiega Falaschi – Nasce dall’idea di un cuoco poco sereno che come contrappasso deve insegnare la sua arte ai ragazzi. Documentandoci abbiamo conosciuto realtà come la Trattoria degli amici e Autismo in cucina di Prato, e il gruppo Not Equal, dove materializzavano davanti a noi il rapporto tra un eurotipico e un eurodiverso. Ci affascinava la neurocondizione dell’Asperger, che non è abbastanza eclatante da essere sostenuta ne’ abbastanza lieve da non dare fatica di vivere ai ragazzi che ne soffrono”.

La nuova chance di Arturo, arriva quando viene inviato ai servizi sociali, da scontare tenendo un corso di cucina in un centro per ragazzi autistici. I modi bruschi di Arturo, chef appassionato dei piatti classici e allergico alle rivisitazioni ardite, si scontrano con l’empatia della psicologa Anna (Solarino) e la volontà di ferro di uno dei giovani studenti, Guido (Fedele), malato di Sindrome di Asperger, cresciuto con i nonni, dotato di un palato assoluto e un grande talento per la cucina, tanto che viene ammesso al contest regionale Toscana Young Chef. Toccherà a Arturo accompagnare come tutor il giovane concorrente, con cui si sviluppa un rapporto sempre più forte.

”C’era il rischio di fare solo una commedia sulla cucina, ma non ci interessava -aggiunge il regista – è un argomento enormemente sfruttato. Noi la utilizziamo come campo di gioco. Ci è venuto venuto naturale perché avevamo visto agire ragazzi con Asperger nei ristoranti, era un campo di formazione abitualmente utilizzato, una specie di simulatore di volo nei rapporti umani,”.

Grande rivelazione del film è Luigi Fedele, già protagonista di Piuma di Roan Johnson, capace di offrire una performance tanto intensa quanto veritiera: “Per Quanto basta ho fatto un’esperienza di studio piuttosto profonda. Ho iniziato a preparare il personaggio partendo dall’esterno, osservando la prosodia, il tipo di linguaggio, l’interazione con il proprio corpo. In una seconda fase c’è stato il salto di qualità del personaggio, quando sono entrato in contatto con diversi ragazzi Asperger, che ringrazio tantissimo. HO cercato di capire come fosse il loro universo, dietro un gesto, una parola, un silenzio. E’ stata l’esperienza più toccante che ho fatto dal punto di vista professionale ma anche umano”. Marchioni ha trovato la sceneggiatura “piena di grazia, una qualità che non si trova quasi mai. Mi interessava moltissimo interpretare uno chef con grande passato arrivato a un punto morto, che iniziasse la frequentazione con questo gruppo in maniera più cinica e disillusa possibile. Mi piaceva che non ci fosse nessun pietismo buonismo o falsi pudori. Il mio è un personaggio che all’inizio sembra il più figo ma in realtà è quello che ha più bisogno d’aiuto per riprendere la propria vita”.

L’attore tesse anche le lodi del giovane collega: “Luigi Fedele è un fenomeno, non è normale avere 20 anni e trovare una misura che ti strappa il cuore dalla prima scena all’ultima. Avevamo già lavorato insieme, faceva me ragazzino in Cavalli. E’ un grandissimo talento, gli auguro il meglio”. Per Marchesi (che anche nella vita non è un grande appassionato di talent, “mi hanno persino invitato a partecipare a Celebrity Masterchef”) Quanto basta “ è un film nostress. In un periodo in cui qualsiasi cosa dai social alla tv è fatta per mettere stress, Guido mostra con un mood più lento, di cui c’è tanto bisogno”. D’accordo Valeria Solarino: “E un film che ho amato moltissimo da prima lettura della sceneggiatura – spiega -. Mi ha colpito il rapporto tra due persone così diverse, Arturo e Guido. La bellezza del mio personaggio è aver intuito il punto di contatto fra queste umanità così differenti. Un percorso che ha aiutato non solo il percorso di Guido ma anche quello di Arturo. Nella storia ci sono grande delicatezza e poesia. Anche nel ridere di certe dinamiche”.

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