domenica, 29 marzo 2020

Zalone, Tolo Tolo, una favola sui migranti oltre la realtà

Zalone, Tolo Tolo, una favola sui migranti oltre la realtà

Roma, 27 dicembre – (Fr. Pierl) E’ una polemica che sa tanto anche di brillante mossa pubblicitaria, quella montata nei giorni scorsi sul trailer (accompagnato dale note di ‘Immigrato’ uno dei tre nuovi brani satirici scritti ad hoc per il film), di Tolo Tolo, la nuova commedia del dominatore assoluto al botteghino italiano degli ultimi anni Luca Medici, meglio conosciuto come Checco Zalone, mattatore e per la prima volta, anche regista. Lo dimostra il film stesso che invaderà i cinema italiani, il primo gennaio, uscendo in ben 1250 sale con Medusa. Una “favola sui migranti oltre la realtà” l’ha definita Zalone, che tenta di unire spunti politicamente scorretti, umanità, humour, sogno, citazioni a iosa, piccole fughe nell’animazione e nel musical, e naturalmente abbondanti richiami all’attualità.

Come protagonista torna una delle maschere preferite di Zalone, Checco, l’italiano allergico alle tasse e alla legalità, che dopo il fallimento nel suo ristorante giapponese in Puglia, si dilegua e si ricicla come cameriere in un villaggio vacanze in Africa, per sfuggire ai debiti, alle due ex mogli, e ai parenti inviperiti che gli avevano prestato soldi. Scontri a fuoco, incontri inaspettati, come quello con l’affascinante Idjaba (Manda Touré) insieme al piccolo Doudou (Nassor Said Birya), e la necessità, di nuovo di scappare, portano Checco a tentare la strada del migrante (la sua meta è il Lichtenstein), insieme a tanti africani. Un’odissea piena di imprevisti fra prigioni libiche, barconi e blocchi agli sbarchi. Nel cast fra gli altri, anche una star del teatro francese come Alexis Michalik, Barbara Bouchet, Souleymane Sylla e Antonella Attili, con i cameo di Nichi Vendola e Nicola Di Bari.

A differenza di molti suoi modelli (“amo registi come Dino Risi e attori come Alberto Sordi, cerco di seguire le loro orme” dice Medici), l’autore, musicista e attore non prende la strada di una comicità realmente ‘cattiva’ (e efficace) ma si ferma a qualche colpo provocatorio, come qualche repentino tono mussoliniano del protagonista e non solo (“trovavo divertente rappresentare così l’intolleranza che viene fuori nei momenti di difficoltà”) o sintetizzare certe fulminee ascese politiche dei giorni nostri nell’incolore Gramegna (Gianni D’Addario), che da disoccupato, passando, fra gli altri, per impiegato pubblico, questore, ministro, finisce per diventare presidente del Consiglio: “Gli ho dato la carriera di Maio, è vestito come Conte e ha il linguaggio di Salvini, ho creato un mostro dei nostri tempi” spiega Zalone, che si smarca dall’idea che il film possa essere antisalviniano: “E’ una cosa che deve dire lui – spiega – Salvini non c’è proprio nel film”. Per Zalone il leader della Lega “è espressione della gente. Non mi pongo il problema di cosa penserà”. Tolo Tolo “va al di là di Salvini – aggiunge il produttore Pietro Valsecchi -. non si parla di persone che cercano futuro migliore, ma che cercano un futuro”. Proprio il leader della Lega dopo le polemiche sul trailer del film aveva detto, con una battuta, che avrebbe voluto Zalone come senatore a vita: “Chiacchiere, finché non vedo le carte, quando chiama Mattarella rispondo” commenta Medici, che fra i primi spettatori di Tolo Tolo amerebbe avere proprio il presidente della Repubblica “e il Papa”.

La commedia, costata intorno ai 20 milioni di euro e girata girata tra Italia, Kenya, Marocco e Malta, in ben 20 settimane (“ce ne sono successe di tutti i colori, ha anche piovuto nel deserto” racconta il comico) è nata da un’idea di Paolo Virzì, coautore del soggetto e della sceneggiatura con Zalone. Il cineasta toscano avrebbe anche dirigere Tolo Tolo, ma Zalone ha deciso alla fine di farlo in prima persona. Quanto ha sentito la pressione dei precedenti incassi dei suoi film? “Da uno a dieci… dieci, inutile fare gli ipocriti, bisogna fare i soldi, questo qua – dice con la consueta ironia, indicando Valsecchi – ha speso”. La parola ora passa al pubblico, che aveva reso la precedente commedia di Zalone, Quo vado (2016), il film italiano più visto di sempre, con oltre 65 milioni e mezzo di incassi.

Leggi anche