giovedì, 19 settembre 2019

Addio a Franco Zeffirelli

Addio a Franco Zeffirelli

Roma, 15 giugno – , E morto oggi nella sua casa di Roma, sull’Appia Antica, Franco Zeffirelli, regista a tutto tondo fra teatro, opera, cinema e televisione.

Lunedì mattina nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio sarà allestita la camera ardente per il Maestro. E’ stato assistito fino all’ultimo dai figli adottivi Pippo e Luciano. Circa una settimana fa, aveva ricevuto l’estrema unzione.

Nato a Firenze il 12 febbraio del 1923, era figlio illegittimo di Ottorino Corsi, commerciante di stoffe, e di Alaide Garosi Cipriani. Il cognome Zeffirelli – scelto dalla madre – viene da un’aria dell’Idomeneo di Mozart da lei molto amata. Giorgio La Pira fu suo istitutore ai tempi del collegio nel convento di San Marco a Firenze, e dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti a Firenze, esordì come scenografo nel secondo dopoguerra, curando una messa in scena di Troilo e Cressida diretta da Luchino Visconti, con cui inizia un rapporto ricco di stimoli ma tempestoso. Nel 1953 cura bozzetti e figurini per l’Italiana in Algeri per la regia di Corrado Pavolini al Teatro alla Scala di Milano. Negli anni cinquanta esordì come regista sia in teatro sia al cinema.

Alla Scala nel 1954 cura la regia di La Cenerentola e di L’elisir d’amore, nel 1955 Il Turco in Italia portata anche in trasferta nel 1957 al King’s Theatre di Edimburgo, nel 1957 La Cecchina, ossia La buona figliuola, nel 1958 Mignon e nel 1959 Don Pasquale, al Teatro Verdi di Trieste nel 1958 Manon Lescaut e al Royal Opera House, Covent Garden di Londra nel 1959 Lucia di Lammermoor portata anche in trasferta al King’s Theatre di Edimburgo nel 1961, Cavalleria rusticana e Pagliacci.

Debutta dietro la cinepresa già nel ’57 (con ‘Camping’) dopo un tirocinio che lo aveva affiancato a Francesco Rosi sul set di ‘Senso’ (1954). Nel 1966, realizza uno straordinario documentario sull’alluvione di Firenze con la voce narrante di Richard Burton e poi arrivano per lui due successi planetari come ‘La bisbetica domata’ (che nel ’67 riuni’ Richard Burton e Liz Taylor) e ‘Romeo e Giulietta’ (1968). Nel 1977 viene trasmesso dalla Rai il suo kolossal tv Gesù di Nazareth (con Robert Powell nei panni di Cristo), poi diffuso anche nelle sale, girato in Marocco, con puntate a Cinecittà: nel mondo è visto visto da più di due miliardi di persone nel mondo.

Fra gli altri film l’Amleto con Mel Gibson; il suo film più autobiografico, Un thè con Mussolini, che mette in in scena l’infanzia del regista; Jane Eyre, rilettura del romanzo di Charlotte Bronte; l’omaggio di Callas Forever per la grande soprano. Anglofilo e primo italiano a ottenere il Cavalierato britannico, è uno dei registi italiani più conosciuti al mondo. In carriera fra gli altri, è stato nominato per due Oscar: come scenografo, insieme a Gianni Quaranta per La traviata e come regista per Romeo e Giulietta; ha ricevuto cinque David e tre Nastri d’argento. Il rapporto con la critica italiana però non è mai stato facile, secondo il regista, a causa delle sue idee politiche di destra.

A chi gli chiedeva cosa lo motivasse a ideare sempre nuovi progetti (Tra gli ultimi il sogno di raccontare l’Inferno di dante e la dinastia dei Medici) rispondeva: “L’attesa, la speranza è ciò che ti motiva a continuare. E’ come un miracolo. Una mano superiore mi ha aiutato in così tanti momenti della mia vita”.

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