sabato, 15 dicembre 2018

Addio a Ennio Fantastichini

Addio a Ennio Fantastichini

Roma, 1 dicembre – É morto a Napoli  Ennio Fantaschini, dopo due settimane nel Reparto di Rianimazione del Policlinico della Federico per le complicanze di una leucemia acuta promielocitica.

Grande attore, che ha alternato teatro (aveva recentemente portato in tournée il Re Lear) cinema, con circa 50 film e tv (una quindicina di lavori), Fantastichini, vincitore fra gli altri di un David di Donatello (su cinque candidature) Per Mine vaganti e due Nastri d’argento (su sei candidature) per Porte aperte e Mine Vaganti, era nato il 20 febbraio 1955 a Gallese (Viterbo). Figlio di un maresciallo dei carabinieri, si era trasferito a Roma ventenne per iscriversi all’Accademia d’Arte Drammatica. Sul grande schermo debutta nel 1982 con Fuori dal giorno di Paolo Bologna, e nel 1985 è a fianco di Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni in I soliti ignoti vent’anni dopo di Amanzio Todini.

Nel 1989 arriva il film che ha sempre considerato caposaldo del suo percorso, Porte aperte di Gianni Amelio (che l’aveva già diretto in I ragazzi di Via Panisperna), per cui vince anche l’European Film Award come miglior attore: “E’ stato il film più importante della mia vita; lo è ancora – aveva spiegato in un’intervista a La voce dell’Isola -. Io ho deciso di fare l’attore dopo aver visto “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. Per cui per me fare un film con Gian Maria Volonté è stato come volare”. E il legame con Volonté si rafforza quando nel 2005 interpreta l’anarchico Vanzetti nella fiction tv di Fabrizio Costa nel 2005.

Volto di personaggi che spesso uniscono all’imponente presenza fisica una fragilità interiore, in carriera lo dirigono fra gli altri Giuseppe Bertolucci (I cammelli), paolo virzì (Ferie d’agosto) Sergio Rubini (La stazione, La bionda), Peter Greenaway (Ripopolare la Reggia), Carlo Saura (Io, Don Giovanni) Gianfranco Cabiddu (La stoffa dei sogni, i fratelli Manetti (L’arrivo di Wang), Laura Morante (Ciliegine), Maria Sole Tognazzi (Io e lei) e Ferzan Ozpetek, che gli cuce addosso due padri, uno reale e uno ideale, in Mine Vaganti e Saturno contro.

“Sono un timido e odio il tappeto rosso – ha detto a febbraio in un’intervista con La Stampa -. Per me il mestiere d’attore è solitario, interiore. Non appartengo alla categoria di quelli che dicono: mi diverto e mi pagano pure. Quando ho interpretato Falcone, sono arrivato a Palermo e ho portato dei fiori sulla sua tomba. Gli ho chiesto di aiutarmi a raccontare la sua storia. Con gli anni questa sensazione si fa minacciosa: da giovane hai il diritto di sbagliare. Oggi sento la responsabilità”.

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