martedì, 20 ottobre 2020

Amelio, “il nome Craxi fa paura”. In sala Hammamet con Favino

Amelio, “il nome Craxi fa paura”. In sala Hammamet con Favino

Roma, 8 gennaio (Fr. Pierl) – Una performance talmente intensa e totalizzante da diventare ipnotica. E’ quella che offre Pierfrancesco Favino nei panni di Bettino Craxi (anche se il nome dell’ex leader del Psi, scomparso nel 2000, non viene mai fatto) in Hammamet, il film di Gianni Amelio, in sala dal 9 novembre in 450 sale con 01 Distribution. Il racconto proietta negli ultimi mesi di vita dell’ex presidente del Consiglio, che dopo essere stato investito dalle indagini di Mani Pulite, si rifugiò nella casa di Hammamet in Tunisia, dove le sue condizioni di salute continuarono a peggiorare (era affetto da diabete, cardiopatia e alla fine anche da un tumore al rene) fino a portarlo alla morte.

”Ho pensato che fosse il caso di fare, a 20 anni dalla morte, una riflessione su un uomo politico discusso, discutibile, amato, odiato, ma che non era da coprire con un silenzio assordante come succede da due decenni a questa parte. Il nome Craxi fa paura”. Il percorso di Amelio è quello di un ritratto del politico quasi allo specchio, centrato principalmente sul suo rapporto con la figlia Anita (Livia Rossi), che continua a proteggerlo e difenderlo, ma anche con persone del suo passato: dal figlio di un ex compagno di partito morto suicida, a una sua amante che non lo ha venduto ai giudici o alla stampa (Claudia Gerini), a un politico democristiano di lungo corso (Renato Carpentieri) che non comprende l’ostinazione di Craxi a non voler tornare in Italia.

La sceneggiatura è stata scritta dal regista con Alberto Tarallo: “Ho una grande simpatia per Anna Craxi (la vedova del politico, interpretata nel film da Silvia Cohen). E’ la prima persona della famiglia che ho incontrato – dice Amelio -. E’ rimasta sempre un po’ in disparte, credo anche per difesa. La cosa sorprendente è che invece di parlare di politica e di suo marito, abbiamo parlato di cinema, a lei piacciono molto i western. In un secondo momento ho conosciuto Stefania Craxi e molto dopo anche Bobo. Non ho avuto invadenze di nessun genere dai famigliari. Forse mi ha aiutato il fatto di essere neutrale”. Il regista ricorda di non aver “mai fatto un film politico, anche se Hammamet è quello che ci si avvicina di più, perché quello che mi interessa è la caduta di un uomo di potere. Pensavo, rispetto a questa storia, a un re con lo scettro per terra, come Re Lear e a una donna, la figlia che non lo abbandona, anche se gli fa notare i suoi errori. In Anita ho messo Cordelia”.

Favino che aveva già offerto l’anno scorso una prova di grande intensità nei panni di Tommaso Buscetta per Il Traditore di Marco Bellocchio, soiega che “Craxi aveva un’enorme consapevolezza di come appariva e di come usava la voce. Sarebbe stato molto distraente non avvicinarsi a quella memoria. Dietro questo però c’è altro – racconta l’attore -. La mia non è un’imitazione. Mi sono preparato come faccio sempre basandomi sul materiale e qui ce n’era molto. Mi interessava capire cosa stesse accadendo in quei giorni all’uomo Bettino Craxi”.

Favino ha ammirato “la libertà che ci ha concesso la famiglia Craxi” spiega. Si racconta “il momento di tramonto, di perdita vissuto da Craxi – aggiunge l’attore- . Secondo me questo film ha una qualità abbastanza rara, che è la pietas. Vedendo la vicenda di quest’uomo rifletto su di me e mai avrei pensato di farlo nel ritratto di una persona così controversa e così distante”.

Parlando del rapporto fra cinema e politica, alla fine Amelio regala anche una battuta: “Io ho fatto la versione seria di Tolo Tolo molti decenni fa con Lamerica . dice il regista sorridendo – Non ho ancora visto il film di Zalone, ci andrò, sono molto incuriosito”

Leggi anche